domenica 22 febbraio 2026

Uno dei primi noir impegnati italiani: Venere privata

 Venere privata di Giorgio Scerbanenco, che ho letto (a onor del vero) in un'edizione usata Garzanti abbastanza bruttina (246 pagine) è il mio primo approccio al grande romanziere e giornalista ucraino-italiano che nel secondo Dopoguerra è stato uno dei grandi innovatori della narrativa italiana in generale (poiché scriveva per diversi generi, dal rosa al western) e del noir in particolare. Scerbanenco raccontava nei suoi romanzi quella Milano così iconica, produttiva e in crescita, illustrandone i suoi lati più oscuri e introducendo in quel mondo "bene" la criminalità organizzata. Scerbanenco, così come altri autori del suo calibro (Sciascia, Fruttero-Lucentini) contribuirono a spostare il filone del giallo italiano verso il noir e verso un certo impegno politico e sociale, con influenze che arrivano fino ai giorni nostri. I gialli con protagonista Duca Lamberti saranno d'ispirazione per esempio a Carlo Lucarelli, come più volte ricordato dall'autore emiliano.


Venere privata
si prende il suo tempo per restituire al lettore un'atmosfera molto precisa, decadente e offuscata dal crimine, in una Milano che non è affatto "così bene".

Persino il protagonista è una figura molto grigia, un uomo di ottimi principi, che si scontra con quello che pensa la società: un medico radiato dall’albo, con una sorella in difficoltà da mantenere e che pertanto accetta un incarico molto particolare dal ricco ingegner Auseri: disintossicare il figlio dall'alcol. Lamberti capisce subito che quella dipendenza apparsa dal nulla è il sintomo di qualcosa di più grosso e quando riesce a trovare la causa scatenante, l'improbabile coppia inizia delle indagini su un crimine avvenuto un anno prima, scendendo nell'abisso della prostituzione privata, di ambienti degradati, solitudini, relazioni malate, fiumi di alcol: l'estetica di Scerbanenco è decadente, non quella di una città in fermento. 

A me è piaciuta moltissimo la penna del giornalista, mi è piaciuta questa ambientazione malaticcia e triste, mi è piaciuto Lamberti, che è, sì, un uomo che si sente fallito, e anche ruvido, disilluso, in certi momenti persino impaurito, per via di quel che ha passato e per il peso delle responsabilità che si prende, ma anche fine di pensiero e capace di leggere le persone tanto bene da calamitarle. Così accade a Davide Auseri e così accade a uno dei personaggi che mi è piaciuto di più: Livia.

Per l'epoca e la società di allora, Livia è una donna controtendenza, stupendamente intelligente e curiosa, senza schemi fissi e, soprattutto, molto coraggiosa.

Il finale del romanzo mi ha sorpresa, ma non così tanto: è un mondo cattivo e Scerbanenco non lo edulcora. Nella vita vera le cose possono andare male e vanno male.

Avviso doveroso: siamo in un'Italia completamente diversa da quella di oggi e tra italiani molto diversi da quelli che siamo (si spera almeno). I valori degli anni Sessanta (1966 per la precisione) erano quelli e (per fortuna) sono estremamente distanti dai nostri. Il metro di giudizio da adottare deve tenerne conto perché si rischia di rimanere scioccati per l'utilizzo di certi termini (più che forti) e di alcuni comportamenti, se ci si dimentica che ciò che oggi è normale, in realtà è il risultato di anni di sensibilizzazione e di sforzi per i diritti sociali.

Giudizio: a me è piaciuto davvero molto per approfondimento psicologico dei personaggi e ambientazione, nebbiosa e decadente. ⭐⭐⭐⭐

mercoledì 4 febbraio 2026

Un vero giallo cozy ambientato nel Lecchese: Morte in grigio chiaro

 Mi è stata proposta in anteprima la lettura di Morte in grigio chiaro (156 pag) dalla casa editrice indipendente Incipit 23 e ne sono rimasta subito incuriosita. Durante la lettura è stato un vero piacere scoprire che l'esordiente scrittrice, Clara Prandi, non sembra affatto alle prime armi. Dal 7 febbraio lo trovate online e in libreria (sarà presentato con l'autrice alla libreria di Incipit 23 a Milano -  Via Casoretto, 42 alle ore 18).


Due vite antitetiche, quelle di Carlotta, architetta sposata a un uomo sempre vestito in grigio chiaro del Nord, e quella di Tonino, ladro calabrese dal carattere molto più passionale. Eppure, in quella vacanza di Carlotta a Tropea scatta la passione, che avrà delle conseguenze. Quando Carlotta torna alla sua ordinaria vita, condotta separatamente da quella del marito, ormai da anni, Tonino la segue, un po' per amore e un po' perché sa che lei detesta due quadri di quel marito collezionista, due quadri, però, che valgono una fortuna. Tonino spera in un ultimo colpo che gli cambi la vita, ma il venerdì del colpo, anziché trovare la casa vuota come aveva capito dall'amante, trova il corpo senza vita del marito.

Per coincidenza, guardie e ladri di Tropea si sono trasferiti tutti in provincia di Lecco e a indagare su questo omicidio è un amico d'infanzia di Tonino, il maresciallo Vincenzo Pepe.

Pepe è un uomo soddisfatto della sua vita e del suo lavoro e nelle indagini ci mette impegno, pazienza ed empatia. Le indagini occupano la fetta più cospicua del romanzo e ci mostrano gli indizi e i processi mentali del nostro maresciallo (esattamente come dovrebbe fare un giallo), in equilibrio fra correttezza e necessità di aprire porte per le quali i protocolli potrebbero non avere la chiave.

Ho trovato la lettura molto piacevole, per la scorrevolezza della lettura, il personaggio di Pepe, per l'ironia che permea le pagine, descrivendo in modo pungente i personaggi (anche se soprattutto le donne, che hanno quasi tutte dei difetti caratteriali, di pensiero, di aspetto) e rimanendo leggero nel tono. Oltre a una maggiore critica sulle sospettate che i sospettati, l'unica altra cosa curiosa che ho trovato è stata questa sottolineatura della stranezza di pagare con la carta di credito piccole cifre. Non sono riuscita a spiegarmela, dal momento che il romanzo è ambientato ai nostri giorni e pensavo che questa avversione fosse stata superata una buona decina di anni fa, trovandola oggi una pratica normale, persino in alcune zone del Sud Italia (e mi pare strano sia rimasta questa preferenza per il contante proprio al Nord).

Di solito il giallo italiano stenta ad essere cozy, anche quando dichiara di appartenere al genere, limitandosi a creare personaggi che, come Montalbano, amano mangiare. In questo mistery il comfort non è dovuto solo alla caratteristica di Pepe di apprezzare la buona cucina di sua moglie, ma al tono generale, all'assenza di drammaticità; soprattutto, rispetto ad altre letture precedenti, è presente la seconda componente del binomio, ossia ci si trova davanti a un giallo vero.

Giudizio: complessivamente è una lettura davvero gradevole ⭐⭐⭐