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mercoledì 2 luglio 2025

Fiabe floreali: esempi di indottrinamento ottocentesco sulle bambine

 Ne avevo sentito parlare come di un gioiellino.

Fiabe floreali di Luisa May Alcott (autrice del più noto Piccole Donne), in Italia uscito per Elliot (127 pagine), è una raccolta di fiabe sulla gentilezza...all'apparenza.


L'autrice sfrutta la narrazione a cornice per introdurre storie slegate tra loro: la regina delle fate raccoglie una sera accanto a sé creature del piccolo popolo e le invita, a turno, a raccontare qualcosa: poesie, filastrocche, racconti, popolati da creature che vivono in un piccolo mondo di feste, balli, fiori, buoni sentimenti, tutto descritto con dovizia di particolari, quasi l'impresa sembri così impossibile da voler far immergere il lettore in questa atmosfera.

Le storie sono tutte molto simili fra loro e legate da uno stesso filo: mostrare che con la gentilezza, la remissività, la sopportazione (le virtù cristiane perfette su una donna, no?) si ottengono sempre favori, pace e lieti fini, mentre alle creature (bambini, fate, etc...) che sono egoisti e prevaricatori toccano tristezze, miserie e ricerche o prove da superare per espiare i loro "cattivi" comportamenti. In uno dei racconti un personaggio riceve addirittura un fiore che fiorisce o appassisce a seconda dei comportamenti adottati.

Oltre a una narrazione prolissa, ripetitiva e stucchevole

"Allora la bambina smise di farsi domande, ma divenne più intenso il suo amore per gli Elfi dal cuore tenero che lasciavano la loro terra felice per rallegrare e confortare coloro che non avrebbero mai saputo quali mani li avevano vestiti e sfamati, quali cuori avevano donato loro un po' della propria gioia per riempire i loro di tanta felicità."

in realtà ciò che mi ha infastidito nella lettura, più della noia, è stato questo indottrinamento. Il target delle fiabe sulle fate sono chiaramente bambine, a cui stanno dicendo "comportatevi così se volete essere felici": la colomba, ormai quasi in punto di trapasso, che viene lodata per la sua sopportazione della malattia, per non essersi mai lamentata, perché è grata alle fate che l'hanno accudita; l'elfo Lanugine di Cardo al contrario è rimproverato perché, benché "vivace e galante [...] celava sotto il suo vivace mantello piccoli aculei di crudeltà ed egoismo". E ancora il bocciolo di rosa che tenta di afferrare la bellezza della lucciola viene punito dal Padre per l'ingratitudine per il proprio aspetto e rischia di morire, perché la superbia è descritta come un sentimento triste e "soltanto l'umiltà può donare felicità ai fiori e alle Fate".

Le bambine dell'epoca in cui scrive la Alcott dovevano incarnare tutte queste nobili virtù cristiane di remissività, abnegazione, essere graziose e silenziose, sorridenti, senza mai una richiesta o una lagna o una parola di biasimo o critica per chicchessia. La piccola Eva del racconto, infatti, alla richiesta della Regina delle Fate di quale dono vorrebbe ricevere, non può che chiedere di essere perfetta come il mondo la vuole: 

"cari piccoli Elfi, cosa posso chiedere a voi, che avete fatto tanto per rendermi felice, e mi avete insegnato tante cose buone e gentili, il ricordo delle quali non svanirà mai in me? Posso soltanto chiedervi il potere di essere pura e gentile come voi, tenera e amorevole coi deboli e i sofferenti, e instancabile nel compiere atti d'amore verso tutti."

Mi rendo conto che per l'epoca e per il pubblico a cui era rivolto (bambine e soprattutto madri che volevano le loro figliolette docili, dolci e pazienti) questo prodotto potesse funzionare a dovere, ma riproporlo oggi, che abbiamo valori totalmente diversi, è un'operazione azzardata e quasi insensata.

Giudizio: ⭐⭐ 

lunedì 1 luglio 2024

Racconti di fate e gnomi: Follettiana di ABEditore

 Nella collana Ombre e creature di ABEditore figura Follettiana, raccolta di quattordici racconti incentrata sul cosiddetto piccolo popolo, ossia creature quali folletti, fate, gnomi e tutti gli esseri che in lingua anglofona sono anche conosciuti come fairies.


Per fare un po' di chiarezza sulle molte creature, il curatore della raccolta, Pietro Guarriello, ha inserito un'introduzione iniziale e una nota prima di ogni racconto, che descrive lo spiritello in questione e - molto brevemente - la vita e le opere dell'autore del brano.

Il brownie di Valferne di Elizabeth W. Grierson è una storia (oserei dire) tenera e dalla trama molto semplice. I brownie sono, in effetti, spiriti gentili, che spesso creano vantaggiose collaborazioni con gli esseri umani. L'ho apprezzato particolarmente.

Lo Skriker di James Bowker, invece, introduce una creatura foriera di sventura, appunto lo Skriker. Questa storia ha tono e finale opposti alla precedente. Per la sua cupezza non è rientrato tra i miei preferiti.

La leggenda di Knockgrafton di Thomas Crofton Croker è il classico racconto moralista, che insegna che si raccoglie quel che si semina e che sono le nostre intenzioni a determinare successo o sciagura. 

Le uova dei folletti di Joseph Berg Esenwein e Marietta Stockard, che vede un uomo alle prese con una covata di uova misteriose, ha una certa dolcezza, che si mischia, tuttavia, a un finale piuttosto inquietante.

Il bottino del folletto di Algernon Blackwood ha per protagonisti un leprecauno e l'ospite di una stanza in cui avvengono curiose sparizioni. Forse è il più leggero e divertente dei racconti di questa raccolta.

Il brownie della Valle Oscura di James Hogg vede il brownie, di cui abbiamo già detto che è una creatura fondamentalmente benigna, in una veste diversa. In questo caso, infatti, dà un gran filo da torcere alla sua padrona, che è, in effetti, la cattiva della situazione.

La faccia del goblin di Mary Louisa Molesworth è un racconto brevissimo, incentrato sulle visioni di una bambina.

Il santo e il folletto di pietra di "Saki" Munro è una breve conversazione fra figure di pietra in una cattedrale o, come ci dice la nota introduttiva, una parabola.

Il pony delle streghe di Andrew Lang, che ha per protagonista un goblin del tipo Nuggle, è un racconto di appena tre pagine, ma estremamente inquietante. Dobbiamo ricordarci, durante la lettura, che si tratta di una fiaba del 1900 che ha uno scopo moralista per un pubblico chiaramente infantile, alla Uomo Nero, per intenderci.

Il demone di Adachigahara di Yei Theodora Ozaki è il primo dei due racconti orientali di questa raccolta. In questo caso, abbiamo a che fare con uno spirito malvagio, un Yokai, che assume le sembianze di un'innocua nonnina, ma ha intenzioni tutt'altro che benevole.

Gli spiritelli di cui parlano, invece, Im Bang e Yi Ryuk sono Doggabi coreani. Questo racconto li vede protagonisti in una delle più classiche situazioni di storia horror: la casa infestata.

La città dei goblin di W.H.D. Rouse è un altro racconto brevissimo, poco più di tre pagine. Stavolta a esserne protagonisti sono spiriti cattivi femminili, le Rekshasi, che - trovo - hanno molte affinità con le Sirene omeriche.

Il folletto della rosa del genovese Egisto Roggero ha un tono molto leggero e si incentra su un malinteso.

'O Munaciello di Matilde Serao, infine, è la storia di una leggenda conosciutissima di Napoli di uno spiritello favorevole o avverso al destino di chi lo incontra, a seconda del modo con cui ci si rivolge a lui.

Giudizio: questa raccolta alterna, come è normale che sia, racconti più riusciti e altri che mi hanno detto poco o nulla, ma complessivamente si è trattato di una gradevole lettura e mi ha fatto piacere leggerne alcuni non europei. ⭐⭐⭐ 1/2

sabato 25 novembre 2023

Il primo libro della trilogia di Fairy Oak: il segreto delle Gemelle

Non disdegno mai la letteratura per l'infanzia e per ragazzi, che solitamente riempie gli occhi di mondi incantati, ambientazioni immaginifiche e buoni sentimenti, che sono poi il motivo primario che mi spinge a ricercarla: leggere testi in cui nobili valori sono insegnati ai giovani protagonisti in formazione mi fa sentire confortata, al sicuro, serena. Così mi sono tuffata contenta in questa saga scritta dalla nostrana Elisabetta Gnone, creatrice di universi fiabeschi come quello di W.I.T.C.H. Come questo fumetto, anche la saga di Fairy Oak ha conosciuto ampio successo e non solo in Italia.


Vaniglia e Pervinca Periwinkle sono due gemelle che abitano con la loro mamma Dalia, il loro papà Cicero e loro zia, la celebre Strega della Luce, Lalla Tomelilla, in un villaggio dove vivono in pace abitanti magici e non magici: Fairy Oak.

La storia è raccontata dalla fata-tata, Felì, diminutivo del reale nome Sefelicetusaraidirmelovorrai (leggere i nomi completi delle fate è uno dei piaceri di questa lettura e questo è particolarmente simpatico perché si declina a seconda di chi parla). Questa fata è assunta nella famiglia Periwinkle prima della nascita delle gemelle, perché le vigili e le protegga. Suo compito di baby sitter è anche di scoprire se le ragazze dimostrano segni di magia e di relazionarlo ogni sera alla sua datrice di lavoro, Tomelilla, da cui eventualmente potrebbero ereditare i poteri magici.

In meno di trecento pagine (nella mia edizione Salani 279) siamo catapultati nel mondo allegro di Fairy Oak, con i suoi caratteristici abitanti e i loro usi. Questo primo libro introduce i personaggi e il contesto in cui si ambienteranno i due successivi capitoli, ma non è privo di un po' di azione (a dirla tutta sul finale mi ha anche emozionata). Non tutto, infatti, scorre tranquillo fra lezioni, feste di compleanno, innamoramenti e ripicche a Fairy Oak: un oscuro pericolo incombe e coinvolgerà tutto il villaggio.

Le gemelle sono proprio come il giorno e la notte e su questa caratterizzazione degli opposti si gioca tutto. Tuttavia nessuna delle due incontra la mia simpatia: in quanto bambine, prima di tutto, sono leggere e disobbedienti (il che sarebbe a loro favore, se non fossi un'adulta e dunque non riuscissi a immedesimarmici).

Vaniglia, detta Babù, è gentile, ma impacciata e tende leggermente verso il vittimismo, che è quanto mi dispiace del personaggio. Apprezzo invece la sua mania nei confronti degli oggetti, che me la rende vicina.

Pervinca invece non mi piace proprio: per differenziarla dalla femminile Vaniglia (proprio uno Yin), la descrivono più spavalda e maschile (Yang), anche un po' scontrosa.

Come già detto, questa differenza grossolana occorre alla trama, però avrei preferito se la loro caratterizzazione le avesse differenziate senza ricadere proprio in questo contrasto bianco-nero quasi taoista. Anche gli altri personaggi sono abbastanza poco sfaccettati, ma forse ancora non si è entrati nel vivo della storia. Felì tende a essere perfettina, è un modello di fedeltà e responsabilità. Ho avuto più simpatia per Cicero, per Tomelilla e per il Mago del Buio Duff, il cui nipote ho trovato, invece, abbastanza scialbo e privo di una vera caratterizzazione (ma appunto, forse è solo presto).

La scrittura di questo libro è scorrevolissima e piacevole. Il linguaggio incontra il mondo fatato e se ne fa portatore. Sono molto curiosa di leggere il prossimo volume e inizierò presto!

Giudizio: piacevole, una serena lettura ⭐⭐⭐⭐