sabato 25 aprile 2026

Arrampicarsi sulla Luna con Italo Calvino: Le Cosmicomiche

 La scrittura di Calvino è sempre stata capace di incollarmi alle pagine come un incantesimo e sono sempre stata meravigliata dalla sua abilità descrittiva. Calvino è capace di raccontare il fantastico, il meraviglioso, l'onirico come se fosse semplice, quotidiano, perfettamente plausibile.

Questa raccolta è straordinaria, forse la più bella di quelle che ho letto dell'autore, perché vira verso il fantascientifico, ma resta narrativa: lo scrittore tratta nuove scoperte della scienza, dell'astronomia ma solo come trampolino di lancio per la fantasia. E io ne sono rimasta estasiata, completamente stupefatta dall'originalità, sopraffatta dalla bellezza delle sue parole precise e dal fascino di una fantasia sconfinata.

L'immagine di una scala che da una barca viene appoggiata alla luna per raggiungerla è gioco e poesia e mi ha commossa per la sua semplice bellezza.

Le Cosmicomiche (Mondadori, 160 pagine)

Con questo spirito divertito e sognante Calvino immagina la creazione della materia, dei colori, del concetto di sé e del desiderio di essere unici al mondo e di dare una certa immagine di sé al mondo (in questo senso il racconto Anni luce è pirandelliano), del gioco e del baro, dell'amore e della gelosia.

Buio pesto era - confermò il vecchio Qfwfq - io ero bambino ancora, me ne ricordo appena. Stavamo lì, al solito, co babbo e la mamma, la nonna Bb'b, certi zii venuti in visita, il signor Hnw, quello che poi diventò un cavallo, e noi pià piccoli. Sulle nebule, mi pare d'averlo raccontato già altre volte, si stava come chi dicesse coricati, insomma appiattiti, fermi fermi, lasciandosi girare dalla parte dove girava. Non che giacesse all'esterno, m'intendete? sulla superficie della nebulosa; no: lì faceva troppo freddo; si stava sotto, come rincalzati in uno strato di materia fluida e granulosa.

Il narratore, Qfwfq, ricorda le sue incarnazioni nelle varie epoche del mondo, da quando il cosmo era ancora da formarsi, alla scomparsa dei dinosauri.

Ispirato da questi racconti Luca Marinelli ha portato a teatro nella stagione 2025-26 La cosmicomica vita di Q, alla cui proiezione ho assistito a Firenze al Teatro della Pergola. Stavo leggendo l'opera proprio al momento in cui ho assistito alla rappresentazione e l'ho trovato molto distante dall'opera originale, principalmente perché il teatro non ha i mezzi per un ghirigoro fantastico come lo sono Le Cosmicomiche.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐ 1/2

L'ultima espressione del cantore cieco di Porto Empedocle: Conversazione su Tiresia

 Andrea Camilleri non è solo Montalbano e non è solo Vigata.

L'autore siciliano del mio cuore, uomo di multiforme ingegno e scrittura, ha spaziato nella sua carriera tra innumerevoli generi, ha scritto oltre un centinaio di opere, oltre che sceneggiature televisive e per il teatro ha anche diretto.

Tra le sue opere per il teatro, piccolina e, quasi, recente (2018) c'è Conversazione su Tiresia (Sellerio, 64 pagine), che del personaggio mitologico vuole dare una panoramica a tutto tondo, dimostrandone, nella carrellata di apparizioni nella storia delle arti, l'immortalità (come vuole il mito).

«Chiamatemi Tiresia. Per dirla alla maniera dello scrittore Melville, quello di Moby Dick. Oppure Tiresia sono, per dirla alla maniera di qualcun altro.

Zeus mi diede la possibilità di vivere sette esistenze e questa è una delle sette. Non posso dirvi quale.

Qualcuno di voi di certo avrà visto il mio personaggio su questo stesso palco negli anni passati, ma si trattava di attori che mi interpretavano.

«Oggi sono venuto di persona perché voglio raccontarvi tutto quello che mi è accaduto nel corso dei secoli e per cercare di mettere un punto fermo nella mia trasposizione da persona a personaggio».


Partendo dalle varianti del mito che danno alternative versioni della sua storia, arrivando alle rappresentazioni fedeli o ispirate al personaggio che sono state realizzate in anni più recenti (Eliot, Pasolini, Levi...) Camilleri ci mostra come Tiresia nel corso degli anni si è adattato, trasformato, fino a trasfigurarsi del tutto (del resto quale personaggio meglio di lui - che visse, secondo il mito, parte della vita come uomo e parte come donna - potrebbe farlo?), ma è rimasto nel panorama dell'arte: è sopravvissuto e il mondo continua a chiacchierare (per lo più male) di lui.

Questo monologo dell'indovino cieco fu interpretato dallo stesso Camilleri (che era già cieco anche lui e che ci avrebbe lasciati poco più di un anno dopo) al Teatro Greco di Siracusa l'11 giugno 2018. Fu ripreso per essere trasmesso anche al cinema e in Rai pochi mesi dopo (e in replica il giorno della morte dell'autore), messa in onda a cui assistetti e alla cui regia partecipò Roberto Andò.

Il testo è una dissertazione tra il filosofico e l'umoristico ed è reso molto piacevole dalla scrittura di Camilleri: se siete appassionati di mitologia o di teatro, ve lo consiglio senza dubbio. Se amate l'autore empedoclino è imprescindibile.

Giudizio: ⭐⭐⭐

domenica 12 aprile 2026

La migliore raccolta di ABEditore? Grimorio

 Se ABEditore si caratterizza da sempre per una scelta curata dei testi, incorniciati da un apparato di immagini che evocano alla perfezione atmosfere gotiche e impreziosiscono i loro volumi, con Grimorio (370 pagine) per me si sono superati: probabilmente è il volume che preferisco fra quelli che ho letto della collana Ombre e creature. Protagonista di questa raccolta, ovviamente, è la strega.


Dopo una prefazione molto interessante sulla figura della strega, citando anche il saggio Il mostruoso femminile di Sady Doyle, il libro si divide in sezioni tematiche che raccolgono più racconti, ciascuna termina con un estratto di un opera di Walter Scott, Demonologia e stregoneria, che racconta antichi casi giudiziari su donne accusate di stregoneria.

La prima sezione, Sabba e riti include due racconti: Una storia di satanismo di Mrs. Hugh Fraser, la confessione di una ragazza all'amica che ripercorre una storia che mi è piaciuta moltissimo, e La notte della congrega di Wlliam Harrison Ainsworth, che in realtà è un breve brano di un romanzo più lungo (The Lancashire Witches); in quest'ultimo la scena, osservata di nascosto da due ragazze, è evocata e mi ha lasciata abbastanza indifferente, in realtà, probabilmente proprio per il suo essere stata separata dal contesto.

La sezione termina con estratti dal testo di Scott di lettere che descrivono persecuzioni e interrogatori avvenuti tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento.

La seconda sezione si intitola Stregonerie e incantesimi, comprende quattro racconti e parte da un racconto ambientato in una località esotica. Magia nera di Jessie Middleton racconta di un particolare maleficio che si perpetra a mezzo di un oggetto nell'India di inizio Novecento.

Il frassino di Montague Rhodes James, storia di una maledizione che perseguita più generazioni della famiglia Fell, è, secondo me, uno dei racconti più moderni della raccolta, anche se scritto nel 1904, soprattutto per il finale, molto più cinematografico che evocativo, come sono di solito la maggior parte dei racconti ottocenteschi.

La pietra del diavolo di Beatrice Heron-Maxwell è un altro dei racconti che mi è piaciuto un po' meno e anche questo è incentrato su un oggetto maledetto.

Al contrario, Testadipiuma di Nathaniel Hawthorne è uno dei racconti più belli e particolari della raccolta: è originale, molto divertente (anche se con un finale quasi malinconico) e con un certo grado di approfondimento psicologico dell'insolito protagonista.

Nell'estratto di Scott alla fine di questa sezione si accennano alcuni metodi di estorsione delle confessioni da parte delle Inquisizioni: la pesa della donna accusata a paragone di una Bibbia (se più leggera del volume sarebbe stata ritenuta colpevole - supposizione che si basava sul fatto che una strega per volare a cavallo di una scopa debba presumibilmente essere leggera; per fortuna non poteva essere così); il galleggiamento in acqua, molto più sadico e a prognosi infausta, basato sul presupposto che le innocenti sarebbero affogate, mentre le colpevoli di stregoneria si sarebbero salvate (dal Maligno o dalla repulsione per l'acqua)...fino all'esecuzione della condanna; infine la recita delle preghiere: una strega non avrebbe potuto recitarle correttamente, ma neanche una straniera. In questa sezione fa la sua apparizione anche Benvenuto Cellini, che racconta cosa gli mostrò un negromante.

La sezione Le streghe esordisce con un racconto che restituisce tutto il potere del fascino della strega: La strega della palude di Mrs. Marriott-Watson. Nella prefazione della raccolta è proprio una frase di questo racconto che viene citata per raccontare come la magia della donna superi le possibilità dell'aspetto materiale e spieghi come le vittime cadano preda dei malefici.

«ℌ𝔬 𝔩𝔞 𝔭𝔞𝔩𝔲𝔡𝔢 𝔫𝔢𝔩 𝔰𝔞𝔫𝔤𝔲𝔢» 𝔡𝔦𝔠𝔢 𝔞𝔫𝔠𝔬𝔯𝔞 𝔩𝔢𝔦, «𝔩𝔞 𝔭𝔞𝔲𝔯𝔞 𝔢 𝔩𝔞 𝔰𝔲𝔞 𝔫𝔢𝔟𝔟𝔦𝔞. 𝔓𝔢𝔫𝔰𝔞𝔠𝔦 𝔟𝔢𝔫𝔢 𝔭𝔯𝔦𝔪𝔞 𝔡𝔦 𝔤𝔦𝔲𝔯𝔞𝔯𝔪𝔦 𝔞𝔪𝔬𝔯𝔢, 𝔭𝔢𝔯𝔠𝔥é 𝔦𝔬 𝔰𝔬𝔫𝔬 𝔩𝔞 𝔫𝔲𝔟𝔢 𝔦𝔫 𝔲𝔫𝔞 𝔫𝔬𝔱𝔱𝔢 𝔰𝔱𝔢𝔩𝔩𝔞𝔱𝔞.» 

[...]  𝔉𝔲 𝔞𝔩𝔩𝔬𝔯𝔞 𝔠𝔥𝔢 𝔩𝔞 𝔭𝔞𝔷𝔷𝔦𝔞 𝔰'𝔦𝔪𝔭𝔞𝔡𝔯𝔬𝔫ì 𝔡𝔦 𝔪𝔢. «𝔇𝔬𝔫𝔫𝔞 𝔬 𝔰𝔱𝔯𝔢𝔤𝔞,» 𝔢𝔰𝔠𝔩𝔞𝔪𝔞𝔦, «𝔦𝔬 𝔳𝔢𝔯𝔯ò 𝔠𝔬𝔫 𝔱𝔢! ℭ𝔥𝔢 𝔦𝔪𝔭𝔬𝔯𝔱𝔞 𝔡𝔢𝔩 𝔡𝔬𝔩𝔬𝔯𝔢 𝔠𝔥𝔢 𝔣𝔲? 𝔓𝔯𝔬𝔰𝔠𝔦𝔲𝔤𝔞𝔪𝔦 𝔭𝔲𝔯𝔢 𝔠𝔬𝔪𝔢 𝔥𝔞𝔦 𝔣𝔞𝔱𝔱𝔬 𝔠𝔬𝔫 𝔮𝔲𝔢𝔩 𝔡𝔦𝔰𝔤𝔯𝔞𝔷𝔦𝔞𝔱𝔬, 𝔭𝔲𝔯𝔠𝔥é 𝔯𝔢𝔰𝔱𝔦 𝔞𝔩 𝔪𝔦𝔬 𝔣𝔦𝔞𝔫𝔠𝔬!»

Questo è il filo conduttore della raccolta e l'aspetto protagonista anche del brano L'altra sponda, forse il mio racconto preferito di tutta l'antologia, il più originale, probabilmente anche per via della particolare personalità dell'autore, Stanislaus Stenbock.

Meno memorabili, per me, i racconti Lo spettro della strega di un autore anonimo e Il gatto nero di Pedro Escamilla: il primo racconta la trasfigurazione di una strega, nel secondo l'ossessione del protagonista si concentra su un gatto.

Seguono due estratti da Demonologia e stregoneria, il primo brevissimo, e una lettera sui processi di Salem da Meraviglie del mondo invisibile di Cotton Mather.

L'ultima sezione si intitola Cacciatori di streghe, che comprende Il torturatore di streghe di Robert Anthony, dove il karma gioca un brutto scherzo al personaggio del giudice, Vendetta moresca di Vincente Blasco Ibanez, racconto che mi ha messo molta tristezza per il finale ineluttabile, e Una strega sul rogo di Mrs. Reynolds, racconto avventuroso e che conclude la raccolta con un po' di speranza.

Seguono due piccoli estratti (l'ultimo da Scott e un documento del 1600) e un appendice che comprende un resoconto sulle tecniche di tortura e la prima scena del IV atto del Macbeth di Shakespeare.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐