giovedì 15 gennaio 2026

Fred Vargas è tornata...col botto: recensione di Sulla pietra

 A sei anni di distanza dall'ultimo romanzo, Il morso della reclusa, Fred Vargas torna (in realtà nel 2023, sono io che arrivo tardi) col suo commissario Jean-Baptiste Adamsberg.

In Italia Sulla pietra (Einaudi, 472 pagine) è uscito nel 2024, ma io ho atteso l'autunno del 2025 per leggerlo. Perché?

Perché i precedenti due libri con protagonista Adamsberg (Il morso della reclusa e Tempi Glaciali) non mi avevano fatto impazzire: l'atmosfera e i personaggi mi sembrava avessero meno mordente e le storie erano forse poco convincenti nella risoluzione. Ho quindi tentennato un po' prima di iniziare l'ultimo lavoro dell'autrice francese, ma sono stata felicissima di scoprire che era tornata con un prodotto godibile e interessante nella trama.


Sulla pietra mi ha tenuta avvinta per tutta la lettura: la storia è stuzzicante e il ritmo molto alto, comprendendo molta azione, oltre alla parte più riflessiva che caratterizza il commissario del XIIIº arrondissement di Parigi.

Riguardo ai personaggi, in questo capitolo spicca (come sempre, va detto - è una delle mie preferite -) Violette Retancourt, che accompagna in trasferta Adamsberg, Vyrenc, Mercadet e Noël in un paesino della Normandia, quando un caso, originariamente non di competenza del nostro, viene poi assegnato alla squadra del XIIIº arrondissement. Una delle caratteristiche di Vargas è proprio la cura con cui tratteggia i personaggi, dai principali ai secondari.

A Louviec sta capitando qualcosa di strano: risuonano nella notte i passi di un'ombra ferale. Si dice che sia il fantasma dello Zoppo, che batte il suo bastone sulla pietra, annunciando la morte prossima di qualcuno. Quando tocca, effettivamente, al gigantesco guardiacaccia di Louviec e alcuni indizi sembrano condurre al nipote del poeta Chateaubriand, il commissario del paese, Frank Matthieu, ammaliato dalla recente conoscenza di Jean-Baptiste Adamsberg per un altro caso, si convince che il solo a poter vedere oltre le apparenze e imboccare la strada giusta sia proprio lo Spalatore di nuvole, nomignolo conquistato per la dedizione del commissario all'introspezione.

Osservatore attento non solo dei luoghi del delitto o dell'aspetto dei sospettati, ma anche dei loro caratteri e comportamenti, Adamsberg sembra sempre distratto da un pensiero apparentemente fuori luogo; potrebbero sembrare intuizioni le sue (che normalmente nei gialli mi infastidiscono), ma in realtà si tratta di un costante rimuginare del protagonista su certi dettagli, tutti forniti al lettore, fino a rimettere a posto il quadro d'insieme e a trovare la soluzione.

Adamsberg è lento e indolente, ma quando occorre è deciso e prevede meglio di ogni altro collega eventi e controreazioni da adottare. Il commissario divide il resto del mondo: c'è chi lo sottovaluta, non comprendendo o condividendo i suoi metodi (anche fra i più stretti collaboratori, alcuni dei quali controbilanciano proprio le sue mancanze) e chi ha fede assoluta nelle sue capacità, nella sua mente elusiva, alternativa, rimanendo affascinato dalla sua persona, ma soprattutto dai suoi modi, distaccati per alcuni aspetti ed empatici al tempo.

- Non posso restare nascosto, Matthieu. Devo stravagare. Devo andare sul mio dolmen.

- Devi?

- Proprio così. Sono le bolle, le idee vaghe. Stanno risalendo dal fondo melmoso. Si muovono, si incrociano, si scontrano. Non posso permettermi di trascurarle troppo a lungo, altrimenti torneranno a rintanarsi in fondo al lago.

Anche in questo caso il nostro segue vie alternative, piste eccentriche, psicologiche; rispetto ad altri casi che ho letto della serie, secondo me, è più facile arrivare alla soluzione anche come lettrice (o forse sono migliorata come lettrice di gialli). La storia mi ha davvero avvinta e mi ha fatto tornare a provare quella sensazione di benessere fra le pagine di un libro che fa dire "non vedo l'ora di rimettermi a leggere".

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐

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