Un paio di settimane fa ho avuto la brillante idea di provare una maratona di sette libri in sette giorni in solitaria. Naturalmente non sono riuscita a leggerne sette, ma posso accontentarmi di averne terminati quattro e di potervene raccontare.
- Partiamo dalla lettura che mi ha richiesto meno tempo (giusto un paio d'ore di lettura): Che cosa sa Minosse (Giunti, 192 pagine), scritto a quattro mani da Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli.
La trama mi aveva attratto notevolmente, tanto da ricercarmelo fra i libri usati molto spesso, a metà fra un giallo e una storia di spettri: due coniugi cittadini, Maurizio e Marta, si ritrovano ammaliati, durante una visita in Appennino a cercare del buon cibo, da una vecchia dimora, un tempo anche mulino. Decidono di acquistarla e ristrutturarla, ma è a quel punto che cominciano i guai. Appena trasferitisi, la casa prende a restituire rumori molesti notturni, che fanno proprio temere una presenza spettrale. Iniziano le indagini di Maurizio tra gli abitanti del paese per scoprire quali storie aleggiano sulla proprietà, ma l'unica cosa certa che sembra emergere è che in quel piccolo centro sperduto l'arrivo dei due forestieri, lo scrittore e sua moglie, non è passato inosservato.
Il racconto è molto semplice, lineare, non particolarmente originale, ma il problema sono forse il linguaggio, talmente semplice, e lo stile, così povero, che sembra piuttosto una storia per ragazzi che non un romanzo adulto. Se devo proprio essere onesta nel parere: non capisco perché ci fosse bisogno di questo racconto. ⭐
- Cambiando del tutto passo e stile, si arriva a uno dei giganti della letteratura (non solo russa): Fëdor Dostoevskij. Le notti bianche (che nella mia edizione Einaudi includeva anche La cronaca di Pietroburgo) è l'incontro tra due anime che hanno bisogno di un contatto umano.
Un ragazzo, che si autodefinisce un sognatore, sta vagando per le strade di una Pietroburgo deserta, con tutti gli abitanti in villeggiatura, nel cuore della notte quando incontra una ragazza che piange, Nasten'ka. Ha l'occasione di avvicinarla e parlarle e i due si iniziano a raccontare l'un l'altra. Entrambi sono soli e non felici della propria esistenza, della propria condizione, della propria solitudine: è forse la prima volta, almeno da un po', che hanno l'occasione di scambiare con qualcuno delle vere confidenze e di trovare ascolto, comprensione, calore umano. Lui ha speso tutta la vita perso in fantasie e comincia a pentirsene, quasi a vergognarsene; lei è orfana e vive con la nonna cieca, che per vigilarla la tiene legata a sé con uno spillo, senza però averle impedito di innamorarsi del loro pensionante.
I due protagonisti trovano l'una nell'altro umanità e vicinanza: si riconoscono come due anime fragili, non comprese dagli altri, sofferenti e finalmente si sentono accettati e accuditi. Il sentimento è qualcosa di più forte dell'amicizia, ma gli incontri fugaci di questi personaggi hanno una dimensione più alta e distinta dalla vita quotidiana in cui sono immersi: forse è un incontro così unico e diverso da ogni altro, proprio perché notturno, ai limiti dell'onirico, della realtà, ma impossibile da concretizzarsi nella vita solare delle piccole cose.
In realtà a me non è piaciuto moltissimo, l'ho trovato troppo elementare nel racconto dei sentimenti dei personaggi, quasi generico, astratto e non sono riuscita a immedesimarmi in nessuno di loro due, né nel sognatore, né nella ragazza naïve. Credo che con Dostoevskij farò un altro tentativo prossimamente, ma con I fratelli Karamazov. ⭐⭐ 1/2
- Il piccolo gioiellino sfornato da ABEditore l'estate passata per la collana Piccoli Mondi è un dittico dell'autore Frederick Ignatius Cowles, L'orrore di Abbot's Grange • Il vampiro di Kaldenstein. D due racconti di vampiri (100 pagine appena).
Il primo racconto (1936) mi è piaciuto più del secondo (1938), ma ho trovato coinvolgenti, ritmati e abbastanza inquietanti entrambi: l'atmosfera di ineluttabilità (a lieto fine) si sente in entrambi e (per motivi diversi) mi hanno ricordato alcuni elementi di Dracula (1897).
L'orrore di Abbot's Grange è quello che si sprigiona dalla cappella annessa alla grangia, acquistata da una coppia a cui l'agente immobiliare raccomanda di non aprire la porta della cappella tra il tramonto e l'alba. Quando la coppia dà una festa per inaugurare la casa, sappiamo già che la porta verrà aperta nel momento sbagliato, vero?
In questo racconto, l'elemento che mi ha richiamato il romanzo di Bram Stoker è la presenza della figura dell'uomo anziano saggio che combatte l'entità malvagia: non un professore, come Van Helsing, in questo caso, ma un monaco, Padre Vincent.
Ne Il vampiro di Kaldenstein, invece, la storia sembra proprio l'inizio dell'avventura di Jonathan Harker in Dracula, con l'arrivo al villaggio sperduto del viaggiatore (che stavolta si è solo perso e non imbarcato in un lavoro pericolosissimo). Anche in questa versione il locandiere e altre persone del luogo provano a dare consigli al nostro sprovveduto (mi raccomando tieni chiusa la finestra di notte, mi raccomando al castello del conte non ci andare), che naturalmente non seguirà, finendo puntualmente per ritrovarsi nei guai.
Anche questa lettura è rapidissima, ma decisamente più affascinante di Che cosa sa Minosse, e le atmosfere sono, per me, ottime. ⭐⭐⭐⭐
- Infine, l'ultimo romanzo di cui parlo è quello di cui sono rimasta più entusiasta: un piccolo capolavoro in miniatura di letteratura per ragazzi (età consigliata dai 9 anni) che davvero non mi aspettavo.
Cronache della Foresta - Le memorie perdute di Mickaël brun-Arnaud è stato un dolcissimo dono, che leggo a distanza di un anno e mezzo, ma non lo è stato solo materialmente, lo è stato anche per l'anima.
Si tratta del primo capitolo di una saga, Cronache della Foresta, di Mickaël brun-Arnaud, l'autore francese che dal 2022 ha pubblicato un romanzo all'anno di questi piccoli gioielli, illustrati in modo meraviglioso da Sanoe. Tre dei romanzi sono già stati pubblicati in Italia da Terre di Mezzo (e intendo assolutamente prenderli tutti) e tutti e quattro sono stati inclusi tra le opere consigliate per il programma di istruzione secondaria in Francia.
La protagonista della saga è la volpe libraia, Archibald, abitudinaria e gentile, che ama il suo lavoro, ereditato dal padre e dal nonno. Non ha mai lasciato la sua comfort zone, finché non va a trovarlo Ferdinand Taupe. L'anziana talpa non ricorda alcune parti del suo passato e Archibald la accompagna in un viaggio alla ricerca di cosa non ritrova più, ricostruendo i ricordi passando per il sapore e la consistenza di una fetta di torta o per l'armonia di una canzone.
"Che succede amico mio? Non ti piace?" domandò Archibald.
"Sì, sì...È solo che...ha il sapore di…"
"Quale sapore mio caro?"
"Il sapore del ricordo."
Non mi aspettavo che questo romanzo per ragazzi potesse essere tanto delicato e al tempo stesso trattare dei temi così grandi: trattare "la malattia Cancella-ricordi" (come viene dolcemente edulcorata per il pubblico a cui è rivolta), senza prendere la via del patetico, ma al tempo stesso commovendo, è un'ambizione non da poco, ma questo romanzo ci riesce. Questo piccolo (240 p.) testo spiega a un giovane pubblico come evolve e come stare accanto a qualcuno nella stessa condizione di Ferdinand.
È stata davvero un scoperta speciale ⭐⭐⭐⭐ 1/2

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