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lunedì 15 dicembre 2025

La mia maratona autunnale 7 libri in 7 giorni

 Un paio di settimane fa ho avuto la brillante idea di provare una maratona di sette libri in sette giorni in solitaria. Naturalmente non sono riuscita a leggerne sette, ma posso accontentarmi di averne terminati quattro e di potervene raccontare.


  • Partiamo dalla lettura che mi ha richiesto meno tempo (giusto un paio d'ore di lettura): Che cosa sa Minosse (Giunti, 192 pagine), scritto a quattro mani da Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli.

La trama mi aveva attratto notevolmente, tanto da ricercarmelo fra i libri usati molto spesso, a metà fra un giallo e una storia di spettri: due coniugi cittadini, Maurizio e Marta, si ritrovano ammaliati, durante una visita in Appennino a cercare del buon cibo, da una vecchia dimora, un tempo anche mulino. Decidono di acquistarla e ristrutturarla, ma è a quel punto che cominciano i guai. Appena trasferitisi, la casa prende a restituire rumori molesti notturni, che fanno proprio temere una presenza spettrale. Iniziano le indagini di Maurizio tra gli abitanti del paese per scoprire quali storie aleggiano sulla proprietà, ma l'unica cosa certa che sembra emergere è che in quel piccolo centro sperduto l'arrivo dei due forestieri, lo scrittore e sua moglie, non è passato inosservato.

Il racconto è molto semplice, lineare, non particolarmente originale, ma il problema sono forse il linguaggio, talmente semplice, e lo stile, così povero, che sembra piuttosto una storia per ragazzi che non un romanzo adulto. Se devo proprio essere onesta nel parere: non capisco perché ci fosse bisogno di questo racconto. ⭐

  • Cambiando del tutto passo e stile, si arriva a uno dei giganti della letteratura (non solo russa): Fëdor Dostoevskij. Le notti bianche (che nella mia edizione Einaudi includeva anche La cronaca di Pietroburgo) è l'incontro tra due anime che hanno bisogno di un contatto umano.

Un ragazzo, che si autodefinisce un sognatore, sta vagando per le strade di una Pietroburgo deserta, con tutti gli abitanti in villeggiatura, nel cuore della notte quando incontra una ragazza che piange, Nasten'ka. Ha l'occasione di avvicinarla e parlarle e i due si iniziano a raccontare l'un l'altra. Entrambi sono soli e non felici della propria esistenza, della propria condizione, della propria solitudine: è forse la prima volta, almeno da un po', che hanno l'occasione di scambiare con qualcuno delle vere confidenze e di trovare ascolto, comprensione, calore umano. Lui ha speso tutta la vita perso in fantasie e comincia a pentirsene, quasi a vergognarsene; lei è orfana e vive con la nonna cieca, che per vigilarla la tiene legata a sé con uno spillo, senza però averle impedito di innamorarsi del loro pensionante.

I due protagonisti trovano l'una nell'altro umanità e vicinanza: si riconoscono come due anime fragili, non comprese dagli altri, sofferenti e finalmente si sentono accettati e accuditi. Il sentimento è qualcosa di più forte dell'amicizia, ma gli incontri fugaci di questi personaggi hanno una dimensione più alta e distinta dalla vita quotidiana in cui sono immersi: forse è un incontro così unico e diverso da ogni altro, proprio perché notturno, ai limiti dell'onirico, della realtà, ma impossibile da concretizzarsi nella vita solare delle piccole cose.

In realtà a me non è piaciuto moltissimo, l'ho trovato troppo elementare nel racconto dei sentimenti dei personaggi, quasi generico, astratto e non sono riuscita a immedesimarmi in nessuno di loro due, né nel sognatore, né nella ragazza naïve. Credo che con Dostoevskij farò un altro tentativo prossimamente, ma con I fratelli Karamazov. ⭐⭐ 1/2

  • Il piccolo gioiellino sfornato da ABEditore l'estate passata per la collana Piccoli Mondi è un dittico dell'autore Frederick Ignatius Cowles, L'orrore di Abbot's Grange • Il vampiro di Kaldenstein. D due racconti di vampiri (100 pagine appena).

Il primo racconto (1936) mi è piaciuto più del secondo (1938), ma ho trovato coinvolgenti, ritmati e abbastanza inquietanti entrambi: l'atmosfera di ineluttabilità (a lieto fine) si sente in entrambi e (per motivi diversi) mi hanno ricordato alcuni elementi di Dracula (1897).

L'orrore di Abbot's Grange è quello che si sprigiona dalla cappella annessa alla grangia, acquistata da una coppia a cui l'agente immobiliare raccomanda di non aprire la porta della cappella tra il tramonto e l'alba. Quando la coppia dà una festa per inaugurare la casa, sappiamo già che la porta verrà aperta nel momento sbagliato, vero?

In questo racconto, l'elemento che mi ha richiamato il romanzo di Bram Stoker è la presenza della figura dell'uomo anziano saggio che combatte l'entità malvagia: non un professore, come Van Helsing, in questo caso, ma un monaco, Padre Vincent.

Ne Il vampiro di Kaldenstein, invece, la storia sembra proprio l'inizio dell'avventura di Jonathan Harker in Dracula, con l'arrivo al villaggio sperduto del viaggiatore (che stavolta si è solo perso e non imbarcato in un lavoro pericolosissimo). Anche in questa versione il locandiere e altre persone del luogo provano a dare consigli al nostro sprovveduto (mi raccomando tieni chiusa la finestra di notte, mi raccomando al castello del conte non ci andare), che naturalmente non seguirà, finendo puntualmente per ritrovarsi nei guai.

Anche questa lettura è rapidissima, ma decisamente più affascinante di Che cosa sa Minosse, e le atmosfere sono, per me, ottime. ⭐⭐⭐⭐

  • Infine, l'ultimo romanzo di cui parlo è quello di cui sono rimasta più entusiasta: un piccolo capolavoro in miniatura di letteratura per ragazzi (età consigliata dai 9 anni) che davvero non mi aspettavo.

Cronache della Foresta - Le memorie perdute di Mickaël brun-Arnaud è stato un dolcissimo dono, che leggo a distanza di un anno e mezzo, ma non lo è stato solo materialmente, lo è stato anche per l'anima.

Si tratta del primo capitolo di una saga, Cronache della Foresta, di Mickaël brun-Arnaud, l'autore francese che dal 2022 ha pubblicato un romanzo all'anno di questi piccoli gioielli, illustrati in modo meraviglioso da Sanoe. Tre dei romanzi sono già stati pubblicati in Italia da Terre di Mezzo (e intendo assolutamente prenderli tutti) e tutti e quattro sono stati inclusi tra le opere consigliate per il programma di istruzione secondaria in Francia.

La protagonista della saga è la volpe libraia, Archibald, abitudinaria e gentile, che ama il suo lavoro, ereditato dal padre e dal nonno. Non ha mai lasciato la sua comfort zone, finché non va a trovarlo Ferdinand Taupe. L'anziana talpa non ricorda alcune parti del suo passato e Archibald la accompagna in un viaggio alla ricerca di cosa non ritrova più, ricostruendo i ricordi passando per il sapore e la consistenza di una fetta di torta o per l'armonia di una canzone.

"Che succede amico mio? Non ti piace?" domandò Archibald.
"Sì, sì...È solo che...ha il sapore di…"
"Quale sapore mio caro?"
"Il sapore del ricordo."

Non mi aspettavo che questo romanzo per ragazzi potesse essere tanto delicato e al tempo stesso trattare dei temi così grandi: trattare "la malattia Cancella-ricordi" (come viene dolcemente edulcorata per il pubblico a cui è rivolta), senza prendere la via del patetico, ma al tempo stesso commovendo, è un'ambizione non da poco, ma questo romanzo ci riesce. Questo piccolo (240 p.) testo spiega a un giovane pubblico come evolve e come stare accanto a qualcuno nella stessa condizione di Ferdinand.

È stata davvero un scoperta speciale ⭐⭐⭐⭐ 1/2

venerdì 31 ottobre 2025

Cardospina mi ha stupito in positivo: l'urban fantasy che è contro la guerra

Non si può distruggere un atto di distruzione.

Però, si poteva continuare a raccontare.

Comprai usato Cardospina di GennaRose Nethercott (Mondadori, 372 pagine) due anni fa e ho scelto questo mese di ottobre, con l'avvicinarsi di Halloween per leggerlo finalmente. Ero convinta si trattasse di una storia tra il gotico e il folkloristico che rielaborasse le origini di Baba Yaga, cosa che comunque fa, ma iniziando a leggerlo mi sono trovata davanti piuttosto un urban fantasy. L'ambientazione è negli Stati Uniti dei giorni nostri, ma gli eventi sono fantastici, anche se la storia affonda le sue radici in un evento del dicembre 1919. Un ultimo atto da compiersi, un secolo dopo l'evento da cui aveva avuto origine tutto, è quello che affronta questo romanzo, dal forte messaggio pacifista. Non specificherò meglio, ma il tema che tratta è piuttosto delicato.

"Forse, se all'epoca le persone non coinvolte avessero fatto la cosa giusta, le cose sarebbero andate in modo differente."


Bellatine e Isaac Yaga sono gli ultimi discendenti a cui va in eredità la particolarissima casa di Baba Yaga: una casa con piume, penne e due zampe artigliate di pollo, in grado di muoversi. Ma la casa, ribattezzata da Bellatine Cardospina, non è la sola a essere magica. I due fratelli non si vedevano da un po' di tempo e ciascuno dei due nasconde all'altro segreti e sentimenti. L'eredità non solo li rimette in contatto, ma dà anche il là perché intraprendano insieme un viaggio per gli USA, esibendosi come marionettisti, grazie a Cardospina. Il viaggio, tuttavia, si trasforma in una fuga, perché sulle loro tracce (dei fratelli o di Cardospina?) si mette una figura oscura che semina paura e perdite. Quando dall'Europa giunge la casa, compare anche questo misterioso uomo e una scia di strani eventi, tutti connessi a paure e figure di fumo e ombra. Che cosa vuole e cosa vogliano i membri di una squadra che a sua volta lo sta cacciando? E Cardospina perché è una casa vivente? Ha messo le zampe per scappare da cosa? E i due fratelli...anche loro rifuggono qualcosa. Loro stessi?

La narrazione segue filoni e narratori diversi, alcuni in terza, altri in prima persona, ma i diversi fili della storia confluiscono piano piano per risolvere il puzzle della storia. Mi è piaciuto come l'autrice ha scelto di raccontare questa storia e sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla scrittura, che ho apprezzato più di ogni altro elemento. Anche i dialoghi sono molto fluidi. Mi sono piaciuti i personaggi (alcuni sono rispondenti alle esigenze LGBTQ+ del momento); ho sentito solo un po' di stanchezza verso i due terzi del romanzo, quando sono inserite le storie d'amore e il classico litigio-allontana-personaggi che appartengono un po' a schemi pre-impostati che a me personalmente annoiano un po'. Tuttavia quel momento della storia che mi stava facendo un po' sbuffare, in realtà, è fondamentale per il finale della storia e l'ultimo atto è bello e ha un messaggio molto potente, anche se alcune idee su come sconfiggere il cattivo sono -a tratti- tirate per i capelli. Non tutto l'ingranaggio fila alla perfezione, secondo me: quando ci si incammina verso il finale e si comprende contro quale nemico si stanno battendo i protagonisti ci si domanda anche "ma prima dov'era?"

Giudizio: malgrado alcune piccolissime critiche che posso muovergli o elementi che normalmente non apprezzo particolarmente, la storia mi è piaciuta molto, è stata scorrevole e soprattutto mi è piaciuta la penna della Nethercott. Una vera scoperta. ⭐⭐⭐ 1/2

domenica 2 giugno 2024

Episodi di vita della...Gente di Dublino

 James Joyce, studiato come tutti a scuola, mi ha sempre incusso un certo timore reverenziale, principalmente per lo stile noto come "flusso di coscienza", utilizzato in alcune sue opere, tra cui il romanzo Ulisse. Mi sono dunque approcciata solo quest'anno a una delle sue opere più note, regalatami anni fa, ossia Gente di Dublino.


I Dubliners (titolo inglese) sono una raccolta di racconti ambientati nella Dublino di Joyce, pubblicata nel 1914, otto anni prima dell'uscita di Ulisse, che è quasi un episodio più lungo e con meno punteggiatura di questa stessa raccolta.

Il mondo raccontato da Joyce, infatti, e che fa da sfondo ai suoi personaggi nei racconti e nei romanzi è questa città industriale e in crescita, più un ricordo per l'autore, che non una realtà, essendosene allontanato poco più che ventenne nel 1904. I racconti sui Dublinesi sono composti tra l'anno della partenza e il 1907.

Si tratta di quindici racconti, piuttosto brevi, eccetto l'ultimo, di circa una cinquantina di pagine nella mia edizione Mondadori del 2014. Si incentrano su episodi o situazioni di vita di persone qualunque, spesso di bassa estrazione sociale, ma non esclusivamente.

Il primo racconto della raccolta, Le sorelle, forse quello che mi è piaciuto meno, ha per protagonista un ragazzo, che deve affrontare una brutta notizia riguardante un suo conoscente e mentore; sempre per protagonisti dei ragazzi anche i racconti Un incontro, fatto proprio da due giovani studenti che marinano la scuola e che si rivela anche un po' ambiguo e inquietante e Arabia. 

In questo caso il protagonista attende con ansia tutta la giornata di potersi recare in un bazar, per un motivo romantico. Questo è uno dei racconti che mi è più piaciuto, per le capacità dell'autore di raccontare in modo tanto credibile le emozioni del giovane, sia nell'attesa di quel pellegrinaggio, sia nel finale. Questa stessa caratteristica si ritrova anche in Eveline, dove protagonista è una diciannovenne che si dibatte tra aspirazioni e sensi di colpa.

Dopo la corsa è il secondo racconto che non mi è piaciuto probabilmente per il suo essere amaro, riguardando un gruppo di amici che passano una serata insieme a fare baldoria e a giocare a poker.

Nemmeno I due galanti, per il tema molto maschilista, ha fatto breccia nel mio cuore, ma si colloca meno in basso per l'ambientazione e l'accurata descrizione dello stato d'animo di uno dei due personaggi, che attende l'amico per sapere com'è andata la serata con una donna. Un po' vano, come questi ultimi due, sarà anche il racconto Il giorno dell'edera, anche se è il dodicesimo in ordine, in cui discutono fra loro i membri di un team elettorale.

Pensione di famiglia è un racconto più leggero, dall'aria di commedia, con qualche richiamo alla Locandiera di Goldoni, per via del personaggio della scaltra proprietaria della pensione, che ha tutte le intenzioni di farsi valere in una faccenda che riguarda la figlia. Questo racconto non è esente da una nota amara, come gli altri della raccolta, ma non quanto Una piccola nube, dove un confronto fra vecchi amici fa riflettere molto sulla condizione della propria vita.

Tristissimo e cupo, invece, è il racconto chiamato Rivalsa, in cui Joyce illustra molto bene le conseguenze che ha su un uomo l'alcolismo, sul lavoro e a casa. Non ha un lieto fine neppure Un caso pietoso, che narra di un uomo e una donna che si conoscono a un concerto e che, condividendo la passione per la musica, intrattengono per un certo tempo un rapporto di amicizia. Sulla tristezza della condizione umana si incentra anche Polvere (che in realtà è Clay in inglese, argilla, più attinente a quello che accade nel racconto), incentrato su una visita che compie una povera lavandaia di nome Maria al bambino che accudiva un tempo, ormai adulto e con una sua famiglia.

Ancora un'ingiustizia è protagonista del racconto Una madre, dove una donna si trova a scegliere tra far subire un torto alla figlia e comprometterne la carriera futura in un mondo scorretto e maschilista; anche questo, come molti di quanti già citati, lascia l'amaro in bocca.

Meno amaro e tragico è invece La grazia, dove un gruppo di amici si unisce per aiutare un loro conoscente, anch'esso afflitto da alcolismo, e la sua sfortunata moglie. Anche I morti ha un inizio meno triste degli altri racconti, poiché ambientato a una festa, eppure i dispiaceri e i problemi delle vite dei personaggi trapelano lo stesso nelle pagine, quasi che non si potessero lasciare fuori dalla porta di casa neanche se si sta festeggiando un bianco Natale.

Questa Dublino di povera gente, violenti, ubriaconi, sbandati è estremamente affascinante e triste. Mi è piaciuto moltissimo il modo in cui Joyce ha saputo raccontare queste miserie del portafoglio o dell'animo, scolpendo personaggi molto vividi. Ho avuto certo torto a pensare che sarebbe stata una lettura pesante, perché si è rivelata interessante, quasi emozionante, e non mi ha richiesto più di un pomeriggio. La scrittura non è ricercata, ma semplice, si adatta al tema dei racconti.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐

domenica 5 maggio 2024

Luis Sepúlveda ci porta le Ultime notizie dal sud

 "Sognavo e ancora sogno quella macchina a vapore. Non so se sono un uomo coraggioso, ma so che non temo la morte perché l'ho sempre vista legata alla vecchia locomotiva. Mi aspetta su un binario deserto, io infilo le ultime monetine nella fessura, le bielle iniziano a muoversi, escono sbuffi di vapore, salgo senza voltarmi indietro e me ne vado. Tutto qui."

Con parole sognanti, Luis Sepúlveda ci accompagna ancora una volta in Patagonia. 


Come in Patagonia Express (1995), nato dall'incontro con Bruce Chatwin a Barcellona, l'autore cileno, armato di una moleskine, ripercorre, a distanza di anni (2011), i paesaggi della Terra del Fuoco, immortalati dalle fotografie di Daniel Mordzinski, e racconta alcuni episodi di quel che lui e il fotografo hanno visto, incontrato, vissuto nel viaggio intrapreso insieme nella seconda metà degli anni Novanta, al di sotto del 42° parallelo.

Lo scrittore ci spiega subito che sono stati gli ultimi testimoni di molto di ciò che videro e che adesso non c'è più, probabilmente cancellato, abbattuto dal progresso. La testimonianza di una Patagonia selvaggia e perduta rende, dunque, ancora più preziosa la lettura di Ultime notizie dal Sud (161 pagine, Guanda), già resa speciale dalle numerose fotografie presenti.

Gli episodi raccontano di luoghi sperduti e di persone che resistono all'avanzata del progresso contrapponendo i loro diversi e antichi modi di vivere: dal triste addio all'amico e scrittore Osvaldo Soriano, a cui il libro è dedicato, al liutaio che cerca il pezzo giusto per il suo lavoro, passando dalla signora Delia, dal primo artigianato cinematografico della Patagonia e dall'ultimo viaggio del Patagonia Express.

La scrittura di Sepúlveda è sempre poetica e soave, ma si avverte non poca rabbia, quando l'autore denuncia i cambiamenti imposti da una nuova modernità asettica e incapace di comprendere i bisogni di chi vive veramente quei luoghi, come quando racconta l'impossibilità di scoprire a che ora parte il treno per la Patagonia, perché le ferrovie sono state privatizzate e la nuova burocrazia ha perso il contatto con la realtà e con la gente. Ancora più dura la critica agli stranieri, che non comprendono la terra che comprano, ma hanno denaro sufficiente per farlo e dunque possono prendersi gli appezzamenti che desiderano, cacciando i locali, o requisire il treno che serve agli abitanti del villaggio di El Maitén per raggiungere i servizi principali di Esquel.

Personalmente, ho trovato questo libro molto bello, sia per la scrittura di Sepúlveda, piacevole e appassionata, sia per la sua straordinaria sensibilità nel raccontarci questi episodi surreali e magici di un mondo che sembra non esserci più. Mi è piaciuto e lo raccomando (come Patagonia Express e per gli stessi motivi) per leggere di avventure estremamente distanti dal nostro modo di vivere, restituite intatte nella loro atmosfera e nel loro sapore autentico.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐