venerdì 3 luglio 2026

Una nuova giallista esordiente che mi sento di raccomandarvi: Antonia De Gattis col suo commissario Ferramonti

 L'autrice Antonia De Gattis, che ha scritto alcune poesie ma che ha sempre apprezzato i gialli di Camilleri e che esordisce nella letteratura mistery con Il commissario Ferramonti. Un giorno nero alla hijumara mi ha veramente sorpresa (e non solo per avermi proposto di leggere il suo romanzo).


Il romanzo è breve, ma denso. Le linee del racconto sono 2. 

Da una parte abbiamo il passato familiare del protagonista, triste e forse non emerso completamente, che si svelerà a poco a poco, intervallando i capitoli dedicati al caso. 

Dall'altra conosciamo il commissario Nicola Ferramonti, alle prese con un brutto fatto: il ritrovamento di una ragazza nella hijumara. Sembra un quadro di Millais, ma si inserisce invece in un contesto che l'autrice descrive bene e che è uno dei punti forti di questo testo. 

De Gattis racconta una Calabria fatta di contrasti, ma che si sente quanto è amata a ogni parola: la bellezza mozzafiato si accompagna alla triste realtà della criminalità, ai suoi interessi, alle sue faide. Eppure ciò che è così chiaro in Procura stride a Ferramenti, che ha poco tempo.

È un uomo particolare: ha la sindrome di Asperger e un senso morale molto forte. Porta con sé un vissuto che lo ha segnato, ma sa aprirsi, specialmente con la donna che ama. L'unica nota fuori posto è che ha rapporti forse troppo facili per la sua condizione, interagisce, è socievole. Contrapposto a un Montalbano, che con Pasquano litigava frequentemente, qui commissario e medico legale vanno d'accordissimo, con molti convenevoli.

Il testo è ricco. L'autrice ha saputo calare nel racconto i punti di vista del commissario, riflessioni, le difficoltà dell'indagine, i rapporti umani.

Ci sono molti richiami nel modo di condurre l'indagine, nei rapporti del protagonista, in questa struttura del testo che mi hanno richiamato i gialli con Salvo Montalbano.

Antonia scrive molto bene (non ogni frase è perfetta, non ogni dialogo riuscitissimo, ma è una valida scrittura), soprattutto considerando che questo è il suo primo romanzo e le sono molto grata di avermi dato l'opportunità di leggerlo.

Un giorno nero alla hijumara è un buon giallo, di piacevole lettura e scritto bene, che consiglio a chi apprezza il giallo di Andrea Camilleri.

Giudizio: ⭐⭐⭐ 1/2

Venite a divertirvi correndo dietro a Gervase Fen nel giallo di Edmund Crispin, Il negozio fantasma

 Edmund Crispin è stato un compositore che si è reso noto anche nell'ambito della scrittura poliziesca, soprattutto per la serie dedicata all'eccentrico professore di Oxford Gervase Fen.

Il negozio fantasma è il terzo volume (252 pagine) di questa serie, in precedenza pubblicata da Mondadori, che ora Blackie ha deciso di ridare alle stampe.


La storia, uno di quegli enigmi della scatola chiusa che piacevano tanto a John Dickson Carr, a cui Crispin è debitore, è originale e caotica.

Un amico poeta del professor Fen, Richard Cadogan, decide di andare in vacanza proprio a Oxford; il viaggio si protrae per ore e giunge nella località nella notte, imbattendosi per caso in un mistero.

Cadogan entra in un negozio di giocattoli perché nota la porta aperta e trova un cadavere, ma riceve una botta in testa. Si risveglia, ore dopo, in stato confusionale e si reca alla polizia per raccontare cosa è accaduto, ma il negozio e la morta non si trovano più. Solo Fen potrebbe credergli e in effetti il detective in erba, che gode già di un certo credito per i casi precedentemente risolti, lo trascina in giro per la cittadina, interrogando alcune figure molto particolari e seguendo una pista che è un rompicapo vero e proprio.

Fen è un uomo cinico e totalmente distaccato dalle convenzioni: rispettare gli orari del ricevimento o il programma delle lezioni, usare le cortesie necessarie, niente di tutto questo ha alcuna importanza; non si cura molto degli altri, insomma: è tutto tranne che senza macchia. Non è un buono, ma è scaltro, energico, ha intuito ed è uomo d'azione. Mi è piaciuto moltissimo.

Anche Cadogan è un bel personaggio, con maggiore senso del dovere e del pudore, più remissivo e impacciato di Fen; anche lui stravagante, allergico al lavoro, una spalla comica perfetta per il professore.

Non tutto torna, nemmeno alla fine; non è un giallo convenzionale (e di solito questo mi disturba molto) e i responsabili del mistero concedono pure ai nostri protagonisti una certa indulgenza, però il viaggio è molto divertente. Il ritmo c'è, la storia è dinamica, con frequenti cambi di ambientazione; molti personaggi sono coloriti, alcuni strampalati, ma soprattutto un umorismo vivace accompagna ogni singola pagina di questo romanzo.

Ci sono persino giocosi riferimenti del personaggio di Fen al suo scrittore Crispin, in uno slancio molto moderno per il 1946.

Mi basta?

Questa volta sì, ma vorrei leggere altro di Crispin per valutare se ci sono gialli più "solidi" nel suo repertorio.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐