Cuore di tenebra di Joseph Conrad, che io ho letto su un'edizione ereditata (non saprei dire se da mio padre, da mio nonno o forse da mia nonna che era professoressa di lingue) BUR con testo originale a fronte (pagine totali 270) mi ha lasciata con la sensazione di essere divisa a metà.
Il romanzo parte molto lentamente, per introdurre il lettore (e gli amici che ascoltano il racconto di Marlow) al Congo, al suo mondo da scoprire, tenebroso, incerto e all'atmosfera, alla tensione del luogo. Il marinaio Marlow, narratore e forse persino alter ego dell'autore, sente la necessità di avventurarsi lungo il fiume Congo e quello che trova nella colonia sono giochi di potere e una leggenda.
Devo essere sincera, la prima parte, quasi i due terzi del libro, mi sono un po' annoiata. Avvertivo la stanchezza e mi domandavo cosa non riuscivo a cogliere, dove stava lo speciale di quest'opera. Poi, piano piano, ho cominciato a capire cosa rendeva grande questo romanzo, rendendolo un punto di riferimento della letteratura, arrivando a ispirare a Francis Ford Coppola Apocalypse Now.
Con grande maestria, Conrad inizia a introdurre il personaggio chiave del romanzo, la figura di Kurtz. Prima evocato, poi "chiacchierato" dagli altri personaggi, nella prima parte del romanzo; poi "atteso" durante il viaggio lungo il fiume, nella seconda parte, Kurtz assurge a entità misteriosa, ingigantito dalla fama che lo precede, dall'ombra che si allunga e anche dall'impazienza, dal desiderio di Marlow di conoscere l'uomo di cui tutti parlano e da cui si sente magneticamente attratto. Il lavoro, l'ingegno, la spregiudicatezza di Kurtz sono vagheggiati, sussurrati, ma lo incontreremo solo alla fine, arrivando a bramarne la visione e la parola (tanto noi, quanto Marlow). La scena in cui compare e i personaggi che ne accompagnano l'ingresso nel romanzo sono altrettanto pazzeschi.
Paradossalmente sono pochi i momenti e poche le parole che scambieranno i due personaggi principali. La conoscenza di Kurtz avviene principalmente di riflesso, attraverso gli altri personaggi e ciascuno ne restituirà solo una parte, nessuno essendo in grado di restituirne la complessità, di rifletterne la figura intera. Nessuno è capace di cogliere mai l'interezza di un altra anima e (pirandellianamente) noi non siamo noi; noi siamo ciò che gli altri percepiscono di noi.
L'immagine che di Kurtz hanno gli uomini che lo conoscono in Congo è infatti totalmente diversa dal Kurtz uomo con cui ci confronteremo alla fine del romanzo, tramite la conoscenza della sua fidanzata. C'è chi lo ammira, chi lo discute, chi lo critica, chi lo invidia, ma non è un solo Kurtz. Tutti parlano di lui, alcuni pensano di conoscerlo, pur avendo in mente una diversa versione di lui, pochi lo amano.
Il personaggio, folle, affascinante, complesso è l'ossessione di tutti gli altri e al tempo stesso è ossessionato, fino a consumarsi del tutto, da quel cuore tenebroso, da quell'anima nera che non è solo la terra. E neri diventano anche il cuore e la morale di tutti coloro che si affacciano sull'abisso sconosciuto che Conrad descrive in questo romanzo.
Nonostante questo, però, non posso dire che il libro mi sia davvero piaciuto. Ho avuto anche la sensazione di averlo letto nel momento sbagliato, senza riuscire ad accordarmi del tutto con il suo ritmo e con il suo modo di raccontare. Sono però rimasta colpita da come Conrad costruisce lentamente l'attesa, la tensione attorno a un personaggio che per gran parte della storia non vediamo, ma che di fatto alimenta la storia, anzi, la regge completamente sulle spalle (o per meglio dire) sulla propria ombra.
Giudizio: ne percepisco la grandezza, ma non posso dire che mi sia davvero piaciuto, non me lo sono goduto come romanzo, come storia. Kurtz, però, è un gigante.
