Andrea Camilleri non è solo Montalbano e non è solo Vigata.
L'autore siciliano del mio cuore, uomo di multiforme ingegno e scrittura, ha spaziato nella sua carriera tra innumerevoli generi, ha scritto oltre un centinaio di opere, oltre che sceneggiature televisive e per il teatro ha anche diretto.
Tra le sue opere per il teatro, piccolina e, quasi, recente (2018) c'è Conversazione su Tiresia (Sellerio, 64 pagine), che del personaggio mitologico vuole dare una panoramica a tutto tondo, dimostrandone, nella carrellata di apparizioni nella storia delle arti, l'immortalità (come vuole il mito).
«Chiamatemi Tiresia. Per dirla alla maniera dello scrittore Melville, quello di Moby Dick. Oppure Tiresia sono, per dirla alla maniera di qualcun altro.
Zeus mi diede la possibilità di vivere sette esistenze e questa è una delle sette. Non posso dirvi quale.
Qualcuno di voi di certo avrà visto il mio personaggio su questo stesso palco negli anni passati, ma si trattava di attori che mi interpretavano.
«Oggi sono venuto di persona perché voglio raccontarvi tutto quello che mi è accaduto nel corso dei secoli e per cercare di mettere un punto fermo nella mia trasposizione da persona a personaggio».
Partendo dalle varianti del mito che danno alternative versioni della sua storia, arrivando alle rappresentazioni fedeli o ispirate al personaggio che sono state realizzate in anni più recenti (Eliot, Pasolini, Levi...) Camilleri ci mostra come Tiresia nel corso degli anni si è adattato, trasformato, fino a trasfigurarsi del tutto (del resto quale personaggio meglio di lui - che visse, secondo il mito, parte della vita come uomo e parte come donna - potrebbe farlo?), ma è rimasto nel panorama dell'arte: è sopravvissuto e il mondo continua a chiacchierare (per lo più male) di lui.
Questo monologo dell'indovino cieco fu interpretato dallo stesso Camilleri (che era già cieco anche lui e che ci avrebbe lasciati poco più di un anno dopo) al Teatro Greco di Siracusa l'11 giugno 2018. Fu ripreso per essere trasmesso anche al cinema e in Rai pochi mesi dopo (e in replica il giorno della morte dell'autore), messa in onda a cui assistetti e alla cui regia partecipò Roberto Andò.
Il testo è una dissertazione tra il filosofico e l'umoristico ed è reso molto piacevole dalla scrittura di Camilleri: se siete appassionati di mitologia o di teatro, ve lo consiglio senza dubbio. Se amate l'autore empedoclino è imprescindibile.
Giudizio: ⭐⭐⭐

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