giovedì 16 luglio 2026

Un mistery mediocre: Strani disegni

 Mentre il mondo sta leggendo Strane case, io vi do la mia sul primo libro di Uketsu, ossia Strani disegni, pubblicato da Einaudi lo scorso anno e che io ho letto questa primavera.


Sembra da copertina e trama inquietante e quasi orrorifico, ma si tratta di un mistery, con alcuni momenti che si avvicinano al thriller.

La storia è narrata da più punti di vista: un ragazzo che scopre un blog che nasconde un segreto inquietante dietro a semplici disegni, una maestra che immagina un bambino celi qualcosa nei suoi disegni e una storia che, come un puzzle, si costituisce un pezzetto alla volta sotto agli occhi del lettore.

È un romanzo che ha fatto molto parlare di sé in positivo e in negativo (in effetti ho voluto leggerlo perché ne avevo sentito parlare malissimo e la mia curiosità si è risvegliata), ma io che ne penso?

Mi colloco abbastanza nel mezzo.

Cosa mi è piaciuto? Ho particolarmente apprezzato il gioco narrativo con cui l'autore aggancia il lettore. Funziona molto bene secondo me: Uketsu cambia spesso punto di vista e lunghezza focale, passando da focus su specifiche parti della storia, che, andando avanti, appaiono solo come piccoli dettagli in un quadro molto più ampio. Via via che apre l'inquadratura la storia cambia, la prospettiva si ribalta.

Cosa non mi è piaciuto? La scrittura è estremamente semplice e ritrovo una certa piattezza nei personaggi e soprattutto nei loro sentimenti, che a onor del vero ho constatato in praticamente tutta la narrativa giapponese in cui mi sono imbattuta. La risoluzione del mistery ha diversi punti tirati per i capelli che non vanno facilmente giù a una lettrice di gialli (non è la prima e non sarà l'ultima volta e dopo il detective Kindaichi potrei anche smetterla di meravigliarmi...)

Giudizio: da sufficienza ⭐⭐ 1/2 

Ve lo consiglio? Non è imperdibile come vogliono farvi credere, ma se volete togliervi la curiosità, sono 248 pagine che scorrono abbastanza bene

domenica 12 luglio 2026

Un lavoro di cui spero di vedere il seguito: Blind Date

 Dorilys Giacchetto è una fumettista che ha all'attivo diversi lavori; Pietro Bacci è uno sceneggiatore e regista del mio paese; insieme, per Tora Edizioni, danno vita al fumetto Blind Date (2021, 130 pagine), che ho letto lo scorso Natale (mi è stato prestato, poiché purtroppo attualmente non si trova).


Si tratta di un fumetto che ho trovato molto divertente nell'idea e nella realizzazione.

Tre amici decidono di passare la sera di Halloween in discoteca e conoscono tre ragazze, con cui si danno appuntamento per il giorno successivo. Le ragazze si somigliano molto, ma soprattutto somigliano a un'assassina appena rilasciata. Da qui parte la vicenda, più commedia degli equivoci che thriller, ma molto gradevole.


Ho molto apprezzato la scrittura del mio compaesano, la sintesi, per esempio nel fornire l'antefatto criminale della ragazza misteriosa con due vignette o nel darmi i due dettagli necessari e sufficienti a collocare la storia nel tempo e nello spazio:


I personaggi non sono approfonditissimi (è anche una breve avventura di 130 pagine), ma ognuno ha la sua personalità, gli spazi sono essenziali ma riconoscibili.

Giudizio: ⭐⭐⭐ 1/2 molto godibile e divertente, spero di rivedere il mio conterraneo a lavoro presto su altre opere


venerdì 3 luglio 2026

Ornamenti di giada è la raccolta di ABEditore di microracconti di Arthur Machen

 Ho conosciuto la scrittura di Arthur Machen lo scorso autunno quando ho letto la bellissima edizione de Il grande dio Pan de L'Ippocampo, che dell'autore comprendeva anche altri testi o brani.

ABEditore pubblica ancora, sotto il nome di Ornamenti di giada, alcuni racconti dell'autore, preceduti da una piccola introduzione e una bibliografia, per la precisione dieci piccolissimi testi (90 pagine), che mi confermano uno stile che mi piace molto, evocativo più che descrittivo, anche se alcuni scritti mi sono sembrati più riusciti di altri. Vediamo insieme i testi della raccolta.


Il roseto
è il racconto che apre la raccolta e tratteggia in quattro pagine e mezza una dimensione onirica, quasi allucinatoria della protagonista. Per me è stato interessantissimo anche il richiamo a una statua di Pan nella fontana del giardino (un piccolo Easter Egg anzitempo).

Dal canneto provenivano lievi fruscii, intervallati dal grido spezzato e fiacco degli uccelli acquatici, consapevoli che l'alba non era lontana. Al centro del lago si ergeva un piedistallo scolpito, e sopra splendeva la statua candida di un giovane con un flauto doppio tra le labbra.

Sempre vaga, ma a suo modo più concreta è la vicenda che capita alla giovane protagonista del racconto I Turaniani, secondo me molto equilibrato e riuscito in quel meccanismo macheniano del dire-non dire.

Il più vago (e probabilmente quello che mi ha lasciato meno) dei racconti di questa raccolta è L'idealista, in cui l'intento di suscitare impressioni per me stavolta non riesce a disegnare nella mia fantasia qualcosa di definibile.

Stregoneria, al contrario, ci riesce perfettamente, senza neppure lo sforzo di un allusione, il contesto è sufficiente a farmi comprendere il nodo cruciale della storia e gli scopi reconditi di Miss Custance; qua l'autore è stato particolarmente abile.

La cerimonia, analogamente, suggerisce l'entità degli eventi, senza raccontarli mai e, con Stregoneria e I Turaniani, è tra i miei racconti preferiti.

Molto breve e molto vago è invece il racconto Psicologia, che sorprende con la riflessione finale a cui apre (quasi un colpo di scena), riflessione che potrebbe allargarsi e includere molte cose: cosa appare, quale giudizio ne diamo, cosa c'è davvero dietro, insospettabile. Questo tema mi è piaciuto più ancora del modo in cui è stato scritto il testo.

Tortura è uno dei brani più espliciti della raccolta, ma secondo me non meno riuscito; il colpo di scena è meno forte, un pochino più telefonato, ma l'effetto è molto interessante e anche in questo caso c'è una certa attenzione psicologica per il protagonista.

Mezza estate per quattro pagine sembra portarmi in una direzione non chiara, ma nelle ultime due devia completamente e si riscatta. 

Natura e Le cose sacre hanno, secondo me, lo stesso problema de L'idealista: sembrano non condurre da alcuna parte, sono molto vaghi, evocativi, e mi hanno lasciata un po' perplessa al termine.

Lo stile dello scrittore, che avevo assaggiato ne Il grande dio Pan (e anche apprezzato), si riconferma in questa breve raccolta: sospeso fra l'allusione e il tacere la storia si tratteggia più con l'ombra che con la luce; è un chiaroscuro a volte molto preciso, che permette di intravedere esattamente quel tanto che basta perché il lettore abbia un piccolo sussulto interno, un moto a metà fra spavento e meraviglia. Altre volte, almeno per me, quanto dire e quanto tacere non è bilanciato a sufficienza e la scena finisce per essere sin troppo buia (L'idealistaNatura, Le cose sacre), ma in generale questi esercizi, queste piccole gemme, sono assolutamente di mio gradimento.

Avevo già notato anche la maestria di Machen nella descrizione di paesaggi e trovo conferma anche di questa poeticità, soprattutto all'inizio di un paio di racconti, Il roseto e Le cose sacre. Ancora una volta trovo una curiosa contrapposizione fra la precisione delle ambientazioni e i fatti della narrazione, vagheggiati, ma non raccontati.

Poi lentamente si mosse, aprì la finestra e guardò fuori. Dietro di lei, la stanza era immersa in una mistica semioscurità; sedie e tavoli fluttuavano come forme indistinte, e solo un tenue, illusorio scintillio proveniva dalle lune color talco sulle sontuose tende indiane che aveva tirato davanti alla porta. I drappi di seta gialla del letto non erano che tracce di colore, e il cuscino e le lenzuola bianche brillavano come una nuvola candida in un cielo lontano al crepuscolo.

Il cielo sopra Holborn era azzurro, e solo una piccola nuvola, metà bianca e metà dorata, fluttuava sospinta dal vento da ovest verso est. La strada si stendeva come una lunga navata nella luce piena dell'estate, e lontano, a occidente, dove le case sembravano convergere fino a toccarsi, s'innalzava, come un prezioso e misterioso tabernacolo, il tempio che custodisce le cose sacre.

A questo si aggiunge un apparato di immagini particolarmente curate, belle e guidate dal filo conduttore della mescolanza fra botanica floreale e anatomia umana; mi ripeto sempre nel lodare le grafiche, ma forse questo è il mio lavoro preferito.

Giudizio: ⭐⭐⭐

Una nuova giallista esordiente che mi sento di raccomandarvi: Antonia De Gattis col suo commissario Ferramonti

 L'autrice Antonia De Gattis, che ha scritto alcune poesie ma che ha sempre apprezzato i gialli di Camilleri e che esordisce nella letteratura mistery con Il commissario Ferramonti. Un giorno nero alla hijumara mi ha veramente sorpresa (e non solo per avermi proposto di leggere il suo romanzo).


Il romanzo è breve, ma denso. Le linee del racconto sono 2. 

Da una parte abbiamo il passato familiare del protagonista, triste e forse non emerso completamente, che si svelerà a poco a poco, intervallando i capitoli dedicati al caso. 

Dall'altra conosciamo il commissario Nicola Ferramonti, alle prese con un brutto fatto: il ritrovamento di una ragazza nella hijumara. Sembra un quadro di Millais, ma si inserisce invece in un contesto che l'autrice descrive bene e che è uno dei punti forti di questo testo. 

De Gattis racconta una Calabria fatta di contrasti, ma che si sente quanto è amata a ogni parola: la bellezza mozzafiato si accompagna alla triste realtà della criminalità, ai suoi interessi, alle sue faide. Eppure ciò che è così chiaro in Procura stride a Ferramenti, che ha poco tempo.

È un uomo particolare: ha la sindrome di Asperger e un senso morale molto forte. Porta con sé un vissuto che lo ha segnato, ma sa aprirsi, specialmente con la donna che ama. L'unica nota fuori posto è che ha rapporti forse troppo facili per la sua condizione, interagisce, è socievole. Contrapposto a un Montalbano, che con Pasquano litigava frequentemente, qui commissario e medico legale vanno d'accordissimo, con molti convenevoli.

Il testo è ricco. L'autrice ha saputo calare nel racconto i punti di vista del commissario, riflessioni, le difficoltà dell'indagine, i rapporti umani.

Ci sono molti richiami nel modo di condurre l'indagine, nei rapporti del protagonista, in questa struttura del testo che mi hanno richiamato i gialli con Salvo Montalbano.

Antonia scrive molto bene (non ogni frase è perfetta, non ogni dialogo riuscitissimo, ma è una valida scrittura), soprattutto considerando che questo è il suo primo romanzo e le sono molto grata di avermi dato l'opportunità di leggerlo.

Un giorno nero alla hijumara è un buon giallo, di piacevole lettura e scritto bene, che consiglio a chi apprezza il giallo di Andrea Camilleri.

Giudizio: ⭐⭐⭐ 1/2

Venite a divertirvi correndo dietro a Gervase Fen nel giallo di Edmund Crispin, Il negozio fantasma

 Edmund Crispin è stato un compositore che si è reso noto anche nell'ambito della scrittura poliziesca, soprattutto per la serie dedicata all'eccentrico professore di Oxford Gervase Fen.

Il negozio fantasma è il terzo volume (252 pagine) di questa serie, in precedenza pubblicata da Mondadori, che ora Blackie ha deciso di ridare alle stampe.


La storia, uno di quegli enigmi della scatola chiusa che piacevano tanto a John Dickson Carr, a cui Crispin è debitore, è originale e caotica.

Un amico poeta del professor Fen, Richard Cadogan, decide di andare in vacanza proprio a Oxford; il viaggio si protrae per ore e giunge nella località nella notte, imbattendosi per caso in un mistero.

Cadogan entra in un negozio di giocattoli perché nota la porta aperta e trova un cadavere, ma riceve una botta in testa. Si risveglia, ore dopo, in stato confusionale e si reca alla polizia per raccontare cosa è accaduto, ma il negozio e la morta non si trovano più. Solo Fen potrebbe credergli e in effetti il detective in erba, che gode già di un certo credito per i casi precedentemente risolti, lo trascina in giro per la cittadina, interrogando alcune figure molto particolari e seguendo una pista che è un rompicapo vero e proprio.

Fen è un uomo cinico e totalmente distaccato dalle convenzioni: rispettare gli orari del ricevimento o il programma delle lezioni, usare le cortesie necessarie, niente di tutto questo ha alcuna importanza; non si cura molto degli altri, insomma: è tutto tranne che senza macchia. Non è un buono, ma è scaltro, energico, ha intuito ed è uomo d'azione. Mi è piaciuto moltissimo.

Anche Cadogan è un bel personaggio, con maggiore senso del dovere e del pudore, più remissivo e impacciato di Fen; anche lui stravagante, allergico al lavoro, una spalla comica perfetta per il professore.

Non tutto torna, nemmeno alla fine; non è un giallo convenzionale (e di solito questo mi disturba molto) e i responsabili del mistero concedono pure ai nostri protagonisti una certa indulgenza, però il viaggio è molto divertente. Il ritmo c'è, la storia è dinamica, con frequenti cambi di ambientazione; molti personaggi sono coloriti, alcuni strampalati, ma soprattutto un umorismo vivace accompagna ogni singola pagina di questo romanzo.

Ci sono persino giocosi riferimenti del personaggio di Fen al suo scrittore Crispin, in uno slancio molto moderno per il 1946.

Mi basta?

Questa volta sì, ma vorrei leggere altro di Crispin per valutare se ci sono gialli più "solidi" nel suo repertorio.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐