domenica 16 agosto 2026

La perla (sconosciuta) di Steinbeck

 Ho letto per un gruppo di lettura, su suggerimento di una delle ideatrici La perla di John Steinbeck in una vecchia edizione tascabile Bompiani presa in biblioteca.

Si tratta di un librino di un centinaio di pagine, poco più di un racconto che l'autore americano ha scritto nel 1947 (tra Furore e La valle dell'Eden).


Protagonisti di questa storia sono una coppia di indigeni del Messico; Kino vive di pesca, ma quando il figlioletto, suo e di Juana, Coyotito, è punto da uno scorpione non ha mezzi per pagare un dottore. Il pescatore si tuffa allora alla ricerca di una perla, qualcosa di valore che possa saldare la parcella di un medico bianco, ma trova ben di più.

Così iniziano i guai di questa giovane famiglia: in parte sprovveduti in un mondo di truffatori, in parte bersagli di invidia e avidità, Kino non accetta che il mondo possa portargli via la sua fortuna insperata, mentre Juana si convince che quel tesoro rappresenti piuttosto una maledizione.

Nuovamente sorpresa (dopo Uomini e topi) dall'abilità sintetica di Steinbeck di condensare l'analisi di un intero e complesso ecosistema in poche pagine, ho ritrovato in questo mini testo la schietta critica per il capitalismo, per la crudele avidità dell'uomo e anche l'indomita fiamma che alberga nel cuore di chi spera in un domani migliore, nella possibilità di cogliere i frutti del proprio lavoro - o che almeno possano farlo i propri figli.

Ho ritrovato alcune caratteristiche di Furore nella lettura, compresa l'ansia che mi aveva accompagnato per tutte le pagine su cui avevo sospirato per il destino della famiglia Joad. Anche in questo caso Steinbeck alimenta una tensione, un crescendo che mi ha fatto divorare il libro per scoprire cosa poteva accadere di male a questa famigliola a cui mi ero affezionata nel breve spazio di qualche pagina. Spoiler: soffrirete.

Giudizio: ⭐⭐⭐ 1/2

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