Se ABEditore si caratterizza da sempre per una scelta curata dei testi, incorniciati da un apparato di immagini che evocano alla perfezione atmosfere gotiche e impreziosiscono i loro volumi, con Grimorio (370 pagine) per me si sono superati: probabilmente è il volume che preferisco fra quelli che ho letto della collana Ombre e creature. Protagonista di questa raccolta, ovviamente, è la strega.
Dopo una prefazione molto interessante sulla figura della strega, citando anche il saggio Il mostruoso femminile di Sady Doyle, il libro si divide in sezioni tematiche che raccolgono più racconti, ciascuna termina con un estratto di un opera di Walter Scott, Demonologia e stregoneria, che racconta antichi casi giudiziari su donne accusate di stregoneria.
La prima sezione, Sabba e riti include due racconti: Una storia di satanismo di Mrs. Hugh Fraser, la confessione di una ragazza all'amica che ripercorre una storia che mi è piaciuta moltissimo, e La notte della congrega di Wlliam Harrison Ainsworth, che in realtà è un breve brano di un romanzo più lungo (The Lancashire Witches); in quest'ultimo la scena, osservata di nascosto da due ragazze, è evocata e mi ha lasciata abbastanza indifferente, in realtà, probabilmente proprio per il suo essere stata separata dal contesto.
La sezione termina con estratti dal testo di Scott di lettere che descrivono persecuzioni e interrogatori avvenuti tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento.
La seconda sezione si intitola Stregonerie e incantesimi, comprende quattro racconti e parte da un racconto ambientato in una località esotica. Magia nera di Jessie Middleton racconta di un particolare maleficio che si perpetra a mezzo di un oggetto nell'India di inizio Novecento.
Il frassino di Montague Rhodes James, storia di una maledizione che perseguita più generazioni della famiglia Fell, è, secondo me, uno dei racconti più moderni della raccolta, anche se scritto nel 1904, soprattutto per il finale, molto più cinematografico che evocativo, come sono di solito la maggior parte dei racconti ottocenteschi.
La pietra del diavolo di Beatrice Heron-Maxwell è un altro dei racconti che mi è piaciuto un po' meno e anche questo è incentrato su un oggetto maledetto.
Al contrario, Testadipiuma di Nathaniel Hawthorne è uno dei racconti più belli e particolari della raccolta: è originale, molto divertente (anche se con un finale quasi malinconico) e con un certo grado di approfondimento psicologico dell'insolito protagonista.
Nell'estratto di Scott alla fine di questa sezione si accennano alcuni metodi di estorsione delle confessioni da parte delle Inquisizioni: la pesa della donna accusata a paragone di una Bibbia (se più leggera del volume sarebbe stata ritenuta colpevole - supposizione che si basava sul fatto che una strega per volare a cavallo di una scopa debba presumibilmente essere leggera; per fortuna non poteva essere così); il galleggiamento in acqua, molto più sadico e a prognosi infausta, basato sul presupposto che le innocenti sarebbero affogate, mentre le colpevoli di stregoneria si sarebbero salvate (dal Maligno o dalla repulsione per l'acqua)...fino all'esecuzione della condanna; infine la recita delle preghiere: una strega non avrebbe potuto recitarle correttamente, ma neanche una straniera. In questa sezione fa la sua apparizione anche Benvenuto Cellini, che racconta cosa gli mostrò un negromante.
La sezione Le streghe esordisce con un racconto che restituisce tutto il potere del fascino della strega: La strega della palude di Mrs. Marriott-Watson. Nella prefazione della raccolta è proprio una frase di questo racconto che viene citata per raccontare come la magia della donna superi le possibilità dell'aspetto materiale e spieghi come le vittime cadano preda dei malefici.
«ℌ𝔬 𝔩𝔞 𝔭𝔞𝔩𝔲𝔡𝔢 𝔫𝔢𝔩 𝔰𝔞𝔫𝔤𝔲𝔢» 𝔡𝔦𝔠𝔢 𝔞𝔫𝔠𝔬𝔯𝔞 𝔩𝔢𝔦, «𝔩𝔞 𝔭𝔞𝔲𝔯𝔞 𝔢 𝔩𝔞 𝔰𝔲𝔞 𝔫𝔢𝔟𝔟𝔦𝔞. 𝔓𝔢𝔫𝔰𝔞𝔠𝔦 𝔟𝔢𝔫𝔢 𝔭𝔯𝔦𝔪𝔞 𝔡𝔦 𝔤𝔦𝔲𝔯𝔞𝔯𝔪𝔦 𝔞𝔪𝔬𝔯𝔢, 𝔭𝔢𝔯𝔠𝔥é 𝔦𝔬 𝔰𝔬𝔫𝔬 𝔩𝔞 𝔫𝔲𝔟𝔢 𝔦𝔫 𝔲𝔫𝔞 𝔫𝔬𝔱𝔱𝔢 𝔰𝔱𝔢𝔩𝔩𝔞𝔱𝔞.»
[...] 𝔉𝔲 𝔞𝔩𝔩𝔬𝔯𝔞 𝔠𝔥𝔢 𝔩𝔞 𝔭𝔞𝔷𝔷𝔦𝔞 𝔰'𝔦𝔪𝔭𝔞𝔡𝔯𝔬𝔫ì 𝔡𝔦 𝔪𝔢. «𝔇𝔬𝔫𝔫𝔞 𝔬 𝔰𝔱𝔯𝔢𝔤𝔞,» 𝔢𝔰𝔠𝔩𝔞𝔪𝔞𝔦, «𝔦𝔬 𝔳𝔢𝔯𝔯ò 𝔠𝔬𝔫 𝔱𝔢! ℭ𝔥𝔢 𝔦𝔪𝔭𝔬𝔯𝔱𝔞 𝔡𝔢𝔩 𝔡𝔬𝔩𝔬𝔯𝔢 𝔠𝔥𝔢 𝔣𝔲? 𝔓𝔯𝔬𝔰𝔠𝔦𝔲𝔤𝔞𝔪𝔦 𝔭𝔲𝔯𝔢 𝔠𝔬𝔪𝔢 𝔥𝔞𝔦 𝔣𝔞𝔱𝔱𝔬 𝔠𝔬𝔫 𝔮𝔲𝔢𝔩 𝔡𝔦𝔰𝔤𝔯𝔞𝔷𝔦𝔞𝔱𝔬, 𝔭𝔲𝔯𝔠𝔥é 𝔯𝔢𝔰𝔱𝔦 𝔞𝔩 𝔪𝔦𝔬 𝔣𝔦𝔞𝔫𝔠𝔬!»
Questo è il filo conduttore della raccolta e l'aspetto protagonista anche del brano L'altra sponda, forse il mio racconto preferito di tutta l'antologia, il più originale, probabilmente anche per via della particolare personalità dell'autore, Stanislaus Stenbock.
Meno memorabili, per me, i racconti Lo spettro della strega di un autore anonimo e Il gatto nero di Pedro Escamilla: il primo racconta la trasfigurazione di una strega, nel secondo l'ossessione del protagonista si concentra su un gatto.
Seguono due estratti da Demonologia e stregoneria, il primo brevissimo, e una lettera sui processi di Salem da Meraviglie del mondo invisibile di Cotton Mather.
L'ultima sezione si intitola Cacciatori di streghe, che comprende Il torturatore di streghe di Robert Anthony, dove il karma gioca un brutto scherzo al personaggio del giudice, Vendetta moresca di Vincente Blasco Ibanez, racconto che mi ha messo molta tristezza per il finale ineluttabile, e Una strega sul rogo di Mrs. Reynolds, racconto avventuroso e che conclude la raccolta con un po' di speranza.
Seguono due piccoli estratti (l'ultimo da Scott e un documento del 1600) e un appendice che comprende un resoconto sulle tecniche di tortura e la prima scena del IV atto del Macbeth di Shakespeare.
Giudizio: ⭐⭐⭐⭐

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