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venerdì 3 luglio 2026

Ornamenti di giada è la raccolta di ABEditore di microracconti di Arthur Machen

 Ho conosciuto la scrittura di Arthur Machen lo scorso autunno quando ho letto la bellissima edizione de Il grande dio Pan de L'Ippocampo, che dell'autore comprendeva anche altri testi o brani.

ABEditore pubblica ancora, sotto il nome di Ornamenti di giada, alcuni racconti dell'autore, preceduti da una piccola introduzione e una bibliografia, per la precisione dieci piccolissimi testi (90 pagine), che mi confermano uno stile che mi piace molto, evocativo più che descrittivo, anche se alcuni scritti mi sono sembrati più riusciti di altri. Vediamo insieme i testi della raccolta.


Il roseto
è il racconto che apre la raccolta e tratteggia in quattro pagine e mezza una dimensione onirica, quasi allucinatoria della protagonista. Per me è stato interessantissimo anche il richiamo a una statua di Pan nella fontana del giardino (un piccolo Easter Egg anzitempo).

Dal canneto provenivano lievi fruscii, intervallati dal grido spezzato e fiacco degli uccelli acquatici, consapevoli che l'alba non era lontana. Al centro del lago si ergeva un piedistallo scolpito, e sopra splendeva la statua candida di un giovane con un flauto doppio tra le labbra.

Sempre vaga, ma a suo modo più concreta è la vicenda che capita alla giovane protagonista del racconto I Turaniani, secondo me molto equilibrato e riuscito in quel meccanismo macheniano del dire-non dire.

Il più vago (e probabilmente quello che mi ha lasciato meno) dei racconti di questa raccolta è L'idealista, in cui l'intento di suscitare impressioni per me stavolta non riesce a disegnare nella mia fantasia qualcosa di definibile.

Stregoneria, al contrario, ci riesce perfettamente, senza neppure lo sforzo di un allusione, il contesto è sufficiente a farmi comprendere il nodo cruciale della storia e gli scopi reconditi di Miss Custance; qua l'autore è stato particolarmente abile.

La cerimonia, analogamente, suggerisce l'entità degli eventi, senza raccontarli mai e, con Stregoneria e I Turaniani, è tra i miei racconti preferiti.

Molto breve e molto vago è invece il racconto Psicologia, che sorprende con la riflessione finale a cui apre (quasi un colpo di scena), riflessione che potrebbe allargarsi e includere molte cose: cosa appare, quale giudizio ne diamo, cosa c'è davvero dietro, insospettabile. Questo tema mi è piaciuto più ancora del modo in cui è stato scritto il testo.

Tortura è uno dei brani più espliciti della raccolta, ma secondo me non meno riuscito; il colpo di scena è meno forte, un pochino più telefonato, ma l'effetto è molto interessante e anche in questo caso c'è una certa attenzione psicologica per il protagonista.

Mezza estate per quattro pagine sembra portarmi in una direzione non chiara, ma nelle ultime due devia completamente e si riscatta. 

Natura e Le cose sacre hanno, secondo me, lo stesso problema de L'idealista: sembrano non condurre da alcuna parte, sono molto vaghi, evocativi, e mi hanno lasciata un po' perplessa al termine.

Lo stile dello scrittore, che avevo assaggiato ne Il grande dio Pan (e anche apprezzato), si riconferma in questa breve raccolta: sospeso fra l'allusione e il tacere la storia si tratteggia più con l'ombra che con la luce; è un chiaroscuro a volte molto preciso, che permette di intravedere esattamente quel tanto che basta perché il lettore abbia un piccolo sussulto interno, un moto a metà fra spavento e meraviglia. Altre volte, almeno per me, quanto dire e quanto tacere non è bilanciato a sufficienza e la scena finisce per essere sin troppo buia (L'idealistaNatura, Le cose sacre), ma in generale questi esercizi, queste piccole gemme, sono assolutamente di mio gradimento.

Avevo già notato anche la maestria di Machen nella descrizione di paesaggi e trovo conferma anche di questa poeticità, soprattutto all'inizio di un paio di racconti, Il roseto e Le cose sacre. Ancora una volta trovo una curiosa contrapposizione fra la precisione delle ambientazioni e i fatti della narrazione, vagheggiati, ma non raccontati.

Poi lentamente si mosse, aprì la finestra e guardò fuori. Dietro di lei, la stanza era immersa in una mistica semioscurità; sedie e tavoli fluttuavano come forme indistinte, e solo un tenue, illusorio scintillio proveniva dalle lune color talco sulle sontuose tende indiane che aveva tirato davanti alla porta. I drappi di seta gialla del letto non erano che tracce di colore, e il cuscino e le lenzuola bianche brillavano come una nuvola candida in un cielo lontano al crepuscolo.

Il cielo sopra Holborn era azzurro, e solo una piccola nuvola, metà bianca e metà dorata, fluttuava sospinta dal vento da ovest verso est. La strada si stendeva come una lunga navata nella luce piena dell'estate, e lontano, a occidente, dove le case sembravano convergere fino a toccarsi, s'innalzava, come un prezioso e misterioso tabernacolo, il tempio che custodisce le cose sacre.

A questo si aggiunge un apparato di immagini particolarmente curate, belle e guidate dal filo conduttore della mescolanza fra botanica floreale e anatomia umana; mi ripeto sempre nel lodare le grafiche, ma forse questo è il mio lavoro preferito.

Giudizio: ⭐⭐⭐

domenica 12 aprile 2026

La migliore raccolta di ABEditore? Grimorio

 Se ABEditore si caratterizza da sempre per una scelta curata dei testi, incorniciati da un apparato di immagini che evocano alla perfezione atmosfere gotiche e impreziosiscono i loro volumi, con Grimorio (370 pagine) per me si sono superati: probabilmente è il volume che preferisco fra quelli che ho letto della collana Ombre e creature. Protagonista di questa raccolta, ovviamente, è la strega.


Dopo una prefazione molto interessante sulla figura della strega, citando anche il saggio Il mostruoso femminile di Sady Doyle, il libro si divide in sezioni tematiche che raccolgono più racconti, ciascuna termina con un estratto di un opera di Walter Scott, Demonologia e stregoneria, che racconta antichi casi giudiziari su donne accusate di stregoneria.

La prima sezione, Sabba e riti include due racconti: Una storia di satanismo di Mrs. Hugh Fraser, la confessione di una ragazza all'amica che ripercorre una storia che mi è piaciuta moltissimo, e La notte della congrega di Wlliam Harrison Ainsworth, che in realtà è un breve brano di un romanzo più lungo (The Lancashire Witches); in quest'ultimo la scena, osservata di nascosto da due ragazze, è evocata e mi ha lasciata abbastanza indifferente, in realtà, probabilmente proprio per il suo essere stata separata dal contesto.

La sezione termina con estratti dal testo di Scott di lettere che descrivono persecuzioni e interrogatori avvenuti tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento.

La seconda sezione si intitola Stregonerie e incantesimi, comprende quattro racconti e parte da un racconto ambientato in una località esotica. Magia nera di Jessie Middleton racconta di un particolare maleficio che si perpetra a mezzo di un oggetto nell'India di inizio Novecento.

Il frassino di Montague Rhodes James, storia di una maledizione che perseguita più generazioni della famiglia Fell, è, secondo me, uno dei racconti più moderni della raccolta, anche se scritto nel 1904, soprattutto per il finale, molto più cinematografico che evocativo, come sono di solito la maggior parte dei racconti ottocenteschi.

La pietra del diavolo di Beatrice Heron-Maxwell è un altro dei racconti che mi è piaciuto un po' meno e anche questo è incentrato su un oggetto maledetto.

Al contrario, Testadipiuma di Nathaniel Hawthorne è uno dei racconti più belli e particolari della raccolta: è originale, molto divertente (anche se con un finale quasi malinconico) e con un certo grado di approfondimento psicologico dell'insolito protagonista.

Nell'estratto di Scott alla fine di questa sezione si accennano alcuni metodi di estorsione delle confessioni da parte delle Inquisizioni: la pesa della donna accusata a paragone di una Bibbia (se più leggera del volume sarebbe stata ritenuta colpevole - supposizione che si basava sul fatto che una strega per volare a cavallo di una scopa debba presumibilmente essere leggera; per fortuna non poteva essere così); il galleggiamento in acqua, molto più sadico e a prognosi infausta, basato sul presupposto che le innocenti sarebbero affogate, mentre le colpevoli di stregoneria si sarebbero salvate (dal Maligno o dalla repulsione per l'acqua)...fino all'esecuzione della condanna; infine la recita delle preghiere: una strega non avrebbe potuto recitarle correttamente, ma neanche una straniera. In questa sezione fa la sua apparizione anche Benvenuto Cellini, che racconta cosa gli mostrò un negromante.

La sezione Le streghe esordisce con un racconto che restituisce tutto il potere del fascino della strega: La strega della palude di Mrs. Marriott-Watson. Nella prefazione della raccolta è proprio una frase di questo racconto che viene citata per raccontare come la magia della donna superi le possibilità dell'aspetto materiale e spieghi come le vittime cadano preda dei malefici.

«ℌ𝔬 𝔩𝔞 𝔭𝔞𝔩𝔲𝔡𝔢 𝔫𝔢𝔩 𝔰𝔞𝔫𝔤𝔲𝔢» 𝔡𝔦𝔠𝔢 𝔞𝔫𝔠𝔬𝔯𝔞 𝔩𝔢𝔦, «𝔩𝔞 𝔭𝔞𝔲𝔯𝔞 𝔢 𝔩𝔞 𝔰𝔲𝔞 𝔫𝔢𝔟𝔟𝔦𝔞. 𝔓𝔢𝔫𝔰𝔞𝔠𝔦 𝔟𝔢𝔫𝔢 𝔭𝔯𝔦𝔪𝔞 𝔡𝔦 𝔤𝔦𝔲𝔯𝔞𝔯𝔪𝔦 𝔞𝔪𝔬𝔯𝔢, 𝔭𝔢𝔯𝔠𝔥é 𝔦𝔬 𝔰𝔬𝔫𝔬 𝔩𝔞 𝔫𝔲𝔟𝔢 𝔦𝔫 𝔲𝔫𝔞 𝔫𝔬𝔱𝔱𝔢 𝔰𝔱𝔢𝔩𝔩𝔞𝔱𝔞.» 

[...]  𝔉𝔲 𝔞𝔩𝔩𝔬𝔯𝔞 𝔠𝔥𝔢 𝔩𝔞 𝔭𝔞𝔷𝔷𝔦𝔞 𝔰'𝔦𝔪𝔭𝔞𝔡𝔯𝔬𝔫ì 𝔡𝔦 𝔪𝔢. «𝔇𝔬𝔫𝔫𝔞 𝔬 𝔰𝔱𝔯𝔢𝔤𝔞,» 𝔢𝔰𝔠𝔩𝔞𝔪𝔞𝔦, «𝔦𝔬 𝔳𝔢𝔯𝔯ò 𝔠𝔬𝔫 𝔱𝔢! ℭ𝔥𝔢 𝔦𝔪𝔭𝔬𝔯𝔱𝔞 𝔡𝔢𝔩 𝔡𝔬𝔩𝔬𝔯𝔢 𝔠𝔥𝔢 𝔣𝔲? 𝔓𝔯𝔬𝔰𝔠𝔦𝔲𝔤𝔞𝔪𝔦 𝔭𝔲𝔯𝔢 𝔠𝔬𝔪𝔢 𝔥𝔞𝔦 𝔣𝔞𝔱𝔱𝔬 𝔠𝔬𝔫 𝔮𝔲𝔢𝔩 𝔡𝔦𝔰𝔤𝔯𝔞𝔷𝔦𝔞𝔱𝔬, 𝔭𝔲𝔯𝔠𝔥é 𝔯𝔢𝔰𝔱𝔦 𝔞𝔩 𝔪𝔦𝔬 𝔣𝔦𝔞𝔫𝔠𝔬!»

Questo è il filo conduttore della raccolta e l'aspetto protagonista anche del brano L'altra sponda, forse il mio racconto preferito di tutta l'antologia, il più originale, probabilmente anche per via della particolare personalità dell'autore, Stanislaus Stenbock.

Meno memorabili, per me, i racconti Lo spettro della strega di un autore anonimo e Il gatto nero di Pedro Escamilla: il primo racconta la trasfigurazione di una strega, nel secondo l'ossessione del protagonista si concentra su un gatto.

Seguono due estratti da Demonologia e stregoneria, il primo brevissimo, e una lettera sui processi di Salem da Meraviglie del mondo invisibile di Cotton Mather.

L'ultima sezione si intitola Cacciatori di streghe, che comprende Il torturatore di streghe di Robert Anthony, dove il karma gioca un brutto scherzo al personaggio del giudice, Vendetta moresca di Vincente Blasco Ibanez, racconto che mi ha messo molta tristezza per il finale ineluttabile, e Una strega sul rogo di Mrs. Reynolds, racconto avventuroso e che conclude la raccolta con un po' di speranza.

Seguono due piccoli estratti (l'ultimo da Scott e un documento del 1600) e un appendice che comprende un resoconto sulle tecniche di tortura e la prima scena del IV atto del Macbeth di Shakespeare.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐

sabato 22 novembre 2025

La collana che ho meno apprezzato di ABEditore: Spettriana

 A differenza delle altre raccolte che ho letto di ABEditore, Spettriana (230 pag), almeno all'inizio, non mi stava entusiasmando. Perché?

Solo perché non mi aspettavo che (nella prima sezione) ci fossero non racconti, ma "testimonianze", non narrativa, ma leggenda o fatti tramandati "dall'antica Europa": quasi tutti stralci di leggende metropolitane tramandate nelle cronache d'epoca e non racconti, a eccezione degli ultimi.

Un saggio consistente sulle storie di fantasmi precede le storie, raggruppate in sezioni: spiriti molesti, case infestate, racconti di misteri che avvengono proprio al momento del passaggio, fantasmi legati al mare e, infine, all'amore.


Che ne è stato dei fantasmi dalla mano ammonitrice e dalla forma sfuggente, che domavano il cuore spavaldo del soldato e facevano svelare all’omicida, nello stupore del mezzogiorno, l’opera occulta della mezzanotte?

La prima sezione, ad esempio, contiene storie sei-settecentesche, ma si analizzano in questa raccolta tutti i topoi del genere, partendo anche da storie più lontane, per esempio mostrando che di racconti di case infestate da presenze che non trovano pace (almeno fino al giusto riposo dei resti) ne trattò anche Plinio il Giovane.

Altro topos utilizzatissimo, ritrovato in molti racconti gotici, è quello della comparsa del fantasma all'ora della morte, anche in luoghi distantissimi.

La parte successiva, quella dei racconti, mi è piaciuta di più, forse per la prosa più scorrevole e avvincente, per esempio mi è piaciuto un sacco quello sull'olandese volante, Vanderdecken's message home.

Uno chiese: "Ma dov'è? Non la vedo".

Un altro risponde: "Alla luce dell'ultimo lampo, non aveva una sola vela ripiegata: ma noi ne conosciamo la storia e sappiamo che nessuna vela la condurrà in porto".

Nella raccolta ho trovato anche due varianti di due racconti che avevo già letto in altro contesto: La monaca insanguinata, versione originale di un brano che avevo incontrato nel corso della lettura de Il monaco e una variante de La sposa cadavere, che ABEditore già aveva pubblicato nel volumetto di  Friedrich August Schulze.

L'ultima sezione è quella che riepiloga una serie di fantasmi che non erano tali. 

Si aggiungono alla raccolta, oltre a un apparato di immagini splendide e curate cornici all'inizio delle sezioni, un glossario e un (a metà fra serio e faceto) "Rimedi contro il timore degli spettri", che include:

  • Nel momento in cui crediamo di percepire coi sensi qualcosa di fuori dal comune, non bisogna mai prendere l'abitudine di rivolgere la nostra immaginazione verso le storie di spettri;
  • La maggior parte degli uomini, all'incirca, non ha mai sperimentato apparizioni, e quelli che ne hanno viste l'hanno fatto molto raramente: è dunque irragionevole averne paura tutte le notti.

Giudizio: ⭐⭐⭐

giovedì 23 ottobre 2025

Creature delle selve oscure di ABEditore

Creature delle selve oscure è un'altra delle curatissime raccolte di ABEditore che comprende otto racconti arricchiti di illustrazioni floreali e di creature del sogno e del mito.


La cosa nella foresta
di Bernard Capes mi è piaciuto molto, ha un bel colpo di scena e rimanda alle leggende e alle storie come quelle della bestia del Gévaudan.

L'Alloro di Mary Webb è un racconto quasi mistico, che narra di un legame fra le creature che dimorano negli stessi luoghi.

Compare nella raccolta anche un racconto di azione di Arthur Conan Doyle, Il demone della bottaia, ambientato in un'Africa misteriosa e scenario dell'arrivo di una presenza infestante nell'accampamento dei protagonisti.

Di Gustavo Adolfo Bécquer sono presentati due racconti, entrambi ambientati nelle valli del Moncayo: Gli occhi verdi, piuttosto classico, che vede un giovane di buona famiglia impazzire per gli occhi di una creatura incontrata nella foresta durante una battuta di caccia e Lo gnomo, particolarissimo per la struttura, che descrive la diversa reazione di due sorelle davanti alla stessa creatura misteriosa.

Anche di Hippolyte Sauvage sono inseriti due brevissimi testi: La fata della sorgente, che ha per protagonista una vendetta, e La quercia dei cacciatori, che ha per protagoniste delle creature con comportamenti molto simili a quelli delle baccanti.

Infine, forse il più inquietante della raccolta, ma molto bello, Acauã di Herculano Marcos Ingles de Sousa è a storia dell'influenza di una creatura portatrice di sventure, un leggendario grande uccello nero del Brasile, sulla vita di una famiglia.

GiudizioLa cosa nella foresta, Gli occhi verdiAcauã sono stati i miei racconti preferiti durante questa lettura, ma tutti i testi sono gradevoli e la raccolta è perfetta per l'atmosfera di una sera d'inverno, magari davanti a un bel fuoco.

domenica 19 ottobre 2025

Un'edizione bellissima per un autore misconosciuto: Il grande Dio Pan di Arthur Machen da Ippocampo edizioni

Settantasei anni dopo la pubblicazione di Frankenstein, Arthur Machen pubblicava Il grande dio Pan, insieme al piccolo racconto La luce interiore.


Si tratta di due testi incredibilmente simili, che hanno per protagonista donne misteriose, dai comportamenti e dagli sguardi fuori dal comune e un ambiente scientifico di contorno che molto rimanda a quel dottor Frankenstein che sperimentata nel suo laboratorio il confine fra vita e morte.

Il grande Dio Pan è un racconto più ricco e sviluppato, anche se in più momenti del tempo: una presenza accompagna ogni capitolo del libro, pur prendendo forme diverse e il lettore deve arrivare alla fine della storia per poter mettere insieme tutti i pezzi.
L'introduzione a questa mini raccolta di due scritti nel volume edito da L'Ippocampo è doppia: quella dell'autore, scritta in occasione del ventiduesimo anniversario dell'opera, e quella di Guillermo del Toro.

L'edizione offre inoltre ventisei tavole illustrate dall'artista paraguayano Samuel Araya e altri tre racconti: La storia del sigillo nero e La storia della polvere bianca, tratte da I tre impostori, raccolta introdotta nientemeno che da Jorge Luis Borges, e La piramide di fuoco. Al termine del volume è posta la postfazione di S.T. Joshi.
La storia della polvere bianca somiglia ai primi due di questa raccolta, mentre La storia del sigillo nero e La piramide di fuoco sono incentrate su un tipo molto particolare di leggende del folklore britannico, sul piccolo popolo.

Lo stile di Machen è molto suggestivo: tanto quanto è preciso nelle descrizioni di paesaggi, tanto è allusivo nel farti capire cosa si nasconde dietro la storia, senza mai svelarne una realtà concreta e materiale. Credo sia proprio questo tratto ad avermi affascinata tanto e ad avermi fatto apprezzare questi racconti, anche se non sono spaventosi.

Giudizio: ⭐⭐⭐ 1/2

mercoledì 9 aprile 2025

L'ospite di Dracula non mi ha convinta

 L'irlandese Bram Stoker (1847 – 1912) è noto principalmente per aver scritto Dracula nel 1897. Altre opere dell'autore sono meno note e, forse, c'è un motivo.

Tempo fa lessi nell'edizione Nero Press La tana del serpente bianco (The Lair of the White Worm, 1911) e rimasi abbastanza perplessa, in particolare dopo aver letto il finale e aver appurato che l'edizione era integrale e senza tagli.


Questa volta mi sono cimentata nella lettura della raccolta che prende il nome da L'ospite di Dracula: racconto ispirato a scritti di Sheridan Le Fanu e che avrebbe potuto essere il primo capitolo del romanzo che poi rese celebre Stoker. La storia, tuttavia prende fino a un certo punto: il focus è più sull'ambiente, sulla descrizione degli eventi atmosferici che non sugli accadimenti, che assumono un senso totalmente diverso solo con il plot twist delle ultime righe.

I racconti compresi all'interno sono quattro e, oltre al primo, sono presenti La Squaw, Il funerale dei topi e La casa del giudice, per un totale di appena cento o centoventi pagine (possiedo la raccolta in due edizioni: una recente della Newton Compton e la vintage 100 pagine 1000 lire).

La Squaw è un racconto brevissimo sulla vendetta, che assume tinte piuttosto crude e macabre, anche se era facile intuirne il finale.

Il funerale dei topi racconta una fuga da un ambiente squallido e di pericolo ed è il racconto che ho trovato più noioso e meno riuscito.

La casa del giudice è invece il classico racconto della casa infestata e, sinceramente, il racconto che ho preferito dei quattro, con un finale anche piuttosto inaspettato.

Devo ammettere con dispiacere che non ho trovato la lettura avvincente, a eccezione dell'ultimo racconto, che presenta una discreta suspense. Le atmosfere sono grottesche e orrorifiche, ma mi hanno confermato l'impressione tiepida sugli altri scritti di Stoker che mi ero fatta leggendo La tana del serpente bianco.

Giudizio: ⭐⭐ 1/2

domenica 9 febbraio 2025

Finalmente ho letto Il castello di Otranto

 Non so perché non lo avessi letto al liceo, quando si comincia a studiare il romanzo e ti spiegano che il primo romanzo storico è Ivanhoe (1819) di Walter Scott - che lessi allora con grande piacere - e il primo romanzo gotico è proprio Il castello di Otranto (1764) di Horace Walpole.

Non ne avevo neppure una copia in casa, finché non ho trovato la promozione Newton Compton di quest'estate e ne ho acquistata una che aveva una copertina molto graziosa e suggestiva.


Si tratta di un libriccino di circa cento pagine, che si legge in un pomeriggio autunnale, magari quando fuori piove.

Eppure, in così poche pagine, sono condensati gli stilemi di un genere che sarà fiorente e approfondito negli anni successivi alla sua pubblicazione: ci sono gli elementi soprannaturali, bizzarri e inquietanti, come giganti in armatura e parti di questa che si muovono di vita propria; ci sono maledizioni di famiglia, leggende; ci sono donne vessate e vergini sventurate; infine ci sono storie intrecciate e dalle coincidenze inverosimili, come in molti altri romanzi del periodo, a prescindere dal genere.

La trama ruota intorno a una profezia che aleggia intorno al casato di Manfredi, Principe di Otranto e che pare manifestare i suoi effetti il giorno delle nozze di suo figlio Corrado, amatissimo dall'uomo, quando eventi soprannaturali sconvolgono la cerimonia, con ripercussioni sulle vite dell'altra figlia, Matilda, della moglie, della promessa sposa di Corrado e di un giovane, che giunge al castello come guidato dal destino.

A oggi la scrittura di quest'opera potrebbe apparire un po' datata, almeno per gli espedienti narrativi, i valori, la caratterizzazione abbastanza povera dei personaggi, ma non per ritmo e struttura, quasi da thriller, che avrebbero da insegnare molto a certi scritti moderni.

Io mi sono molto divertita a leggere le trovate, originalissime per l'epoca, di Walpole e l'ho trovata una lettura piacevole, oltre che doverosa per la valenza storica che possiede.

Giudizio: ⭐⭐⭐

La casa disabitata: prova di una neogiallista

 Il romanzo La casa disabitata, pubblicato nel 1875, è un incrocio di generi letterari della scrittrice irlandese Charlotte Riddell, pubblicato in Italia da ABEditore (232 pagine) in un'edizione esteticamente intrigante e curata.


Perché un incrocio? Perché parte come racconto gotico, con una casa infestata da un fantasma, e vira verso il giallo, con un improvvisato detective che cerca di svelare il mistero di River Hall.

Premettiamo subito questo: il genere mistery è ancora agli albori nell'anno di pubblicazione di questa storia. Poe è morto da meno di venticinque anni e Wilkie Collins pubblica La donna in bianco nel 1859 e La pietra di luna nel 1968, romanzi anch'essi ancora ibridi, senza la classica struttura del giallo per come lo conosceremo nell' "Età d'oro". Visto dunque da un punto di vista di questo genere letterario, il romanzo può essere un po' deludente e ritengo sia più soddisfacente considerarlo un romanzo gotico. In questa veste il finale potrebbe lasciare comunque delle perplessità nel lettore, ma si perdona l'autrice con più facilità.

La storia è raccontata dal protagonista della storia, uno dei dipendenti dello studio di avvocati Craven, che si ritrova tra i clienti la giovanissima ereditiera Helena Elmsdale, assistita da un personaggio leggendario (e che da solo merita la lettura del romanzo), la zia Miss Blake. La fanciulla, già orfana di madre, si ritrova a ereditare la bellissima casa che aveva costruito suo padre alla morte di quest'ultimo, in circostanze sospette.

Dal momento di quella morte, tuttavia, nessuno riuscirà mai più ad abitare River Hall a lungo. Sarà Patterson, tuttavia, a voler far luce sul perché la comoda dimora desti tanti problemi a chi vi abita, anche per amore della bella Helena (molto vittoriano, no?).

La scrittura e l'atmosfera del romanzo a me sono piaciuti e l'ho letto tutto d'un fiato, ma sono rimasta tremendamente delusa dal finale: in primis, non me l'aspettavo, perché credevo che il racconto fosse andato in un'altra direzione; inoltre, ci sono proprio elementi che non tornano e sono stati dimenticati dall'autrice. Tuttavia, il libro si legge volentieri, regalando atmosfere piacevoli.

Giudizio: ⭐⭐⭐

Il glicine rampicante è la raccolta di racconti gotici femministi di ABEditore

 L'autrice americana Charlotte Perkins Gilman scrisse a cavallo fra XIX e XX secolo, dedicandosi a temi principalmente femministi, come l'indipendenza economica (e non) delle donne, la depressione post-partum, il divorzio, ma anche, successivamente, l'eutanasia.

Nella raccolta di ABEditore (146 pagine) è stata fatta una selezione di racconti ammantati di gotico, ma, in realtà, tutti con una sfumatura di denuncia sociale.


Il racconto che apre e battezza la raccolta è Il glicine rampicante, una storia di fantasmi molto classica, quasi Dickensiana, se non si nota che il dramma riguarda una ragazza il cui destino viene deciso dal padre. Altrettanto si può dire de La porta incustodita e La torre dei Clifford, apparentemente solo gotici, mentre ho trovato estremamente classico e senza note di femminismo La sedia a dondolo.

Tramite, invece, è un racconto brevissimo che non ha niente di soprannaturale, ma poche pagine bastano per restituire un grande senso di inquietudine. Si parla sempre della condizione della donna, sposata e costretta a posticipare ogni suo desiderio, autoconvincendosi che sia giusto così.

Se fossi un uomo è un racconto particolarissimo, specialmente considerando il periodo in cui è stato scritto, in cui una moglie si ritrova nei panni del marito ed entrambi si influenzano e scoprono nuovi modi di pensare.

Particolare è anche Quando ero una strega, che analizza cosa accadrebbe se i desideri di una donna fossero esauditi.

Mi sono piaciuti abbastanza questi racconti, ma la più straordinaria storia della raccolta è La carta da parati gialla. Questo è anche il racconto più famoso dell'autrice e quello che mi è piaciuto di più in assoluto, avendolo trovato straordinariamente ben riuscito ed efficace nello scopo che si era prefissa Perkins Gilman (spiegatoci in una breve nota alla fine).

In tutti questi scritti la componente psicologica è sempre presente ed è forse la cosa che mi è piaciuta di più nella scrittura, che ho trovato molto moderna per il periodo in cui ha vissuto l'autrice (1860-1935).

Giudizio: ⭐⭐⭐3/4


martedì 9 aprile 2024

Il mio primo apocrifo Holmesiano: Sherlock Holmes contro Dracula

Che cos'è questo titolo che suona come Godzilla vs King Kong?
No, non è una trashata. Lo aveva consigliato la bravissima Federica della pagina La stanza di Sherlock, che presenta costantemente una serie di spunti a cui è impossibile stare dietro, ma che vorrei leggere dal primo all'ultimo.
Si tratta di un romanzo breve, un apocrifo sulle gesta del detective dei detective, ossia Sherlock Holmes. Cos'è un apocrifo? Una narrazione su un personaggio letterario, ma scritta da un altro autore. 
Questo romanzo, dunque, non è di Arthur Conan Doyle, ma di Loren D. Estleman, grande appassionato delle avventure di Holmes e Watson, così appassionato che ne scrisse altre, fin da giovanissimo.

Il mio rapporto con Sherlock nasce da bambina, quando uscì la collana in edicola di Fabbri Editore con tutti i romanzi e i racconti scritti da Doyle e, a seguire, dai suoi "eredi". Non ho mai letto l'intero canone (ovvero le opere originarie, scritte dal vero creatore del personaggio), poiché ho letto solo tre romanzi su quattro e due raccolte di racconti su cinque, ma ho, certo, cominciato molto male il mio rapporto con gli scritti apocrifi. Mi fu regalato anni fa una raccolta, I casi orientali di Sherlock Holmes di Ted Riccardi, che non dovettero piacermi, poiché li interruppi a pagina 56/383. Se lo avessi terminato lo avrei considerato il primo apocrifo, ma non è andata così.
Devo dire, però, che la lettura del racconto lungo/romanzo breve di Estleman mi ha riconciliato con questa parte della letteratura, tanto che ne ho acquistati altri tre, da provare, tra cui il famoso La soluzione al sette percento (uno, pare, dei più famosi in assoluto) di Nicholas Meyer, del 1973, di poco precedente il pastiche di Estleman, del 1978.


Del resto nessuno meglio dello scrittore di gialli e western del Michigan, oggi settantenne, avrebbe potuto compiere meglio questa impresa: fu uno dei pochi autori a cui la figlia di Doyle concesse il "permesso" di continuare a pubblicare opere tratte dalla materia del padre. Vi rimando all'intervista sulla pagina di Federica, per saperne di più.

Venendo alla storia, mi piace molto il lavoro che ha compiuto Estleman. Riflettendo sul fatto che la storia di Dracula (1897), di Bram Stoker, è ambientata nella Londra del 1890, lo scrittore si è accorto che la venuta del Nosferatu nella capitale inglese non sarebbe potuta essere ignorata dal detective apparso sulle scene nel 1887. Inserendo, dunque, i due personaggi nello stesso universo narrativo, per forza di cose, si sarebbero dovuti incontrare.
Rispettando, con pochi accorgimenti (lasciando a una disputa tra i due narratori delle due distinte versioni, quella di Watson e quella del Professor Van Helsing, la discussione sulle date, col pretesto che il Professore intendeva negare l'aiuto ricevuto da Holmes), la trama di Dracula e lo stile di Doyle, Estleman ricostruisce il contributo di Sherlock Holmes alla sconfitta del Principe delle tenebre. Nei retroscena in cui i personaggi di Stoker non interagiscono col vampiro, infatti, resta lo spazio di manovra per farlo rapportare proprio al detective e al suo fedele compare.

La storia originale non è, quasi per niente, alterata e viene data per scontata. Questo breve romanzo (182 pagine, in Italia edito da Gargoyle), dunque, è solo un'integrazione, molto avvincente e che io ho trovato perfettamente in linea con la scrittura degli altri testi originali. In particolare, l'atmosfera e i personaggi di Watson e Holmes mi sembrano veramente rispettati, fatti rivivere. Mi è sembrato meno riuscito il Conte Dracula, che non mi sarei aspettata di vedere nella veste in cui compare sul pianerottolo del 221B di Baker Street. A dirla tutta, dover far collimare la nuova avventura col canone Stokeriano costringe un po' Dracula a non comportarsi come il più grande Male del mondo (idea che ci siamo fatti di lui dal romanzo dell'irlandese). Potrebbe annientare i suoi due nuovi nemici, ma non lo fa (questo un pochino mi stride).

A breve mi attende il prossimo di questo autore, Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr Holmes.

Giudizio: Davvero apprezzato ⭐⭐⭐⭐

Alcuni titoli della collana Piccoli Mondi di ABEditore

 La casa editrice ABEditore si caratterizza per la pubblicazione di opere e racconti classici, goticheggianti o misteriosi, in una veste grafica molto bella. Sono libri illustrati, molto curati anche nella scelta dei caratteri e l'attenzione alla decorazione va dalla prima alla quarta di copertina, passando per la seconda, la terza e per tutte le pagine che lo compongono.

La collana Piccoli Mondi, che qui ho già portato con L'avvelenatrice di Alexandre Dumas, si compone di sedici piccoli volumetti (per ora) in formato 16 x 10 (cm), alcuni non più disponibili all'acquisto.

Durante la settimana dal 1 al 7 aprile, per smaltire un po' di libri, a seguito di alcuni acquisti compulsivi, ho portato a termine una piccola sfida: la lettura di sette libri in sette giorni. Ne ho approfittato per leggere, naturalmente, testi brevi, tra cui tre dei Piccoli Mondi che avevo ricevuto o comprato da Natale a ora.


Partiamo da La Sposa Cadavere, l'ultima pubblicazione di questa collana, che ha una copertina stupenda, interamente bianca, con la prima decorata in bassorilievo, per dare l'idea di una trina da abito da sposa, pur nascondendo i dettagli del volto di una sposa e di un teschio in alto e, rispettivamente, a sinistra e a destra.

Friedich August Schulze è stato uno scrittore tedesco, vissuto a cavallo fra Settecento e Ottocento, famoso per Il libro dei fantasmi. La raccolta Fantasmagoriana, invece, comprendeva quattro brani di altri autori e quattro suoi testi, tra cui La sposa cadavere; era a disposizione dei quattro scrittori che, nell'estate del 1816, dovevano riuscire a passare il tempo a Villa Diodati. Nel famoso Anno senza estate Lord Byron, il suo segretario John Polidori, il suo amico Percy Shelley e la moglie di questi, Mary, ebbero la pessima idea di soggiornare in Svizzera, dove non trovarono il clima desiderato, ma freddo e pioggia. Lessero quelle storie di fantasmi e Byron propose anche una competizione tra loro per scriverne. Successivamente, solo Il vampiro di Polidori e Frankenstein di Mary Shelley videro la luce, ma furono quelle storie di fantasmi a dare l'ispirazione e il là per la loro composizione.

La trama è meno lineare di quanto ci si aspetterebbe da un racconto così breve e intreccia tre livelli di narrazione. Abbiamo la classica introduzione ottocentesca di una storia, aopera di un narratore, un Marchese, non meglio definito, ma stavolta non solo mezzo narrativo, bensì personaggio, a sua volta.

Il Marchese ci racconta una visita a un suo amico, il Conte Globoda, che ha recentemente perso una delle sue figlie, Hildegarde, gemella di Libussa, dalla quale si distingueva solo per una voglia a forma di fragola. A questa storia principale, che vedrà Libussa corteggiata dal Duca Marino, si intreccia una terza storia spettrale, anche questa raccontata dal Marchese ai commensali di Globoda. Malgrado questo triplo piano di racconti, molto ben architettato e davvero godibile, il tema è quello della sposa cadavere, che torna a tormentare i fidanzati infedeli. Il fantasma della sposa, tuttavia, è accompagnato anche da altre presenze soprannaturali.

Dire di più è impossibile, tranne consigliare di leggerlo (sono solo una settantina di pagine, a cui si aggiungono un'introduzione e una postfazione della traduttrice). Aggiungo solo che il film d'animazione di Tim Burton, che si sarà senz'altro ispirato per il concetto, in realtà poco ha a che fare con la trama di questo racconto. Il film di Burton, infatti, prende soprattutto ispirazione da Il dito, racconto scritto da un rabbino nel Cinquecento, ma rimaneggiato nei secoli seguenti.

Giudizio: per me veramente un racconto molto riuscito ⭐⭐⭐⭐


Il secondo libriccino che ho letto in questa challenge primaverile è L'altra metà delle fiabe, a cura di Antonella Castello. Si tratta di un confronto acritico tra tre coppie di racconti.

La prima parte delle fiabe, infatti, contiene tre fiabe di Charles Perrault, molto note, pubblicate nel 1697 ne I racconti di mamma Oca e qui presentati nella traduzione di Carlo Collodi: La bella addormentata nel bosco, Il gatto con gli stivali e Cenerentola. Sono, come sappiamo, brevissime storie che presentano una morale istruttiva per il pubblico di bambini (e adulti) che le ascoltavano.

La seconda parte delle fiabe, invece, nella traduzione dal napoletano della stessa curatrice, che firma anche l'introduzione e la nota finale al testo, sono la controparte precedente delle stesse tre fiabe. Gianbattista Basile, infatti, aveva pubblicato il suo Lo cunto de li cunti, o Pentamerone, nel 1634. In questo caso il pubblico non è certamente quello infantile e non vi è morale, bensì una conclusione quasi cinica, un motteggio. I racconti sono Sole, Luna e Tania (che già presenta una situazione praticamente di necrofilia, che forse non turbava il pubblico Seicentesco, come, invece, turba noi), Cagliuso e, infine, Gatta Cenerentola.

Le somiglianze fra i racconti è evidente, specialmente per il secondo. Io ho preferito leggerli alternando la fiaba francese e, subito dopo, la controparte napoletana, anziché leggere in ordine la prima parte del libro, seguita dalla seconda. Le altre due fiabe si discostano maggiormente per andamento della storia, ma la materia è chiaramente comune. Per gusto attuale, i racconti di Basile sono quasi ostici, più volgari rispetto alla trasposizione più tarda. In ogni caso, soprattutto il primo racconto, per quanto a lieto fine, in entrambe le versioni è abbastanza truce, per via dell'orchessa (parte che viene rimossa totalmente, per esempio, nell'adattamento disneyano).

Giudizio: un confronto molto istruttivo ⭐⭐⭐


Il racconto della vecchia balia
di Elizabeth Gaskell (nata Stevenson), autrice cara a Dickens, che le commissionò questo racconto come strenna natalizia sulla sua rivista Household Words, è un breve racconto di una sessantina di pagine, che pertanto si legge in pochissimo tempo.

La storia accadde alla balia e alla sua protetta, i cui figli sono ora gli auditori di questa novella spettrale. Protagonista della vicenda, oltre agli umani coinvolti, è anche l'antica casa, dove si trasferiscono la balia e la sua infante, e che ha ospitato una tragedia, che rivive negli spiriti di coloro che ne furono un tempo gli attori e le vittime. Troppo piccolo è il testo per dire di più, rischiando di sciupare il senso di mistero che il racconto vuole portare.

La traduttrice fa notare (nella nota alla traduzione e postfazione, che seguono il racconto) alcuni piccoli errori, poco importanti, commessi dalla scrittrice, che in effetti si notano nella lettura, confondendo un po' il lettore. Devo dire, comunque, che non mi è piaciuto, in questa edizione, trovare la terza di copertina dedicata alla curatrice del testo, senza nessuna pagina che ospitasse una piccola biografia della Gaskell (stessa cosa che è accaduta con L'altra metà delle fiabe, dove sarebbero state due le bio da includere, anche condensate in poche righe). Ne La sposa cadavere la stessa terza di copertina era divisa fra autore e traduttrice, così come lo è nel prossimo racconto, La storia segreta di una contessa irlandese.

Giudizio: un racconto gotico riuscito e che mi è molto piaciuto ⭐⭐⭐ 1/2


Concludo questa carrellata con un altro micro racconto di circa 80 pagine (più postfazione), letto durante una sfida analoga a questa primaverile, ma compiuta solo a metà, stavolta, nel periodo di Halloween (sì, oltre alla pila della vergogna dei libri da leggere, ho anche quella dei libri di cui parlare). Si tratta de La storia segreta di una contessa irlandese di Joseph Sheridan Le Fanu, autore conosciutissimo per i racconti di fantasmi (e di vampiri, considerando il suo più famoso Carmilla), anche se questo, in particolare, non contiene spettri, ma ha comunque caratteristiche gotiche, come il topos della fanciulla imprigionata e in pericolo.

La copertina è, per me, bellissima nella sua semplicità: per cominciare ha un tono di blu molto gradevole. Il disegno di una ragnatela ospita un ragno con un teschio per corpo, ma il dettaglio che preferisco sono le scritte in oro del titolo e dell'autore e il disegno di un fiore, sempre in oro, che si sovrappone al teschio.

Anche le illustrazioni interne sono bellissime e mi piace che la corrispondenza della protagonista abbia un font corsivo speciale per differenziarsi dal resto del testo.

Il racconto è in prima persona: in una lettera rinvenuta dopo la sua morte, Lady Margaret racconta a un amico la sua avventura triste e pericolosa, accadutale dopo la morte del padre, quando fu posta sotto la tutela dello zio, che ha per lei programmi molto foschi.

Esattamente come nel caso de Il racconto della vecchia balia, l'introduzione alla storia ci rovina un po' l'effetto di sapere come si conclude la vicenda (poiché, parzialmente, lo sappiamo fin dall'inizio - probabilmente il lettore ottocentesco andava rassicurato fin da subito). Devo però dire che questo non toglie nulla al pathos e alla suspense dei due racconti. Questo, soprattutto, dopo un'introduzione un po' lenta, ha un ritmo incalzante e il lettore (o, per lo meno, io) ha necessità di leggerselo tutto d'un fiato per scoprire come va a finire. Mi è sembrato scritto con molta maestria. La sensazione che mi ha restituito è un po' quella del thriller Hitchcockiano ante litteram.

Giudizio: ⭐⭐⭐ 1/2

martedì 28 novembre 2023

Che genere di romanzo è Il monaco di Matthew Gregory Lewis?

 Il Monaco di Matthew Gregory Lewis è un libro ben strano.


Se Lewis, diplomatico inglese coevo e conoscente di Byron e Shelley, non l'avesse scritto in dieci settimane, durante le quali si trovava all'Aja, i vari stili che si ravvedono nelle tre parti che lo compongono avrebbero fatto pensare a una genesi molto più lunga.

Critici letterari più competenti di me hanno già esposto il perché questo romanzo sia stato a lungo dimenticato prima che tornasse in auge per gli elementi gotici che lo caratterizzano. Così spiega Mario Praz nell'introduzione -tutta spoiler- che si legge già sulla quarta di copertina dell'edizione Einaudi del 1970 che ho preso in biblioteca per partecipare a un gruppo di lettura sul romanzo gotico, per l'appunto.

L'edizione non brilla neanche per la traduzione. Comunque vuoi per colpa di questa, vuoi perché era proprio Lewis che scriveva così, questo libro mi sembra proprio diviso in tre parti completamente diverse, ma andiamo in ordine.

La storia verte su tre "coppie" di personaggi principali, introdotti un po' per volta nel primo volume. Da un lato abbiamo la storia di Lorenzo de Medina, che si innamora della bella Antonia, figlia di Elvira, moglie di un nobile ripudiato dal padre proprio per via del suo matrimonio; dall'altro abbiamo Raimondo de las Cisternas, proprio cognato di Elvira, innamorato di Agnese, sorella di Lorenzo. Per l'appunto e casualmente, le strade di queste coppie si incrociano e il romanzo racconta le loro disavventure. La terza coppia di personaggi, che chiude il quadro, è quella del religioso da cui deriva il titolo del libro e del suo complice e tentatore. L'avvio del primo capitolo, infatti, ci mostra un cappuccino Ambrosio, venerato come santo a Madrid, che predica nella chiesa dove (che casualità proprio!) si conoscono Lorenzo e Antonia. Alternata a quella degli altri personaggi, si dipana nel libro anche la sua storia: quella di una perdizione. Da uomo considerato puro, illibato, estraneo a tentazioni e al peccato, a poco a poco precipita in una spirale sempre più profonda e ripida di corruzione. Procedendo in modo graduale Ambrosio cede prima a peccati più lievi, poi via via più gravi, preceduti da esitazione, tentennamento e seguiti da rimorso e costrizione, ma questi sempre minori man mano che perde il rispetto di Dio e del mondo. Vedendo che nel peccare non riceve punizione, rinnega uno alla volta i suoi primordiali ideali, vigliaccamente pensando che comunque ha "solo fatto questo" o "solo fatto anche quest'altro", ma che tutto sommato non va tanto male.

Mi è piaciuta la descrizione di questo processo, proprio graduale, di compromissione della sua integrità, in precedenza tanto vantata. Tuttavia la parte che ho preferito nel romanzo è quella cavalleresca-avventurosa che riguarda Raimondo e che comprende tutti i capitoli terzo e quarto. Questa limitata parte è simile ai romanzi di cappa e spada e, come genere, mi ha fatto tornare in mente Ivanohe o certe parti dei Promessi Sposi (che non è di molto successivo e che riguardo la Monaca di Monza può persino essere stato influenzato) o dei Tre Moschettieri, eccetto che per l'introduzione del primo degli elementi gotici, una storia di spettri.

Nei capitoli precedenti, soprattutto nel secondo, ma anche nella descrizione delle sensazioni di fronte ad Ambrosio, a essere proprio onesti, ci ho trovato alcune caratteristiche dell'harmony (che poi è il motivo per cui è stato messo da parte e considerato uno scandalo ai tempi in cui fu scritto). Questa parte l'ho trovata scritta male, con un brutto stile e non mi è piaciuta per niente.

Il libro però poi cambia ancora e col terzo volume diventa improvvisamente molto crudo (e lo diventa sempre più) e si susseguono una serie di orrori ai quali non ero preparata, dato il tono molto diverso dei capitoli precedenti, che mi avevano appunto fatto pensare alla classica storia cavalleresca in cui tutto sembra andar per il peggio, ma alla fine arrivano i buoni e la situazione volge al meglio. Alla fine l'ordine delle cose è ripristinato, ma non come mi sarei aspettata. 

Riguardo alle idee che Lewis lascia trapelare nella scrittura, o che per lo meno a me è sembrato di cogliere, da un lato abbiamo una certa avversione nei confronti delle figure religiose, qua rappresentate in buona parte come corrotte, cattive e ipocrite, fintamente devote, ma in realtà operanti solo per proprio tornaconto, per ricchezza o comunque contro i principi della vera religione. Il biasimo sembra comunque comprendere anche la superstizione, la credenza in santoni o reliquie magiche.

"Sapendo che tra coloro che cantavano le lodi del loro Dio con tanta dolcezza ve ne erano alcune che ammantavano con la devozione i più orrendi peccati, i loro inni non gli ispiravano che abominio per tanta ipocrisia. [...] Il suo buonsenso gli aveva rivelato gli artifici religiosi, la grossolana assurdità dei loro miracoli, dei loro prodigi, delle loro false reliquie."

Dall'altro lato c'è un tema che non poteva essere trattato diversamente per l'epoca in cui è stato scritto. A un certo punto è messa in bocca a una donna una frase che sarebbe stata molto all'avanguardia:

"Colpa hai detto? In cosa consiste, la nostra, se non nell'opinione di un mondo malevolo?"

Peccato che il personaggio è condannato dalla narrazione: si tratta di una strega, di una tentatrice, da ritenere colpevole e da punire. E questa colpevolizzazione della libertà femminile (anche se il contesto è più complesso di come lo descrivo adesso, limitandomi per non fare spoiler - a differenza di Einaudi) cade anche su un altro personaggio. Se dapprima è descritto un rapporto pre-matrimoniale individuando nell'uomo il seduttore, dopo è la moglie a dover rassicurare il marito che non l'avrebbe mai più ceduto a certe brame. Inoltre ogni macchia, ogni colpa di una donna in questo senso non è perdonata. Le prove sono cancellate. Non c'è altra soluzione a parte un matrimonio riparatore e se non può esserci, è il personaggio che è cancellato.

Qua ancora mi viene in mente che l'autore scrivendo abbia stabilito via via cosa far capitare e che non avesse le idee chiare inizialmente. Così si spiegherebbe il brusco cambio di stile e perché una certa situazione che era sempre stata sventata, poi invece si è concretizzata (lasciandomi sbigottita). Ci sono poi alcuni personaggi inseriti all'inizio e mai più comparsi e anche personaggi non introdotti inizialmente e poi calati in tutta fretta e fatti accettare al lettore a forza, per sistemare il cambio di rotta.

A cambiare con estrema velocità sono anche i sentimenti dei personaggi, quelli di Ambrosio soprattutto, che è proprio volubile, rendendosi quasi ridicolo, un vero fantoccio preda di ogni istinto, di ogni colpo di vento, sempre più forte della sua volontà, dei suoi cosiddetti principi.

Venendo agli elementi gotici, questi sì, ci sono: dapprima solo nella narrazione di Raimondo, un elemento isolato. Poi compare la magia (nera naturalmente). Infine donne sepolte vive come se piovesse.

La scrittura è comunque scorrevole e nel narrare l'azione Lewis è stato abile a tenere il lettore incollato alla pagina. Oltretutto l'autore cambia il focus su un personaggio proprio sul più bello. La storia ricorda un po' una telenovela spagnola per qualche dinamica familiare e sentimentale, peccato che poi volga in tragedia. La stessa ambientazione spagnola forse non è un caso: fatti così incresciosi era meglio farli apparire distanti ed esotici.

Giudizio: se non si fosse capito non m'era piaciuto. Si salva certo qualcosa, soprattutto la scorrevolezza e la presa delle vicende. Volevo davvero conoscere la fine delle vicende di Raimondo. Tuttavia non mi è piaciuta per niente la prima parte e sono rimasta turbata dalla terza. La novità o la bontà rappresentata dall'atmosfera gotica non mi basta a salvare questo pasticcio di generi.

martedì 27 dicembre 2022

Natale con i fantasmi: una raccolta di racconti moderni ma non troppo

 Usciti un anno fa, questi otto moderni racconti per lo più hanno un'ambientazione vittoriana, quasi gotica e li ho letti per la maratona di lettura di questo dicembre, la Guforeadathon italiana, che si tiene ormai da qualche anno durante le vacanze natalizie e pasquali.

Uno studio in bianco e nero di Bridget Collins: un uomo prende in affitto una casa, rimasto colpito dall'aspetto straordinario della dimora e del giardino, ma a un prezzo molto accomodante...

L'inquilina di casa Thwaite di Imogen Hermes Gowar: una donna in fuga dal marito, insieme al proprio figlio, trova rifugio in una casa appartenuta al padre dove nella notte si avverte un'altra presenza.

I cantori delle anguille di Natasha Pulley: questo racconto mette in scena i personaggi che la scrittrice ha creato per L'orologiaio di Filigree Street, tra cui Mori, che ha poteri di chiaroveggenza, ma si accorge che c'è un luogo di cui non riesce a vedere le trame future, così vi si reca insieme ad altri personaggi de L'orologiao.

Lily Wilt. Ovvero, del giglio appassito di Jess Kidd: al fotografo commemorativo, Walter Pemble, capita di prestare servizio all'esposizione di una giovane donna bellissima e inattaccabile dai segni della morte.

La sedia di Chillingham di Laura Purcell: un incidente di cavallo costringe Evelyn su una sedia a rotelle appartenuta al padre del futuro sposo della sorella, morto in circostanze misteriose.

Sempreverdi di Natale di Andrew Michael Hurley: un uomo in punto di morte si presenta a chiedere l'aiuto di un uomo di fede, perché vuol farsi perdonare le cattive azioni con cui aveva ripagato una coppia di brave persone che lo avevano soccorso un tempo.

Isolamento di Kiran Millwood Hargrave: nella famiglia Blake è usanza che le puerpere trascorrano in isolamento i primi nove giorni post-partum, ma una strega minaccia l'incolumità del figlio della nuova neo-mamma.

Mostro di Elizabeth Macneal: Victor Crisp, fresco sposo e studioso di paleontologia, sta cercando di compiere una scoperta che possa elevarlo agli onori della Royal Society.


Mi sono piaciuti? Alcuni di più, altri meno, ma sono scritti bene e riescono a essere sinistri ed efficaci. Quelli che meno ho apprezzato sono proprio quelli più moderni, Sempreverdi di Natale, che comunque è molto forte e mi ha fatto abbastanza effetto, e I cantori delle anguille, quest'ultimo anche per via dei personaggi, che avendo già delle dinamiche avviate in un'opera precedente, che non ho letto, mi ha fatto sentire un po' esclusa. Il mio preferito è quello forse più classico, dal finale più scontato, ma ugualmente subdolo, La sedia di Chillingham. Mi ha molto colpito per la tematica della depressione post-partum anche Isolamento, mi è proprio piaciuto e l'ho trovato estremamente crudele.

Giudizio: nel compenso una buona raccolta di racconti che intrattengono senza noia, con alti e bassi ⭐⭐⭐