Un paio di compleanni fa delle amiche mi regalarono un libro.
O meglio, mi dissero che me lo avevano regalato e poi si dimenticarono per mesi di portarmelo. Morendo di curiosità chiesi almeno un indizio.
"Datemi una parola del titolo!"
"Quel..."
Mi fissai che la parola facesse parte di Quel che affidiamo al vento (Pickquick, 248 pagine) di Laura Imai Messina. In realtà mi regalarono uno dei romanzi che ho più amato negli ultimi anni e di questo le ringrazio, ma ormai mi ero fissata col titolo che avevo immaginato e di quell'autrice avevo sentito parlare benissimo da una cara collega, pertanto decisi di recuperarlo alla prima occasione disponibile (degli sconti di quella casa editrice) e quest'estate finalmente l'ho letto.
Non sapevo molto dello tsunami del 2011 in Giappone, nella regione del Tohoku, tranne la portata della tragedia, quasi 20.000 morti e oltre 50.000 sfollati. L'11 marzo 2011 un terremoto pazzesco, della durata di sei minuti e di magnitudo 9 con epicentro nell'Oceano Pacifico, provocò uno tsunami che investì le coste orientali del Giappone e una delle conseguenze fu l'incidente nucleare di Fukushima Dai-ichi, al grado massimo della gravità degli eventi nucleari (come Chernobyl).
Intorno a questo evento si innescano gli eventi del romanzo della Imai Messina.
La protagonista è Yui, che ha perso molto quell'11 marzo. O forse, in realtà, la protagonista è la cabina del telefono di Bell Gardia, giardino di pace che che si trova a Kujira-yama a dieci ore d'auto da Tokyo. Il telefono del vento è stato installato da un uomo che si prende cura del giardino e da ogni luogo è raggiunto da tutti coloro che hanno bisogno di un filo diretto con una persona con cui non si può più parlare. Chi ha perso qualcuno, come Yui o come Takeshi o Hana o come altri personaggi che in questo romanzo si incontrano a Bell Gardia, ha bisogno di trovare un modo per mantenere un legame, ognuno a proprio modo e questa storia ce ne propone uno
La storia, divisa in tanti piccolissimi capitoli, si legge bene e rapidamente. Sarebbe un filo stucchevole per i miei gusti, ma in realtà non affronta in modo del tutto banale certi temi, che sono anche spinosi, scomodi: il lutto e la maternità. Entrambi hanno varie forme di presentarsi, di essere, di essere vissuti e questa storia si muove per offrire un ponte tra le due e una rinascita per i protagonisti e (perché no?) per i lettori. Già, temi delicati e per me persino trigger. Il lutto è così personale, ma la maternità, specialmente perduta o mancata, lo è ancora di più.
Imai Messina è delicata e ha una penna piacevole e non scontata. Credo che in futuro potrei approcciare altre opere di questa scrittrice.
Giudizio: ⭐⭐⭐ 1/2

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