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mercoledì 17 settembre 2025

Il mio primo approccio a Borges è stato un disastro

 Avevo aspettative altissime sulla narrativa di Jorge Luis Borges, ma errate, fondate su una convinzione generata dall'accostamento del suo nome a quello di Italo Calvino.

Non credo ci possano essere due prose tanto diverse o, perlomeno, questa è l'impressione che ne ho ricavata leggendo la mia prima raccolta di racconti dell'autore argentino, L'Aleph (Feltrinelli, 192 pagine scritte molto grandi, almeno dal confronto fatto col romanzo finito di leggere poco prima, Cucinare un orso, edito da Iperborea).


I racconti sono brevi, alcuni davvero brevissimi, e mi hanno lasciata spiazzata, soprattutto i primi, che sembravano interrompersi prima che io fossi entrata nella vicenda. I fatti sono molto circostanziati. Dopo qualche racconto mi sono abituata un po' al modo di raccontare dell'autore, che ha una prosa elegante, essenziale, ma precisa, che a me, tuttavia, è soprattutto sembrata asettica, distaccata, a tratti un mero resoconto. Ce ne sono alcuni così "abbozzati", così poco dipanati, che mi sono sembrati fatti buttati sulla pagina, quasi come una cronaca da enciclopedia che non si addentra fino al cuore della vicenda, quali per esempio Il morto o Biografia di Tadeo Isidoro Cruz. Sono rimasta interdetta e non mi hanno lasciato niente: non mi sono rimasti impressi, né mi hanno detto niente. Altri racconti hanno solleticato la mia curiosità, invece, per le suggestioni proposte: per esempio I teologi o Emma Zunz; il racconto L'altra morte, poi, l'ho trovato davvero geniale.

I racconti sono infarciti di riferimenti colti o religiosi. L'autore dichiara in prefazione che, salvo due, si tratta di parti della propria fantasia, ma, a mio avviso, non ha le caratteristiche di una narrazione fantastica: non aspettatevi l'assurdo di Calvino, le descrizioni colorite, gli approfondimenti emotivi. L'idea che mi sono fatta è che queste poche pagine siano riflessioni, il pretesto dell'autore per soffermarsi su un tema, su un'idea, da sviscerare, un là per sé e per il lettore per vedere un certo punto di vista, un nuovo aspetto di qualcosa.

La maggior parte dei racconti mi ha lasciata indifferente, quasi perplessa: non mi sono mai sentita coinvolta o appassionata, così che la lettura alla fine non è stata un piacere, anche se non si può parlare di fatica perché le pagine sono davvero poche per ciascun racconto.

Giudizio: non posso davvero dire che mi siano piaciuti, tranne L'altra morte. ⭐⭐

lunedì 8 settembre 2025

Un ottimo romanzo brasiliano sui crimini d'odio, ma non un vero giallo: Il crimine del buon nazista

 Il crimine del buon nazista (Sellerio, 196 pag) di Samir Machado de Machado è il primo giallo, ma anche romanzo in generale, brasiliano che leggo.

L'autore è nostro contemporaneo, ma l'ambientazione della storia è il 1933. Uno Zeppelin tedesco sorvola i cieli brasiliani e a bordo sta la crème de la crème della società nazista (e non) dell'epoca, dal pilota, celebre, ma totalmente contrario al nuovo regime, al funzionario di polizia, Bruno Bruckner, che verrà presto distolto dal suo rilassante viaggio per l'occorrere di un evento delittuoso.


Uno dei passeggeri è infatti ritrovato senza vita nel bagno del dirigibile, al mattino successivo al suo imbarco. La sera prima aveva cenato con altre quattro persone: un medico nazista che compie esperimenti di eugenetica, una snobissima baronessa, un giovanotto inglese di bell'aspetto e dalla lingua pungente e, infine, proprio il poliziotto. L'identità della vittima è dubbia, forse è ebreo, forse omosessuale e potrebbe dunque trattarsi di un crimine di odio.

Il mistery parte in modo classico: scena ristretta ai convitati del pasto, indagini tradizionali, interrogatori di rito e ambientazione che non può che rimandare ai grandi romanzi della Christie che si svolgono su mezzi di trasporto "chiusi" (treno, battello, aereo...); tuttavia la narrazione non è del tutto affidabile, riserva qualche sorpresa e non sono presenti, a mio avviso, tutti gli elementi necessari per capire chi è il colpevole.

Soprattutto, ritengo questo, dato il finale, non un vero giallo, ma proprio un pretesto per parlare di un tema molto preciso, ossia la condizione delle persone omosessuali nella Germania nazista.

Il romanzo è scritto benissimo, molto scorrevole, con un buon lessico e mi è piaciuto molto, ma come romanzo piuttosto che come giallo. Da questo punto di vista sono rimasta un po' scontenta, ma compensa tantissimo con una scrittura davvero piacevole.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐

domenica 5 maggio 2024

Luis Sepúlveda ci porta le Ultime notizie dal sud

 "Sognavo e ancora sogno quella macchina a vapore. Non so se sono un uomo coraggioso, ma so che non temo la morte perché l'ho sempre vista legata alla vecchia locomotiva. Mi aspetta su un binario deserto, io infilo le ultime monetine nella fessura, le bielle iniziano a muoversi, escono sbuffi di vapore, salgo senza voltarmi indietro e me ne vado. Tutto qui."

Con parole sognanti, Luis Sepúlveda ci accompagna ancora una volta in Patagonia. 


Come in Patagonia Express (1995), nato dall'incontro con Bruce Chatwin a Barcellona, l'autore cileno, armato di una moleskine, ripercorre, a distanza di anni (2011), i paesaggi della Terra del Fuoco, immortalati dalle fotografie di Daniel Mordzinski, e racconta alcuni episodi di quel che lui e il fotografo hanno visto, incontrato, vissuto nel viaggio intrapreso insieme nella seconda metà degli anni Novanta, al di sotto del 42° parallelo.

Lo scrittore ci spiega subito che sono stati gli ultimi testimoni di molto di ciò che videro e che adesso non c'è più, probabilmente cancellato, abbattuto dal progresso. La testimonianza di una Patagonia selvaggia e perduta rende, dunque, ancora più preziosa la lettura di Ultime notizie dal Sud (161 pagine, Guanda), già resa speciale dalle numerose fotografie presenti.

Gli episodi raccontano di luoghi sperduti e di persone che resistono all'avanzata del progresso contrapponendo i loro diversi e antichi modi di vivere: dal triste addio all'amico e scrittore Osvaldo Soriano, a cui il libro è dedicato, al liutaio che cerca il pezzo giusto per il suo lavoro, passando dalla signora Delia, dal primo artigianato cinematografico della Patagonia e dall'ultimo viaggio del Patagonia Express.

La scrittura di Sepúlveda è sempre poetica e soave, ma si avverte non poca rabbia, quando l'autore denuncia i cambiamenti imposti da una nuova modernità asettica e incapace di comprendere i bisogni di chi vive veramente quei luoghi, come quando racconta l'impossibilità di scoprire a che ora parte il treno per la Patagonia, perché le ferrovie sono state privatizzate e la nuova burocrazia ha perso il contatto con la realtà e con la gente. Ancora più dura la critica agli stranieri, che non comprendono la terra che comprano, ma hanno denaro sufficiente per farlo e dunque possono prendersi gli appezzamenti che desiderano, cacciando i locali, o requisire il treno che serve agli abitanti del villaggio di El Maitén per raggiungere i servizi principali di Esquel.

Personalmente, ho trovato questo libro molto bello, sia per la scrittura di Sepúlveda, piacevole e appassionata, sia per la sua straordinaria sensibilità nel raccontarci questi episodi surreali e magici di un mondo che sembra non esserci più. Mi è piaciuto e lo raccomando (come Patagonia Express e per gli stessi motivi) per leggere di avventure estremamente distanti dal nostro modo di vivere, restituite intatte nella loro atmosfera e nel loro sapore autentico.

Giudizio: ⭐⭐⭐⭐