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sabato 6 giugno 2026

Viaggio dentro un amore impossibile: Lettere a Milena di Kafka

 Leggendo le prime lettere di Franz Kafka a Milena Jesenská, nella mia edizione Mondadori (300 pagine, note comprese), nella mia mente registravo qualcosa di familiare: desiderio, parole d'amore, ma anche "tu vuoi", "io non posso". Andando avanti la prospettiva si ribalta, ma resta "io voglio", "tu non puoi".


Quando i due si conoscono, Milena è sposata, Kafka fidanzato. Lei gli chiede di poter tradurre Il Fochista, dopodiché, dall'aprile all'autunno del 1920 i due si scriveranno lettere quotidianamente e si incontreranno due volte: da Merano (dove era in sanatorio per riprendersi dai sintomi della tubercolosi) Kafka si recherà a Vienna per trascorrerci pochi giorni e successivamente, ritornato a Praga, trovando la soluzione di un viaggio nel weekend, i due si incontreranno a mezza strada, a Gmünd.

All'inizio lo scrittore è cauto, mette le mani avanti, adducendo il fatto di essere anziano (ha 37 anni, lei 24), adducendo il fidanzamento, la religione, poi (soprattutto dopo l'incontro a Vienna, a seguito del quale lascerà Julie Wohryzek) la paura, l'incertezza spariscono e cedono il posto a un amore vivo, coraggioso, pieno di speranze, ma ancora terrorizzato dalla possibilità che qualcosa non vada per il verso giusto. 

Ah, la psicologia delle relazioni umane...proprio dopo che Kafka chiude la sua precedente relazione, che avrebbe dovuto portarlo al matrimonio, Milena è tormentata dai dubbi legati al proprio: non può lasciare il marito malato, ama sia lui che l'amante. Quando Kafka comprende che non ci sarà un avvenire in cui i due potranno vivere insieme, tronca la relazione. I due si scriveranno ancora qualche lettera, lui le affiderà nel 1921 i suoi diari. Lui morirà di tubercolosi nel 1924, godendo nell'ultimo anno della relazione con Dora Diamant; lei lascerà il marito nel 1925, si risposerà, lavorerà, parteciperà alla resistenza ceca, sarà internata a Ravensbrück e morirà nel 1944.

Leggere queste lettere all'inizio non è stato semplice: ci sono solo quelle di Franz Kafka, manca sempre dunque la risposta o la domanda; inoltre mancano i riferimenti. Su certe cose è naturale che i due non si spiegassero, conoscendo il contesto o le persone di cui parlano, ma il lettore fa un po' più fatica e di più, almeno per me, nelle prime e nelle ultime comunicazioni, perché più sporadiche e facenti riferimento solo a cose specifiche di conoscenza dei due interlocutori o scritti nella missiva che non possediamo.

Nelle lettere centrali, invece, il filo degli eventi è un po' più facile da tenere perché si riescono a desumere alcuni elementi di contorno oppure ormai li conosciamo e inoltre trova spazio l'espressione del sentimento di quest'uomo e questo è comprensibile anche totalmente avulso dal contesto.

Parlare di un amore non è semplice, perché nessuno sa mai cosa c'è nella mente dei due innamorati. Moltissime volte nemmeno i due stessi interessati (persino Kafka fa spesso riferimento a fraintendimenti, e cosa c'è di più comune fra innamorati?). E un po' mi sono sentita un'intrusa, una violatrice della loro intimità (soprattutto di Kafka perché sono le sue lettere) nel leggere e ora raccontare le mie impressioni sui loro sentimenti.

Perché trapelano, anche in questa corrispondenza in cui mi manca la bussola, anche quelli di Milena di cui non posso leggere le parole. Trapela il legame di questi due illustri sconosciuti: un filo oggettivo che non si spezza, una ricerca quotidiana l'uno dell'altra, un desiderio dell'altro...impossibile, sì, ma reale. Così reale che lo riconosco oltre cento anni dopo senza avere la mappa dei loro cuori.

Ah, gli amori impossibili. Niente fa battere un cuore (vero, ma soprattutto di lettore) quanto l'impossibilità a compiersi di una speranza, di un desiderio a lungo vagheggiato. È l'impossibile che ci fa percepire ancora più grandi quella fame che brucia, quell'intensità del bisogno, quella sofferenza sentita, ma dolce e malinconica.

(Quasi) tutte le storie d'amore letterarie che mi hanno conquistata, fatto provare trasporto ed empatia nella lettura erano quelle che non potevano compiersi, che mi lasciavano il cuore un po' più malandato perché gli eroi per cui avevo parteggiato alla fine non potevano stare assieme (Heatcliff e Catherine, Cyrano e Roxane...).

E si coglie qualcosa anche delle loro personalità, ovviamente più approfonditamente per Kafka: un uomo tormentato dalla malattia, dall'insonnia, pure dall'antipatia per la carne, ma soprattutto per le persone; un uomo schivo e sofferente, come scrive Milena nell'agosto del 1920 "...incomprensibili perché sono vive. Frank invece non può vivere. Frank non ha la capacità di vivere. Frank non guarirà mai. Frank morirà presto." Milena parla di un'angoscia che non lo lascia, un male di vivere. 

Milena invece si intravede nel modo in cui Kafka le parla, la descrive (è il riflesso negli occhi di un altro, prima sconosciuto, poi amante, poi innamorato sofferente, quindi mai del tutto affidabile, sicuramente parziale), ma anche dalle lettere in fondo a questa corrispondenza, che Milena scrive a Max Brod (amico, biografo e curatore delle opere di Kafka dopo la sua morte) o nelle parole che la donna scrive alla morte di Kafka, per ricordare il suo ex amore e stavolta è proprio la sua di voce. Una voce che ci dimostra di aver navigato nelle profondità dell'animo di Kafka, anche se per pochi mesi.

E queste lettere? Che cosa mi hanno trasmesso: il tormento di questi due cuori, che nelle peripezie del loro rapporto non cessano di cercarsi; ancora, il peso, la forza delle parole con cui i due costruiscono un rapporto, aldilà dello stare o no insieme. Ciascuno dei due attende quelle parole e da queste dipende non solo l'umore, la vita. Una lettera può essere tormento, rimprovero, speranze deluse; la successiva conforto, medicina e loro le aspettano. Kafka conta i giorni che impiegano ad arrivare, quante lettere sono in viaggio, gli ostacoli che possono trovare nel percorso. Alle parole (a Milena) affida i suoi pensieri, anche contorti a volte, con esempi fantasiosi e articolati, con descrizioni precise (ho letto solo La metamorfosi dell'autore, ma lo stile è inalterato nelle lettere), il suo sentire, i suoi desideri e non in pochi punti mi ha commosso la forza dei loro sentimenti (sì, anche in quelle dieci pagine in cui la penna la impugna Milena). Mi sono riconosciuta prima in Milena, poi in Kafka, poi ancora in Milena: questo libro non è narrativa, è un viaggio dentro una storia d'amore e credo che occorra un certo grado di coraggio per affrontarlo o un approccio totalmente opposto, sociologico-psicologico.

lunedì 13 novembre 2023

Il fantasma dell'Opera di Gaston Leroux

Il famoso fantasma dell'Opéra Garnier di Parigi, di cui tutti parlano e che aleggia tra i corridoi e le quinte del teatro, è il mostro che ha ispirato lungamente la fantasia di lettori e cineasti.


Nella storia di Gaston Leroux, che inizialmente uscì a puntate, il teatro dell'Opéra è infestato da presenze ed eventi oscuri e misteriosi: si vocifera che ci sia un fantasma mascherato, una presenza sinistra che fa capitare brutte sciagure e che infastidisce i direttori del teatro. Inoltre pare che di punto in bianco la giovane cantante Christine sia diventata la cantante più talentuosa dell'entourage, ma che si comporti anche in modo strano e di questo si accorge il giovane visconte Raul Chagny, amico di antica data della ragazza. C'entra il fantasma con le talentuose doti di Christine e con i periodi in cui scompare? Cosa c'è dietro al mistero del fantasma?

Il mostro è connotato quasi sempre negativamente, siamo messi in guardia dalla sua malvagità. Tuttavia in alcuni momenti emerge anche il senso di solitudine e di ingiustizia che subisce questo personaggio e il suo disperato bisogno di essere amato, come ognuno di noi.

"Avevo soltanto bisogno di essere amato per diventare buono!"

Ma l'amore del mostro per Christine è giusto? La lascia libere di scegliere o è frutto di inganno e costrizione? Possiamo chiederci se lei lo amerebbe se non fosse mostruoso, ma anche se la sua mostruosità (e la conseguente ripulsa) dipendono effettivamente dalla malformazione fisica oppure dal decadimento morale.

Nel 1925 Lon Chaney ideò il trucco più iconico del mostro, che interpretò lui stesso. Nel più recente musical del 2004, invece, l'aspetto è molto più addolcito e Gerard Butler indossa solo metà maschera a nascondere le sue deformità. Nel testo di Leroux l'aspetto è ancora più orrorifico, ma solo Christine potrà vederlo. 

Narrato da più punti di vista (terza persona, punto di vista dei direttori -siparietto comico del libro-, taccuini del Persiano), la storia del Fantasma mi è piaciuta, ma lo stile di scrittura, che si serve spesso del racconto che riassume vicende già trascorse al lettore, limitando dialoghi e scene d'azione, salvo che nell'ultima parte, non mi ha totalmente soddisfatta. Come stile è certamente tipico del periodo Ottocentesco, però è anche vero che altri autori del periodo sono stati più talentuosi nella scrittura.

Leroux ribadisce più volte che la sua ricostruzione si appoggia su fonti e su fatti realmente accaduti e descrive anche particolari che si dovrebbero ancora vedere all'Opéra.

Tuttavia rimane un libro carico di fascino, romantico e assolutamente da leggere una volta nella vita.

Giudizio: ⭐⭐⭐ 3/4