venerdì 11 settembre 2026

Perdersi nei meandri del tempo con Carlo Rovelli...e forse ritrovarsi

Avevo un certo timore ad approcciare la lettura de L'ordine del tempo di Carlo Rovelli e l'ho rimandata per diversi mesi per quanto fossi incuriosita. Non vi siete mai chiesti perché percepiamo tempi più brevi o più lunghi nelle vostre attese? Avete mai pensato di cercare la spiegazione nella fisica oltre che nella filosofia?


A differenza di Sette brevi lezioni di fisica, la cui genesi partiva da articoli divulgativi scritti sul Sole 24 Ore, questo si tratta di un vero e proprio saggio, ma avevo torto a dubitare delle abilità comunicative di Rovelli.

Il fisico veronese è molto chiaro nelle spiegazioni e ci guida passo passo (quasi sempre) nei meandri delle teorie prima filosofiche e poi fisiche che hanno cercato nei secoli di vedere e quantificare ciò che non vediamo.

Il saggio si articola in tre parti, durante le quali si sfidano le concezioni di tempo di Aristotele, Newton e Einstein (e non solo).

Nella prima parte Rovelli compie un resoconto di tutto quello che la fisica moderna conosce del tempo, quella newtoniana che ritiene esista un Tempo e che lo inserisce nelle formule, formule che funzionano solo sulla Terra. Demolisce un passo alla volta le nostre certezze: non esiste un unico oggettivo tempo, non esiste un momento (un presente) che sia lo stesso per due punti diversi dell'universo, non esistono neanche passato e futuro, appartengono solo alla nostra prospettiva.

Queste rivelazioni, insieme ad altri approfondimenti che ho fatto sui podcast di Barbascura sul suo canale Extra su You Tube, fanno quasi paura. Se il Tempo fosse una quarta dimensione che non percepiamo, sarebbe già, passato e futuro sarebbero contemporaneamente, tutto già scritto, solo che noi non lo percepiamo, non siamo in grado per i nostri limitati sensi. E se tutto fosse già, i nostri destini, le nostre vite sarebbero già, tutte scritte, tutte già vissute. Noi avremmo già preso tutte le nostre scelte in questa realtà quadridimensionale. E allora non ci sarebbe più libero arbitrio, perché ogni cosa è già determinata. Ci ho passato un pomeriggio quest'estate con un amico mentre eravamo al mare a discutere di questo aspetto della questione. Ma nella prospettiva di Rovelli, non è così angosciante.


Nella seconda parte l'autore ci mostra cosa possiamo dare per assodato una volta eliminato il Tempo. Il Tempo non esiste, ma esiste il cambiamento, lo scorrere degli eventi, che noi in effetti vediamo passarci davanti (per noi ci sono ieri e domani, passato e futuro, sono punti di riferimento nella nostra quotidianità). Il Tempo è ciò che cambia.

Ovviamente la mia è una semplificazione che non parla in termini di fisica (soprattutto relativistica e quantistica).

L'ultima parte, come dice lo stesso autore nell'introduzione, è la più difficile e (secondo lui) più vicina a noi: è qui che mi sono persa, lo confesso. 

Tuttavia, traendo le conclusioni e cercando di rassicurarci, Rovelli si riaggancia alla concezione aristotelica per cui il Tempo non è entità ma semplicemente un nostro strumento per orientarci, la nostra misura soggettiva del cambiamento, un concetto pragmaticamente umano.

Mi basta? Ho compreso tutto? No. E tornerò alla lettura di questo libricino probabilmente anche in futuro, così come ad altri saggi di fisica (non mi arrendo, sono troppo curiosa).

Giudizio: ⭐⭐⭐1/2

P.S: tre anni fa uscì al cinema (e sono andata a vederlo) un film di Liliana Cavani "liberamente ispirato" a questo libro. Dopo aver letto il saggio posso serenamente dire che non ho idea di quale ispirazione abbia colto, perché non ci sono grandi riferimenti, né è possibile confrontare un racconto di finzione con un saggio di fisica. In ogni caso non lo apprezzai granché.

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