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giovedì 10 luglio 2025

Scoprire la fisica con Carlo Rovelli

 Carlo Rovelli è un fisico teorico che si occupa anche di divulgazione: far comprendere la fisica a chi non è del settore, probabilmente, è una delle cose più complesse che possano esistere, una sfida. Lui ci ha provato.


Nel 2014 esce per Adelphi (85 pagine) Sette brevi lezioni di fisica, ampliamento di alcuni articoli che il fisico aveva proposto come articoli per Il sole 24 ore. Ognuno di questi è dedicato a uno dei grandi temi affrontati dalla fisica nel Novecento: dalla struttura del cosmo e la sua origine a quali sono le particelle che compongono il tutto, per arrivare ai buchi neri e alla natura del tempo e del calore, ma, innanzitutto, la teoria della relatività di Einstein e la teoria dei quanti. Queste ultime due teorie hanno rivoluzionato la concezione della fisica classica e spiegato e predetto in modo nuovo il mondo. Una delle cose più interessanti in assoluto nel mondo della fisica è il dibattito fra queste due tesi, entrambe assolutamente verificabili, che concepiscono però ciò che spiegano in modo antitetico: deterministico la prima, probabilistico la seconda. Le due teorie si scontrano e pongono l'obiettivo alla fisica contemporanea di trovare una quadra che armonizzi i due estremi.

Infine, l'ultimo capitolo, totalmente filosofico, l'autore lo riserva a riflettere sul ruolo dell'uomo in questo quadro tratteggiato che espande il nostro orizzonte nell'universo, rimpicciolendo molto la nostra figura e importanza.

"Ci rendiamo conto che siamo pieni di pregiudizi e la nostra immagine intuitiva del mondo è parziale, parrocchiale, inadeguata."

Che cos'è di fatto Sette brevi lezioni di fisica? Per me è stato una sbirciatina in un mondo molto complesso e inarrivabile, un affresco, una panoramica del quadro generale che mi ha fatto capire la fisica di cosa si occupa a grandi linee. Non sono arrivata a cogliere tutto e non era questo l'obiettivo.

Rovelli scrive bene, è spiritoso persino, qualche volta più fumoso e filosofico, ma non si spinge mai nel linguaggio fisico o matematico e cerca pazientemente di rappresentare in modo comprensibile dei temi che solo le menti più geniali sono stati capace di padroneggiare (e a volte neppure loro).

Ho capito tutto? No. Ma delle idee meno vaghe di prima le ho e mi cimenterò presto anche nel saggio L'ordine del tempo del 2017, che ha ispirato l'omonimo film del 2023 di Liliana Cavani ed è stato tradotto anche in inglese (e l'audiolibro lo legge Benedict Cumberbatch!).

Giudizio: un viaggio affascinante ⭐⭐⭐⭐

domenica 9 febbraio 2025

Un saggio dei fondatori di Tlon per approcciarsi al meravigliarsi e dunque al filosofare

 Maura Gancitano e Andrea Colamedici sono due filosofi, fondatori della realtà Tlon, che cerca di divulgare cultura, filosofia e promuovere riflessione sulla nostra società.

Li avevo conosciuti attraverso il saggio Liberati della Brava Bambina. Otto storie per fiorire che non ho ancora mai portato su nessuna pagina o blog, perché la lettura precede la creazione di questi, ma che potrei in effetti proporre, perché gli spunti all'interno erano molto interessanti.

Ho continuato a seguire questi autori sui loro podcast pubblicati su Audible (Scuola di FilosofieLa Filosofia di Harry Potter) e da ormai molto tempo volevo leggere questo libricino di 133 pagine, Lezioni di meraviglia, che avevo finalmente acquistato allo scorso Salone del Libro.


Un po' perché inserito in una challenge, un po' perché la curiosità mi assetava, ho avuto la pessima idea di leggermelo in una sola giornata. Sono poche pagine e solo nove capitoli, ma è denso di concetti ed idee e non ho potuto che considerarlo una splendida introduzione alla filosofia, un invito a leggere la realtà con occhi diversi e portare la riflessione e gli interrogativi nelle proprie giornate. Lo trovo anche un testo che potrebbe essere fatto leggere a degli studenti delle superiori prima del triennio, del momento in cui cominceranno a studiare questa materia (forse non coglierebbero con pienezza tutto -e io nemmeno- ma sono quasi sicura che si sentirebbero incuriositi e invogliati a iniziare questo percorso).

Il filosofo e l'attività di filosofare nel testo sono presentati come scomodi: il non accontentarsi di prendere il mondo per come viene servito, già confezionato, spinge a fare domande, a volere approfondire e condanna il singolo a rifiutare la comodità e le affermazioni facili, spinge alla ricerca e a camminare, spesso perdendosi.

«Ma forse il cammino [...] non consiste nell'uscire dai labirinti ma nel capire se, dietro e dentro, si nasconda un altro labirinto dove perdersi ancora più profondamente

Il linguaggio è abbastanza divulgativo, ma i concetti introdotti sono molti e ogni capitolo dovrebbe essere assimilato con il dovuto tempo. Mi propongo io stessa di riprendere alcune parti con tempistiche più calme, ma raccomando caldamente a chiunque di cimentarsi a leggerlo, anche (e forse soprattutto) se digiuni di filosofia.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐

domenica 7 luglio 2024

Attenzione ai libri divulgazione quali Il pensiero Giapponese

 La cultura giapponese esercita un fascino potente su di me, probabilmente perché è così distante e diversa da quella occidentale. Mi strega, mi incuriosisce e ogni tanto leggo qualche librino (per interesse personale, principalmente sull'Ikigai) che dovrebbe aiutarmi ad addentrarmi nel mondo e nella mente dei giapponesi, ma ogni volta la sensazione è che ne intravedo i contorni, ma non ne afferro completamente la sostanza. Così è stato anche per Il pensiero giapponese - Viaggio nello stile di vita del Sol Levante (Le Yen Mai per Giunti, 303 pagine), dalla cui lettura voglio trarre una piccolissima riflessione.


La collana della Giunti Il pensiero ... (sostituire ai puntini una nazionalità) è composta da piccole "guide" ad alcuni concetti famosi dei paesi che si vogliono illustrare. Hanno grafiche molto carine e gli autori dovrebbero essere degli esperti del paese di cui parlano. Non posso parlare per gli altri volumi della raccolta, ma in questo sul Giappone qualcosa non mi ha quadrato.

Chi è l'autrice? La prima cosa che mi colpisce è che la scrittrice ha origini vietnamite, ma di fatto è europea, essendo nata, cresciuta e avendo lavorato in grandi città, quali Zurigo, Parigi, Milano. Quindi, la mia prima preoccupazione è che conosca ciò che mi spiega nel manuale solo per averlo imparato da altri.

Com'è strutturato il libro? Ci sono 15 capitoletti, ognuno incentrato su un aspetto della cultura giapponese: alcuni di cui abbiamo sentito parlare negli ultimi anni (mi verrebbe quasi da dire "di moda", wabi sabi, kintsugi, ikigai), altri meno conosciuti. Nell'introduzione l'autrice spiega che sta compiendo un viaggio nella regione del Kansai, compresa Kyoto e a ognuno dei temi che spiega nei capitoli è collegato uno dei luoghi che ha visitato.

Come sono i contenuti? Oggettivamente, si tratta di un'infarinatura di nozioni base per ognuna delle parole, per ognuno dei concetti che il testo propone. La scrittrice cerca di trasmettere la sensazione e il senso di quella parola, di quell'idea, con molti esempi e prova anche a specificarne le sfaccettature. Nel quadro d'insieme i valori che guidano il mondo giapponese si intuiscono: la ricerca della bellezza nelle piccole cose, il cammino costante, lento, ma inesorabile verso il miglioramento, l'essere focalizzati sul prossimo, prima che su stessi, la gratitudine...Il ritratto di questo popolo lo mostra saggio e profondo, più staccato dalla materialità dell'Occidente capitalista, molto più spirituale.

Trovo che siano concetti molto nobili, che mi hanno fornito spunti di riflessione sul mio stile di vita e sull'opportunità di adottare anche lenti e punti di vista differenti e, persino, forse, di applicare alcuni degli insegnamenti anche nel mio quotidiano. Considerare come unico modo possibile di vivere quello che imporrebbe la nostra società è un modo ingenuo e limitato di pensare e sto cercando di discostarmici da anni, anche se non è così semplice, principalmente perché siamo circondati da stimoli opposti. Non è una questione di essere giudicati da chi ci circonda, ma banalmente viviamo immersi nel capitalismo, con pressioni costanti all'acquisto di beni, che tutto sommato sono superflui, ma che dovrebbero rappresentare la dotazione minima necessaria per non avere uno status da paria. Per fortuna sempre più leggiamo anche altre narrazioni e le influenze cominciano ad avere anche voci differenti e discordi. 

Tornando al libro, comunque, si nota un'altra cosa nella lettura: i concetti sono molto belli sulla carta, ma non si fa cenno del risvolto negativo che alcuni di questi portano sicuramente con sé. Abbiamo l'idea che i giapponesi siano molto esigenti e perfezionisti e queste pagine, come altre che ho letto, ne darebbero conferma. Sul lato psicologico tutto questo ha un costo: il rischio di non sentirsi all'altezza della loro società, del loro modo di vivere. Dover procedere con costanza sulla strada della perfezione fa sì anche che fallire non è una possibilità. Sappiamo anche che il Giappone ha un tasso di suicidi molto alto, ed è qualcosa con cui fare i conti. Anche l'aspetto culturale che pone al centro gli altri, mettendo sé in secondo piano ha il suo lato negativo ed è qualcosa contro cui la nostra società ha combattuto per decenni.

 In conclusione, trovo che questo manuale offra degli spunti molto interessanti e che fornisca un piccolo glossario relativamente ad alcuni dei temi giapponesi che ci affascinano tanto, ma che si tratti di una disamina abbastanza di superficie, che condensa ciascun concetto in poche pagine, senza andare in profondità e affrontarne i possibili risvolti negativi. Probabilmente per ciascuno degli argomenti trattati occorre trovare qualche monografia, possibilmente scritta da autori giapponesi o che, perlomeno, ci vivono da anni.

Giudizio: ⭐⭐ 1/2

martedì 19 marzo 2024

Approfondendo Italo Calvino: le Lezioni Americane e Calvino Pop

Uscendo dalle letture dei racconti e dei romanzi, ho cercato di addentrarmi nella scrittura e nella personalità di Calvino attraverso due libriccini di taglio differente.

Le Lezioni Americane sono una serie di conferenze che l'autore avrebbe dovuto tenere tra il 1985 e il 1986 ad Harvard. Calvino mori, però, il 19 settembre di quell'anno accademico che doveva vederlo negli USA.

Secondo la figlia, che scrive la prefazione di questa raccolta dei manoscritti preparatori, l'autore aveva pensato a materiale per otto lezioni, anche se le tradizionali Charles Eliot Norton Poetry Lectures sono sei. Nel volume edito da Mondadori, in realtà, ci sono cinque conferenze pronte e una lezione provvisoria, ma completa, che doveva essere intitolata Consistency ed essere probabilmente la prima, seguita da Molteplicità. In realtà le cinque conferenze definitive, sarebbero state:

  1. Leggerezza (a questo riguardo, smontiamo una bufala: la famosa frase sulla leggerezza, attribuita a Calvino, non è dell'autore e non è in questi testi)
  2. Rapidità
  3. Esattezza
  4. Visibilità
  5. Molteplicità.
L'ultima bozza, praticamente completa, è pubblicata in Appendice, intitolata Cominciare e finire, revisionando, infatti, una serie di incipit e conclusioni di romanzi famosi.

Compiendo un excursus della letteratura (prima che scrittore, lettore accanito, dai miti greci e Ovidio a Flaubert e Dickinson) e della filosofia, portando, quindi, esempi a sostegno delle proprie tesi, Calvino elenca una serie di caratteristiche che vorrebbe venissero preservate e portate avanti nella letteratura del nuovo millennio. 

In effetti, è l'esposizione della sua idea di letteratura, che queste caratteristiche rendono estremamente moderna.

Oltre a esempi letterari, Calvino ci mette del suo e racconta la genesi delle sue opere o spiega perché più spesso ha scritto racconti che romanzi, nell'urgenza di dare spazio e vita a più punti di vista, più storie diverse. Creatore fin da bambino, ci svela anche un aneddoto che mi è piaciuto tantissimo: prima ancora di saper leggere, Calvino creava dialoghi immaginari e storie fantastiche sui fumetti pubblicati sul celebre Corriere dei Piccoli, all'epoca tradotti dall'americano, eliminando i balloons e inserendo alcune righe inventate ad arte.

Giudizio: filosofico, ma interessante ⭐⭐⭐


Calvino Pop
, invece, è un libricino di Progredit Editore, scritto da Trifone Gargano e illustrato da Carlo Volsa. In sei capitoli, sono trattati diversi aspetti meno conosciuti della carriera di Italo Calvino: curatore di un'antologia scolastica, cronista sportivo (a suo modo), compositore di testi per canzoni.

Una cosa molto carina, secondo me, è stata anche l'aver inserito, oltre a spezzoni di articoli e citazioni, i QR code che rimandano a canzoni o altro materiale extra.

Il libro è piccolissimo (meno di cento pagine) e alcuni argomenti sono a volte ripetuti (questo un poco mi è sembrato un riempitivo), ma è stato delizioso per conoscere tutta una serie di aspetti, per me, inediti dello scrittore italiano.

Giudizio: una chicca ⭐⭐⭐⭐

giovedì 1 febbraio 2024

Autobiografia di un dandy: l'anima di Oscar Wilde

 La raccolta intitolata Autobiografia di un dandy è composta di una serie di articoli scritti da Oscar Wilde per varie riviste inglesi negli anni precedenti la condanna.


Nella mia edizione (Mondadori, anni Novanta), presa in prestito in biblioteca, sono presenti 25 brevissimi saggi, ma ci sono versioni più complete, editorialmente.

Si tratta di pezzi sui costumi del tempo o recensioni di pièce teatrali, libri, biografie, poesie, performance attoriali, dipinti, scenografie, persino conferenze. Qualche volta risponde a o corregge scritti o opinioni di altri, sempre su argomenti di attualità all'epoca dell'articolo.

Si possono distinguere due gruppi di testi:

  • le recensioni su qualcosa di specifico, come appunto uno spettacolo o un libro;
  • dissertazioni su usi sociali e costumi, quali la moda o i modelli del suo tempo. Per esempio dei giovani modelli italiani scrive:
"È sempre molto complimentoso e gli accade di avere qualche buona parola di incoraggiamento anche per i nostri pittori più grandi."
Nel primo caso, è un po' difficile stargli dietro, poiché non si conosce l'argomento di riferimento; alcune raccolte poetiche o alcuni libri di Balzac o Dostoevskij possono essere reperiti anche oggi, ma, personalmente, non li ho letti.

Nel secondo caso, più alla portata della comprensione del lettore anche di oggi, è molto divertente cogliere il suo spirito in ogni riga. Ho adorato l'ironia di Pranzi e piatti o di Guida pratica al matrimonio, in cui il merito va anche all'autore del vero manuale recensito da Wilde. Interessanti e giocosi il già citato Modelli londinesi e i due articoli sulla moda inglese e non.

"Un uomo, diceva Baudelaire, può vivere tre giorni senza pane, ma nessuno può vivere un giorno senza poesia."
"Ci sono venti modi per cucinare una patata e trecentosessantacinque per cucinare un uovo, ma sinora la cuoca inglese conosce solo tre modi per cucinare l'una o l'altro."
Nondimeno, nei primi, come nei secondi mini-saggi, l'umorismo di Wilde, la sua sagacia, e la scrittura semplice, ma curata e chiara si riscontrano costantemente e offrono una piacevole lettura. Al vetriolo, per esempio, il commento sugli americani in L'invasione americana:
"Perché gli inglesi si interessano alla barbarie americana ben più che alla civiltà americana."

Giudizio: ⭐⭐⭐

martedì 20 giugno 2023

Erri De Luca racconta la storia di Mosè

 Fu un acquisto molto impulsivo, dettato solo dal fatto che E disse era l'ultimo libro di Erri De Luca uscito in libreria e catalizzò la mia attenzione.


In effetti l'argomento non è proprio di mio interesse, però la scelta è stata comunque ripagata e la lettura è stata piacevole. Ho colto l'occasione della Sfida dei sette libri in sette giorni di questa primavera per incastrarne il recupero, rimandato dal 2011.

Non riprendevo in mano un De Luca da tempo. Appena ho scorso gli occhi sulle prime frasi mi è sembrato di tornare a respirare un'aria familiare. Ho sempre amato le sue parole, il modo in cui scrive, come suonano dolci le sue frasi. Alcune citazioni le ripeto ogni tanto nella mente. La prosa di De Luca è unica, riconoscibile fra milioni di altri autori. Si fa poesia, sceglie un lessico preciso, soave.

E disse è una biografia a suo modo, un fatto di cronaca e al tempo stesso una leggenda. È la storia di Mosè dal momento in cui sale sul Sinai con alcuni flashback e flashforward a completare la visione d'insieme. Di fatto la narrazione si incentra sull'episodio dell'annuncio dei Dieci Comandamenti.

Mosè, descritto come il primo scalatore della storia, scende dal Sinai ed è rinvenuto mezzo morto dai compagni. Suo fratello si prende cura di lui, ma ha perduto la memoria di chi è e di quanto è stato. È dunque attraverso le parole del fratello che ripercorriamo in poche scene il passato dell'uomo. Attraverso le visioni di Mosè si scorge appena la sua morte a quarant'anni di distanza. 

Mosè è affetto da amnesia perché l'esperienza che ha vissuto, l'incontro con la divinità, è troppo più grande del suo essere uomo. Solo la memoria dell'inizio della conversazione col suo dio gli permetterà di trasmettere il messaggio e di uscire dalla trance a cui era stato confinato dal trauma di quanto vissuto. Sarà Mosè a declamare i Comandamenti, ma qualcosa di molto più potente a scolpirli nella roccia del monte Sinai e a comunicarli attraverso lo spirito al popolo di Israele che ha seguito Mosè fuori dall'Egitto.

De Luca ha studiato l'ebraico antico e ha tradotto alcuni libri della Bibbia, pertanto è perfetto conoscitore della materia. Mi è piaciuto moltissimo scoprire una traduzione dei Comandamenti diversa e ragionata rispetto a quella che abitualmente si sente ripetere e che mi fu insegnata da bambina. De Luca spiega i Comandamenti come un linguista ed è davvero interessante. Era stato stimolante anche sentire la versione di Benigni sulla Rai e qua torna, per esempio, la stessa spiegazione del Sesto Comandamento, profondamente diverso dal testo più conosciuto.

Ho apprezzato, inoltre, la lettura misantropa di alcuni passaggi, storicamente volti in modo opposto, raccontati con la delicatezza e la passione che già altre volte avevo conosciuto nell'autore.

Tutto sommato è stata una lettura piacevole per lo stile e particolarmente interessante, oltre che istruttiva. Il testo, inoltre, è tanto breve che dargli un'occasione è quasi mandatorio.

Giudizio: ⭐⭐⭐ 1/2

sabato 7 gennaio 2023

Libri crime del 2022

Un'altra delle mie passioni, nata abbastanza precocemente se consideriamo che a tredici anni ho letto il mio primo libro sul mostro di Firenze, reperito tra i volumi di mio padre in garage, è la criminologia. Forse è un'evoluzione della mia passione per i gialli, anche questa onnipresente (la vedete la bambina di quarta elementare che si guarda in pausa pranzo gli episodi de La signora in giallo?). La mia serie tv preferita di sempre è Criminal Minds, ascolto nel tempo libero podcast sui serial killer e così via. Quest'anno mi sono letta un libro che volevo approfondire da tempo: la storia vera del primo profiler a diventare famoso.


Mindhunter
: questo libro è uno dei must sulla narrativa di genere, interessantissimo in quanto scritto nientemeno che da John Douglas, insieme a Mark Olshaker. Douglas è stato uno dei primi profiler della storia dell'FBI e uno dei fondatori della Investigative Support Unit. Questi primi profiler realizzarono una serie di interviste ad alcuni noti serial killer, allo scopo di comprendere il funzionamento della loro mente, proprio per perfezionare la studio del comportamento. Tutte queste interviste, gli aneddoti e i racconti dei casi sono illustrati in questo libro ricchissimo e scritto in un linguaggio divulgativo, tra cui la volta in cui, con Roy Hazelwood, partecipò al programma The secret identity of Jack the Ripper per fornire un profilo dello Squartatore di Whitechapel. Insieme a Robert Ressler, Ann e Alan Burgess scrisse il Crime Classification Manual, perché affiancasse il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (il DSM) nelle indagini sui criminali. Sulla figura di Douglas hanno basato il personaggio di Jack Crawford del Silenzio degli innocenti. Anche i fondatori dell'Unità Analisi Compotamentale della serie tv Criminal Minds, chiaramente ispirata alla vera unità di profiler di Douglas, si basano sulla leggendaria figura del newyorkese.

Giudizio: veramente interessante e coinvolgente; a tutti gli interessati alla criminologia lo consiglio fortemente ⭐⭐⭐⭐

 Zodiac: veloce rassegna (80 pagine, tra cui una decina di appendici fotografiche) dei fatti di cronaca relativi al caso, ancora aperto e irrisolto, del famigerato Killer dello Zodiaco, che uccise almeno 5 persone (quelle accertate, ma si dibatte che possa averne uccise fino a 37) nella California degli anni '70, tra San Francisco e Los Angeles. Ho recuperato il volume dopo averne sentito l'audiolibro su Audible alcuni mesi fa, anche per tenerlo in casa da consultazione.

Giudizio: non applicabile

lunedì 26 settembre 2022

Libri dagli anni '70: leprotti e bambine

Negli ultimi 4 giorni delle ferie agostane ho avuto il tempo di dedicarmi alla lettura di due libricini (un saggio e un romanzo cult dalle 190-200 pagine ciascuno) editi entrambi a metà degli anni '70.

Per quanto riguarda il romanzo, che è stato divertentissimo, non ho avvertito tanto la distanza temporale quanto la distanza geografica: si tratta infatti de L'anno della Lepre di Arto Paasilinna del 1975, ambientato tra i meravigliosi paesaggi naturalistici finlandesi. Nel libro sono tratteggiati alcuni spaccati di vita (i pescatori, gli allevatori di vacche, etc) culturalmente e socialmente propri della Finlandia di quel tempo, ma i rapporti tra le persone sono molto moderni. Il romanzo è un racconto a episodi sulla fuga di Kaarlo Vatanen, iniziata quasi per caso e decisa subitaneamente, dalla sua vita a Helsinki. Una vita fatta di un matrimonio finito e di un lavoro che non riconosceva più come suo. l giorno che il suo collega fotografo investe un leprotto, di ritorno da un servizio fatto assieme, Vatanen scende dalla macchina e non fa più ritorno a casa e al lavoro. Parte con la lepre in braccio e gira di avventura in avventura, ognuna più originale e divertente dell'altra, per la Finlandia. Il legame affettivo tra lepre e uomo mi è piaciuto molto. Anche quando non sembra Vatenen tiene molto all'animale e lo tiene sempre presente nella mente e nel cuore e anche la bestiola manifesta segni di legame e fiducia verso il padrone-compagno di vita. Ho temuto in più punti vibes alla Io e Marley, ma il finale mi è piaciuto moltissimo. È una lettura non impegnata, sebbene con qualche spunto di riflessione sull'ambiente e la società, e consigliatissima. Si legge facilmente e in pochi giorni, molto scorrevole.

Cosa mi è piaciuto: uno dei racconti più carini letti negli ultimi tempi, piacevole e leggero; Vatenen buon personaggio; finale delizioso.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐ 1/2


Differentemente per quanto riguarda il saggio, che pure conteneva concetti a cui non ero estranea, sono rimasta sbalordita dalla distanza siderale della cultura ancora imperante nel mio paese appena 50 anni fa, negli anni in cui i miei genitori si sarebbero conosciuti e avrebbero poi deciso di allevarmi. Si tratta infatti del libro Dalla parte delle bambine della montessoriana Elena Gianini Belotti, che descrive gli stereotipi con cui si crescevano ai suoi giorni i bambini -e soprattutto le bambine- dall'ambiente familiare alla scuola, passando per la narrativa e i giochi concepiti per i bambini. Nulla di nuovo sotto il sole, apparentemente, per ciò che sappiamo oggi (quando sono andata alle scuole medie erano già gli anni 2000 e la mia professoressa di italiano era molto attenta a tutti i temi dell'uguaglianza e ci faceva leggere sull'argomento Extraterrestre alla pari, bel libro di Bianca Pitzorno, scritto comunque diciassette anni dopo il saggio della Belotti, che affrontava il modo ridicolo con cui si educavano maschi e femmine), senza dubbio illuminato e rivoluzionario per il 1973.
La lettura è stata molto scorrevole, il linguaggio è semplice, divulgativo. La mia sorpresa, forse non legittima e quasi imperdonabile, è stata leggere di comportamenti retrogradi e ingiustificati (diversa durata dell'allattamento!!! differenti età di pretesa dei bisognini nel vasino!!! per non parlare naturalmente della visione conosciutissima maschietto = potere e lavoro vs femminuccia = schiava reclusa in casa) che io credevo scomparsi almeno vent'anni prima. Gli anni Settanta sono un periodo che io non ho vissuto, ma che credevo più libero e istruito dopo i moti Sessantottini e in vista delle campagne che si terranno proprio in quel decennio per i diritti civili, soprattutto femminili. Il libro si colloca in quel contesto, in quell'aria di cambiamento che caratterizzerà quegli anni, ma è artefice di innovazione e ne sta a monte: sta ancora combattendo battaglie che saranno vinte (forse e mai del tutto) solo alcuni anni dopo. È stato illuminante e arricchente rendermi conto che anticipavo erroneamente la rivoluzione educativa e la davo per assodata negli anni Novanta, solo perché quando sono stata cresciuta non mi sono stati rivolti gli stessi metodi educativi repressivi destinati al sesso femminile, anzi sono cresciuta in una famiglia e in un gruppo sociale in cui ci si attendeva che io e mia sorella saremmo state istruite fino all'Università, come mio padre e sua madre prima di lui (addirittura negli anni Quaranta) e in cui ci veniva raccomandato di diventare adulte indipendenti economicamente e psicologicamente. Eppure ancora oggi si discute dell'educazione distinta per sesso e si deve litigare con chi propina "giochi da maschi e da femmine, colori adatti o meno" e devo rendermi conto che la mia famiglia è stata una fortunata eccezione e non la norma.

Riporto un paragrafo per dare un'idea dell'interesse dell'argomento e della scrittura semplice con cui sono illustrati perfettamente i meccanismi di condizionamento della nostra società in quegli anni (e non solo) e che in questo caso riguardano l'apparecchiatura per la merenda di metà mattina:

<<L'insegnante esorta i maschi a fare altrettanto, e ripete l'invito più volte, ma l'attesa si prolunga, il disordine continua e l'insegnante, invece di affidarsi al metodo delle conseguenze naturali e lasciare che chi non è tanto autonomo né tanto affamato da preparare il necessario da solo salti tranquillamente la colazione, ricorre alla soluzione più semplice e comoda per lei, cioè incarica una o più bambine di "andare a prendere i cestini di Claudio, Stefano e Paolo, così forse si siederanno e staremo in pace tutti quanti." In questo atteggiamento dell'insegnante c'è una sottintesa indulgenza verso i maschi: "bisogna prenderli come sono." Le bambine non si fanno pregare: hanno già avuto a casa innumerevoli esempi di come si rende la vita più facile e piacevole ai maschi della famiglia. La madre o le sorelle si fanno in quattro perché la tavola sia pronta al momento giusto, è stato loro richiesto infinite volte, per quanto recalcitranti potessero essere, di adeguarsi a questo uso ed è stato loro spiegato che solo servendo il maschio si verrà un bel giorno scelte da lui. La lode è il loro premio, l'effetto che otterrà il loro comportamento è la loro continua preoccupazione, il bisogno di essere benvolute e accettate è enorme perché sono già coscienti della loro inferiorità. Il loro imperativo è che devono piacere. L'insegnante, dal canto suo, evita di intervenire facendo lei quello che i maschi si rifiutano di fare o fanno malvolentieri, perché questo minerebbe la sua autorità, ma se la cava addossandolo alle bambine. Nessuno si scandalizza per questo. Il razzismo insito in tale comportamento passa del tutto inosservato.>>

Cosa mi è piaciuto: è un saggio interessantissimo e ben scritto.

Giudizio: consigliatissimo per tutti! ⭐⭐⭐⭐