Sul viso da prugna secca di lei apparve la preoccupazione. Da prugna secca...Jason si corresse mentalmente. Non era giusto. Il suo viso avvizzito, decise. Si avvicinava di più alla realtà.
Quanto si possono odiare le donne per parlarne così?
Premettendo che non sono appassionata di fantascienza e nemmeno fan di Blade Runner (anche se ho visto pure il sequel, 2049), il romanzo Scorrete lacrime, disse il poliziotto di Philip K. Dick non mi ha solo lasciata indifferente, l'ho proprio detestato e per due ottime ragioni.
Il primo motivo, facile immaginarlo dalla mia introduzione, è il maschilismo, decisamente pesante. Il secondo motivo, direttamente connesso al precedente, è che, a parte quello, nel romanzo non c'è nient'altro.
Ma di che parla questo libro?
All'inizio del racconto, ambientato in una realtà distopica in cui vige uno stato di polizia, Jason Taverner è un tracotante bellimbusto convinto di essere bello e bravo solo lui, famoso musicista con uno show in tv e per di più geneticamente superiore in quanto "Sei", e che si arroga la possibilità di avere tutte le amanti che desidera senza che ci siano conseguenze.
Quando una conseguenza, tuttavia, c'è, succede qualcosa. Jason si risveglia a un certo punto senza documenti (enorme problema in questa specifica realtà) e scopre che non esiste per tutto il resto del mondo.
Relativamente alla trama, al (mancato) rapporto fra questo primo fatto e i successivi e al finale che, a mio modesto modo di vedere, non spiega in modo convincente cosa sia successo, resto perplessa, ma devo ricordarmi che non è un giallo, bensì fantascienza (e forse non mi basta lo stesso). Tuttavia, arrivata in fondo al libro, non era tanto il finale il problema, quanto quello che non c'era stato prima.
Nel romanzo di Dick succede poco o nulla, c'è una stasi completa, che mi ha parecchio irritata, annoiata, financo esasperata. Sintetizzando brutalmente, si intervallano le conversazioni del protagonista con donne da cui è attratto, cinque o sei donne diverse, con quelle con i poliziotti che stanno investigando su di lui (puntualmente, dopo ogni incontro con una donna, poi viene ripescato e riascoltato nuovamente da membri diversi o anche dallo stesso generale della Polizia). Jason passa da un colloquio all'altro, trasportato solo da poliziotti o da donne, ma non dalla sua volontà: lui non fa proprio niente. Certo, è impossibilitato a compiere grandi spostamenti perché è rintracciabile e, senza documenti, ha poche possibilità di sparire, ma non agisce da ribelle o da partigiano, non ha un piano, vive alla giornata, non agisce proprio.
Non solo, non avviene nessun cambiamento nemmeno all'interno del protagonista: è borioso all'inizio della storia e pensa di poter trattare il genere femminile come carte di carne collezionabili e lo è anche nell'epilogo del racconto. La perdita dello status quo non comporta nessun mutamento in lui, tranne la temporanea scomodità di essere un ricercato.
Ma veniamo al punto che mi ha totalmente disgustata: lo squallore dei rapporti uomo-donna in questo romanzo (già, perché il problema non è limitato nemmeno al protagonista; persino l'incesto qui non ha nessun'altra motivazione se non quella del desiderio).
Ogni singolo personaggio femminile che compare è descritto solo in termini estetici: se è bella, come è fisicamente, che attenzione dà al suo aspetto, che effetto produce negli uomini e quanto è desiderabile. La funzione è solo quella del desiderio carnale (sei donne!! e per ciascuna il protagonista sente attrazione!!).
Inoltre sono tutte connotate in modo negativo in un certo senso: ninfomani, sporche, isteriche, brutte, preda dei loro istinti, squilibrate, squallide...al contrario, gli uomini possono essere cattivi, avversari, ma sono razionali e fanno il loro lavoro.
Potrebbe salvarsi l'ambientazione, ma di solito è esattamente quella che non mi piace nel genere fantascienza, quindi salto a piè pari l'argomento.
Conclusione: ho odiato pochi romanzi come questo ⭐


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