Una delle letture che ho preferito quest'anno, sicuramente nel genere Mistery, ma non solo, è Omicidio fuori stagione di Arwin J. Seaman (pseudonimo di un noto giallista italiano che sta giocando con noi lettori nel fingersi un autore di thriller nordici).
Il primo capitolo di questa serie di sei episodi ambientata in una sperduta isoletta chiamata Liten (fra Svezia e Danimarca) è raccontato dal punto di vista dell'ufficiale della Scientifica Henning Olsen, uomo meticoloso, capace, un po' arrogante e rancoroso nei confronti della sua ex, la poliziotta Annelie Lindahl, che lascia carriera e fidanzato per Liten (o per qualcos'altro). L'occasione per fare i conti con quanto rimasto in sospeso fra i due è uno sconcertante rinvenimento nel bel mezzo del lago di questa isola turistica. Una giovane, un atto terribile, da cui parte un'indagine ingovernabile dai poliziotti dell'isola; così Olsen e il fotografo Kaj Bak ne restano coinvolti e non solo loro: la figlia del capo della polizia locale, Malin, adolescente irrequieta, sarà un punto nodale di una vicenda dall'epilogo a sorpresa.
Perché mi è piaciuto così tanto?
Il romanzo è davvero scorrevole da leggere: ha una buona prosa, un efficace uso della suspense, la vicenda è avvincente e per tutto il periodo di lettura non vedevo l'ora di rimettermi a leggere a ogni momento libero (e questo non sempre mi succede, non più - i romanzi che mi fanno questo effetto ricevono un immediato bonus).
Nella costruzione della suspense ha me ha fatto tantissimo pensare a Carlo Lucarelli, soprattutto il Lucarelli narratore, prima che il giallista (che spesso pone accento su ambientazione o personaggi, anziché sull'aspetto thriller, e dicendo questo penso alle serie di De Luca e Coliandro e meno a quella di Grazia Nigro).
Ho trovato molto buono anche il lavoro sui personaggi: non sono buoni o cattivi nella semplificazione che spesso si fa nel giallo - italiano in particolar modo -; sono grigi, sono imperfetti (ci ho rivisto qualcosa di Coliandro). Il protagonista o Malin hanno alcuni lati detestabili, Kaj nasconde sorprese (ed è diventato il mio personaggio preferito), Annalie è indecifrabile; anche i personaggi minori hanno una caratterizzazione precisa e non scontata. Le motivazioni stesse dei personaggi non sono sempre limpide e lineari.
L'ambientazione stessa è un personaggio: ha un'anima a cui alcuni personaggi danno la colpa di tutto e che alcuni invece giustificano. Liten è quasi una camera chiusa (giallisticamente parlando), è una mini Cabot Cove per qualche verso, contemporaneamente inquietante per i pericoli che si corrono e confortevole perché diviene familiare al lettore (ospita i protagonisti, anche gli sconosciuti diventano visi ricorrenti).
Giudizio: ⭐⭐⭐⭐

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