sabato 22 novembre 2025

Un romanzo che accompagna dal lutto alla rinascita: Quel che affidiamo al vento

 Un paio di compleanni fa delle amiche mi regalarono un libro.

O meglio, mi dissero che me lo avevano regalato e poi si dimenticarono per mesi di portarmelo. Morendo di curiosità chiesi almeno un indizio. 

"Datemi una parola del titolo!" 

"Quel..."

Mi fissai che la parola facesse parte di Quel che affidiamo al vento (Pickquick, 248 pagine) di Laura Imai Messina. In realtà mi regalarono uno dei romanzi che ho più amato negli ultimi anni e di questo le ringrazio, ma ormai mi ero fissata col titolo che avevo immaginato e di quell'autrice avevo sentito parlare benissimo da una cara collega, pertanto decisi di recuperarlo alla prima occasione disponibile (degli sconti di quella casa editrice) e quest'estate finalmente l'ho letto.


Non sapevo molto dello tsunami del 2011 in Giappone, nella regione del Tohoku, tranne la portata della tragedia, quasi 20.000 morti e oltre 50.000 sfollati. L'11 marzo 2011 un terremoto pazzesco, della durata di sei minuti e di magnitudo 9 con epicentro nell'Oceano Pacifico, provocò uno tsunami che investì le coste orientali del Giappone e una delle conseguenze fu l'incidente nucleare di Fukushima Dai-ichi, al grado massimo della gravità degli eventi nucleari (come Chernobyl).

Intorno a questo evento si innescano gli eventi del romanzo della Imai Messina.

La protagonista è Yui, che ha perso molto quell'11 marzo. O forse, in realtà, la protagonista è la cabina del telefono di Bell Gardia, giardino di pace che che si trova a Kujira-yama a dieci ore d'auto da Tokyo. Il telefono del vento è stato installato da un uomo che si prende cura del giardino e da ogni luogo è raggiunto da tutti coloro che hanno bisogno di un filo diretto con una persona con cui non si può più parlare. Chi ha perso qualcuno, come Yui o come Takeshi o Hana o come altri personaggi che in questo romanzo si incontrano a Bell Gardia, ha bisogno di trovare un modo per mantenere un legame, ognuno a proprio modo e questa storia ce ne propone uno

La storia, divisa in tanti piccolissimi capitoli, si legge bene e rapidamente. Sarebbe un filo stucchevole per i miei gusti, ma in realtà non affronta in modo del tutto banale certi temi, che sono anche spinosi, scomodi: il lutto e la maternità. Entrambi hanno varie forme di presentarsi, di essere, di essere vissuti e questa storia si muove per offrire un ponte tra le due e una rinascita per i protagonisti e (perché no?) per i lettori. Già, temi delicati e per me persino trigger. Il lutto è così personale, ma la maternità, specialmente perduta o mancata, lo è ancora di più.

Imai Messina è delicata e ha una penna piacevole e non scontata. Credo che in futuro potrei approcciare altre opere di questa scrittrice.

Giudizio: ⭐⭐⭐ 1/2

Il mio primo (problematico) approccio a Murakami

 Per esperienza, approcciare un autore dai racconti può essere insidioso, specie se la raccolta è molto ricca, ma non altrettanto variegata.

L’elefante scomparso e altri racconti di Haruki Murakami (Einaudi, 310 pagine) raccoglie diciotto storie scritte tra gli anni Ottanta e i primi Novanta. Quasi tutti i racconti hanno una vena fantastica o surreale e sono tutti scritti in prima persona (sedici con un narratore uomo e due con una narratrice).


La narrazione in prima persona non incontra particolarmente i miei gusti, ma i racconti con protagonisti uomini hanno (quasi) tutti una stessa caratteristica: si parla di un incontro o di un'attrazione del protagonista verso una donna e, frequentissimamente, quasi fosse un punto obbligato, di sesso, fino a descrizioni che, sinceramente, forse sono fini a sé stesse o un qualche pallino di questo autore, ma non mi sono né di interesse, né li trovo gradevoli.

All'inizio della lettura ero abbastanza incuriosita da alcuni elementi, sostanzialmente quelli fantastici, che mi rendevano originale la penna di Murakami. Si tratta della prima dozzina di racconti,  quelli degli anni Ottanta.

Tuttavia, dopo un po', la ripetitività dei temi e degli schemi della storia mi ha stancata, fino ad annoiarmi, specialmente gli ultimi sei, che non sono che una mera cronaca di una qualsiasi vita normale, in cui si ripetono azioni ordinarie e quotidiane: ho fatto la spesa, sono andata in banca, ho tagliato il tofu, ho fatto bollire il brodo, etc...Quasi tutti i personaggi si ritrovano a cucinare e/o ad ascoltare musica, permettendo all'autore di raccontare i propri gusti musicali.

La descrizione dei personaggi finisce per somigliare a un Curriculum Vitae: dove si sono laureati, che lavoro fanno, perché sono scontenti e come si ritrovano nella condizione attuale a sperimentare quello che è il tema del racconto.

Devo riconoscere che ho apprezzato moltissimo l'estro, le trovate inusuali, fantastiche, in particolare quelle relative (per qualche ragione incomprensibile) agli elefanti: elefanti che spariscono, elefanti da adottare, da fabbricare, magliette e lampade con gli elefanti. Questo aspetto l'ho davvero adorato.

Giudizio: complessivamente, la prima impressione di questo autore è un ni. ⭐⭐ 1/2

Lo stile è monotono e le tematiche sono troppo reiterate, il che non può che stancare molto prima del diciottesimo racconto. Forse in un romanzo il tema potrebbe risultare diluito e, se farò un secondo tentativo, sarà senz'altro con un romanzo lungo, ma prima devo farmi un po' passare la nausea.

La collana che ho meno apprezzato di ABEditore: Spettriana

 A differenza delle altre raccolte che ho letto di ABEditore, Spettriana (230 pag), almeno all'inizio, non mi stava entusiasmando. Perché?

Solo perché non mi aspettavo che (nella prima sezione) ci fossero non racconti, ma "testimonianze", non narrativa, ma leggenda o fatti tramandati "dall'antica Europa": quasi tutti stralci di leggende metropolitane tramandate nelle cronache d'epoca e non racconti, a eccezione degli ultimi.

Un saggio consistente sulle storie di fantasmi precede le storie, raggruppate in sezioni: spiriti molesti, case infestate, racconti di misteri che avvengono proprio al momento del passaggio, fantasmi legati al mare e, infine, all'amore.


Che ne è stato dei fantasmi dalla mano ammonitrice e dalla forma sfuggente, che domavano il cuore spavaldo del soldato e facevano svelare all’omicida, nello stupore del mezzogiorno, l’opera occulta della mezzanotte?

La prima sezione, ad esempio, contiene storie sei-settecentesche, ma si analizzano in questa raccolta tutti i topoi del genere, partendo anche da storie più lontane, per esempio mostrando che di racconti di case infestate da presenze che non trovano pace (almeno fino al giusto riposo dei resti) ne trattò anche Plinio il Giovane.

Altro topos utilizzatissimo, ritrovato in molti racconti gotici, è quello della comparsa del fantasma all'ora della morte, anche in luoghi distantissimi.

La parte successiva, quella dei racconti, mi è piaciuta di più, forse per la prosa più scorrevole e avvincente, per esempio mi è piaciuto un sacco quello sull'olandese volante, Vanderdecken's message home.

Uno chiese: "Ma dov'è? Non la vedo".

Un altro risponde: "Alla luce dell'ultimo lampo, non aveva una sola vela ripiegata: ma noi ne conosciamo la storia e sappiamo che nessuna vela la condurrà in porto".

Nella raccolta ho trovato anche due varianti di due racconti che avevo già letto in altro contesto: La monaca insanguinata, versione originale di un brano che avevo incontrato nel corso della lettura de Il monaco e una variante de La sposa cadavere, che ABEditore già aveva pubblicato nel volumetto di  Friedrich August Schulze.

L'ultima sezione è quella che riepiloga una serie di fantasmi che non erano tali. 

Si aggiungono alla raccolta, oltre a un apparato di immagini splendide e curate cornici all'inizio delle sezioni, un glossario e un (a metà fra serio e faceto) "Rimedi contro il timore degli spettri", che include:

  • Nel momento in cui crediamo di percepire coi sensi qualcosa di fuori dal comune, non bisogna mai prendere l'abitudine di rivolgere la nostra immaginazione verso le storie di spettri;
  • La maggior parte degli uomini, all'incirca, non ha mai sperimentato apparizioni, e quelli che ne hanno viste l'hanno fatto molto raramente: è dunque irragionevole averne paura tutte le notti.

Giudizio: ⭐⭐⭐