domenica 28 giugno 2026

Una raccolta di pensierini graziosi sulla Sicilia, ma da Incanto siciliano mi aspettavo molto molto di più

 A questo libretto ho fatto la corte nella Feltrinelli di via Cavour a Palermo diverse settimane prima di decidermi a comprarlo. Me lo sono fatta come regalo di Natale, assieme a un'altra raccolta di racconti gotici scritti sempre da autori siciliani: un regalo d'addio perché non ci sarei tornata più in città (o comunque non tanto frequentemente come mi è accaduto nel corso del 2025).


Apalós è una casa editrice siracusana di cui leggo per la prima volta questo libretto di nove racconti, ognuno dedicato a magnificare l'Incanto siciliano (162 pag) derivante da nove distinti siti dell'isola. Qual è il problema? Che sembrano davvero dei temini, dei compiti a casa, almeno quasi tutti.

Salvo con maggiore facilità Il ragazzo di Palermo, secondo racconto, che ha una narrazione e un colpo di scena; Pellegrini d'amore, che è un po' una rivisitazione di una leggenda che non conosco (quella di Aretusa e Alfeo e della nascita della fonte di Aretusa a Ortigia) e quindi mi fa piacere leggere; e infine La scalinata di Pantalica, metafora della corsa sfrenata fine a sé stessa dei nostri tempi.

Il primo, Siracusa, è il più esemplificativo, fra pensierino e pagina di un guida turistica, non lascia assolutamente nulla. Il quarto racconto, Quelle meraviglie lassù, è migliore, ma abbastanza simile, cambia il panorama da incensare, i templi agrigentini.

Quarto e quinto racconto si somigliano per la nostalgia dei territori, per quel senso di ritrovarsi che ha chi torna a casa dal Nord: stavolta il personaggio torna a cercare una figura precisa (Iddu) a Stromboli. In questi brani i personaggi sembrano cercare risposte dalla loro terra, quasi partissero alla ricerca di un'identità, qualcosa di smarrito nel percorso della vita, ma custodito là dove sono cresciuti.

Il terzo racconto, Il fuoco della madre, partiva molto bene nella descrizione, nella presenza di una storia, in questa salita faticosa verso la cima del vulcano che sembra catartica, ma poi fa qualcosa che l'ha fatto salire in testa alla mia classifica in negativo. La protagonista, scrittrice che non riesce a concepire, riceve la sua attesa ricompensa dopo il sacrificio dentro l'Etna di una parte di sé, del suo lavoro. COSA?! 

Secoli di tentativi di emanciparci e poi la morale è che sono punita come donna perché investo nella carriera e solo se rinuncio divento madre? Ma si sta scherzando?! In un'epoca come quella di oggi mi fai passare questo messaggio retrogrado?

Molto più composita come storia è Il raglio dell'asino, che sembra volermi raccontare un episodio e invece torna indietro e mi racconta una vita intera (secondo me ci butta anche un po' troppe cose e se si fosse limitato alla storia degli asini sarebbe stato più riuscito).

L'Orlando siciliano invece sono sei paginette di riflessione sulle analogie fra siciliani e personaggi del mito, che francamente non ho apprezzato molto, sta a metà fra una spiegazione turistica e un monologo sui tempi che sono e i tempi che furono.

Ho apprezzato l'intento della raccolta, meno la scrittura e soprattutto l'idea e la struttura di almeno parte dei racconti.

Giudizio: peccato! ⭐⭐

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